Roma, processo Fasciani-Triassi: niente stampo mafioso per i padroni di Ostia

Roma, processo Fasciani-Triassi: niente stampo mafioso per i padroni di Ostia

 

Al tribunale di Roma cade l’accusa di organizzazione a delinquere di stampo mafioso per i Fasciani e Triassi, le due famiglie accusate di aver controllato il litorale di Ostia con attività illecite e criminali.

Nell’Aula Occorsio del tribunale di Roma la sentenza parla chiaro: niente aggravante mafiosa per i membri delle famiglie Fasciani e Triassi, solo associazione per delinquere semplice. Stando alla decisione della seconda Corte d’appello di Roma, che ha condannato dieci dei diciotto imputati, nessuna matrice mafiosa dunque, solo semplici criminali.

Carmine Fasciani durante l'arresto.
Carmine Fasciani durante l’arresto.

Le condanne e le assoluzioni – Dopo tre ore di riunione in camera di consiglio la Corte ha confermato l’assoluzione di Vito e Vincenzo Triassi che rischiavano fino a 15 anni di carcere ciascuno. Assolti dalle accuse anche Nazareno Fasciani – fratello di don Carmine – Ennio Ciolli, Danilo Anselmi, Fabio Guarino, Mirko Mazzoni ed Eugenio Ferramo. Sui duecento anni di carcere complessivi richiesti dal procuratore generale Giancarlo Amato, le pene sono state notevolmente ridotte con la caduta dell’aggravante mafiosa. Tra le condanne, la più alta è toccata a Carmine Fasciani: 10 dei 28 anni richiesti dall’accusa insieme alla moglie Silvia Bartoli, condannata a 6 anni e 6 mesi sui 16 richiesti. Ridotta anche la pena per le figlie di Fasciani: Sabrina dovrà scontare in carcere 5 anni e 4 mesi anziché 25 e 10 mesi; mentre per sua sorella Azzurra la condanna è di 4 anni e 10 mesi rispetto agli 11 richiesti in primo grado. Riduzione di pena anche per Alessandro Fasciani a 4 anni e mezzo su 26 richiesti; 5 anni e 8 mesi su 17 richiesti per Terenzio Fasciani; 4 anni e mezzo Riccardo Sibio e Gilberto Colabello per i quali erano stati richiesti rispettivamente 25 anni e 3 mesi e 13 anni. Identica la condanna anche per Luciano Bitti mentre è di 5 anni e 8 mesi la pena per Gilberto Inno. Confiscati invece tutti i beni appartenenti alla famiglia Fasciani, a eccezione del ristorante “Al contadino non far sapere” di Ostia Antica, a pochi chilometri dal Lido.

Le reazioni – «La Mafia non esiste ad Ostia! – commenta sarcasticamente Angelo Bonelli dei Verdi, recentemente vittima di intimidazioni proprio nel comune di Ostia – Prendo atto – continua – della decisione dei giudici della Corte di Appello di Roma, a prescindere da questo processo, per cui ribadisco che le sentenze vanno rispettate ora i dubbi e le incertezze sono totali: esiste o non esiste la mafia ad Ostia? Perché allora il X municipio è stato commissariato per mafia? La serie di attentati ad attività economiche sul litorale romano a cosa erano riconducibili? È dalla banda della Magliana che la magistratura romana giudicante non riconosce il 416 bis: Le cose sono due – conclude Bonelli – o la mafia non esiste a Roma o la mafia ha assunto una nuova e moderna conformazione che rende necessario rivedere il codice penale su questo punto». Dura anche la reazione di Stefano Esposito, senatore e commissario del Partito Democratico di Ostia: «L’assoluzione dei Triassi dall’accusa di associazione mafiosa mi indigna: per alcuni giudici il 416 bis non si applica in quella parte di Roma. A questo punto mi chiedo perché abbiamo sciolto il municipio X per mafia. Pochi giorni fa la Cassazione ha confermato l’associazione mafiosa per imputati che, nell’ambito dello stesso processo, avevano scelto il rito abbreviato. Rispetto la magistratura ma non comprendo queste schizofrenie».

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