Orlando, Obama: “Gli Usa non cedono alla paura”

Orlando, Obama: “Gli Usa non cedono alla paura”

Almeno 50 morti e 53 feriti, di cui più della metà da identificare. Ancora sangue per le strade degli States, ancora troppe vittime innocenti.

Dopo una breve telefonata al numero delle emergenze in cui giurava fedeltà all’Isis e al suo leader al Baghdadi, il 29enne Omar Mateen, nato a New York da una famiglia di origine afgana, ha aperto il fuoco sulle persone che ballavano all’interno del Pulse, rinomato locale gay di Orlando. Gli agenti dell’FBI hanno definito la strage come “la peggiore sparatoria della storia americana”. Mateen, infatti, è entrato nel locale e ha iniziato a sparare all’impazzata verso la folla che cercava di scappare dalle vie d’uscita; poi ha tenuto in ostaggio per ore decine di persone, fino a quando le teste di cuoio hanno fatto irruzione e l’hanno ucciso.
Nella ricostruzione di quei terribili minuti che hanno sconvolto l’intero Paese, nessuna pista viene esclusa dagli investigatori americani: le indagini si concentrano sia sull’omofobia – in seguito alle affermazioni del padre che ha raccontato agli inquirenti un episodio in cui il figlio discriminava due gay che si baciavano in pubblico a Miami – che sull’appartenenza del killer ai combattenti dello Stato Islamico.

Intanto, una bufera mediatica si è alzata sull’FBI in quanto il nome del killer era già noto per sospetti legami al terrorismo e, ciononostante, la scorsa settimana ha potuto acquistare legalmente un fucile e una pistola: le armi usate durante la strage.
Ad alimentare la polemica nei confronti di Barack Obama e delle istituzioni americane, ci si mette anche Donald Trump, strumentalizzatore per eccellenza, che ha cercato di sfruttare la situazione in chiave elettorale: dopo aver espresso la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, il candidato alla Casa Bianca non ha perso tempo per accusare il Presidente americano e per ribadire la sua proposta di bando all’ingresso di migranti musulmani negli Usa. Ha invitato, infine, il numero uno della Casa Bianca a dimettersi per non aver pronunciato le parole “islam radicale” nelle sue dichiarazioni alla stampa.
Trump non ha risparmiato critiche neanche alla rivale Hillary Clinton, accusandola di “voler aumentare il numero degli arrivi dal Medio Oriente nonostante -sempre e solo secondo il magnate, ndr–  il 99 percento della gente in Afghanistan appoggia la legge della Sharia. Una volta presidente proteggerò tutti gli americani”, ha concluso.

Il presidente Barack Obama ha ordinato bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici e le ambasciate Usa fino a giovedì sera, ha parlato di un atto di terrore e di odio: “Dobbiamo dimostrare che siamo un Paese che è soprattutto identificato per l’amore e non per l’odio. Gli Stati Uniti non cederanno alla paura”. Obama poi è tornato a parlare della facilità con cui è possibile procurarsi le armi negli Usa: “Il massacro di Orlando mostra come sia facile per gli americani essere uccisi a scuola, nelle chiese, nei cinema o nei nightclub. Questa strage è un ulteriore richiamo a come sia facile per qualcuno entrare in possesso di un’arma. Dobbiamo decidere se questo è il tipo di Paese che vogliamo essere”.

Omofobia, “guerra santa”, porto d’armi facile e follia, tanta follia: c’è tutto questo nella notte dell’assurda strage e nel sangue che scorre in queste ore nelle strade di Orlando.

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