Polizia senza mezzi e dotazioni adeguate, lo Stato provveda subito

Polizia senza mezzi e dotazioni adeguate, lo Stato provveda subito

Stato e Polizia sono distanti

Che esistano profonde spaccature tra cittadini e politica è ormai acclarato; il forte astensionismo delle tornate elettorali testimonia infatti la presenza di un divario sempre più consolidato che sarà difficile arginare in tempi brevi. La distanza esistente tra politica e cittadini la ritroviamo in qualche modo anche tra lo Stato e le forze di polizia; quest’ultime denunciano da tempo gravi carenze per quanto riguarda il personale, i mezzi e le dotazioni a disposizione, mancanze che costringono i tutori dell’ordine pubblico ad operare mettendo a repentaglio la propria vita oltre la ‘normale’ soglia di rischio insita nella professione svolta. Considerando il gran numero d’interventi giornalieri, a cui si aggiunge la costante minaccia di atti terroristici, è facile comprendere quanto sia necessario mettere a disposizione strumenti adeguati a chi ha il compito di proteggere cittadini e Istituzioni. Purtroppo però questo non accade e ci troviamo costretti a raccontare fatti che in un Paese realmente ‘sviluppato’ non troverebbero spazio alcuno.

Le denunce dei sindacati di Polizia

Passando in rassegna il solo 2016, scopriamo che sono diverse le denunce dei sindacati di polizia, che lamentano – come anticipato – gravi carenze per quanto riguarda gli equipaggiamenti e il numero di agenti a disposizione. Per citare qualche esempio significativo, nel marzo scorso, in occasione del rafforzamento delle misure di sicurezza antiterrorismo e di controllo del territorio in quel di Bologna, il Siulp (sindacato italiano dei lavoratori della Polizia di Stato) aveva posto l’accento proprio sulla mancanza di dotazioni necessarie per svolgere il servizio: «non è più rinviabile – commentava il sindacato – dotare gli agenti impegnati nei servizi di controllo del territorio, di scorta ai convogli ferroviari e degli scali aeroportuali, di giubbotti antiproiettile sotto camicia». La segnalazione, fatta pervenire al prefetto del capoluogo emiliano, Ennio Mario Sodano, non portò cambiamenti significativi, sia sotto le due torri che nel resto d’Italia. A testimoniarlo, infatti, troviamo l’assalto a un furgone portavalori sulla A-14, tra Forlì e Cesena avvenuto lo scorso maggio; anche in quell’occasione, il Siulp aveva lamentato l’inadeguatezza delle dotazioni e l’insufficienza dei giubbotti anti-proiettile. Sulla denuncia del sindacato – è bene precisare – era intervenuta Annalisa Mongiorgi, comandante provinciale della Polizia Stradale di Forlì-Cesena, che aveva dichiarato come «Tutti gli agenti intervenuti in autostrada, compresi quelli della Polizia Stradale di pattuglia in quel momento ed intervenuti per primi fossero dotati di giubbotti antiproiettile, che sono presenti in numero sufficiente. E’ vero che i veicoli di pattuglia non sono blindati, ma questo non dipende da inefficienza del sistema a livello locale». Se dunque in questo caso può aprirsi un contradddittorio sul numero e sulla presenza dei giubbotti antiproiettile, solare è apparsa invece l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione, confermata da entrambe le parti. Come ribadito dal segretario provinciale del Siulp Roberto Galeotti, sul posto si sono recate numerose pattuglie di Polizia Stradale del turno pomeridiano e in parte del turno serale «in quanto, come detto, non vi sono abbastanza auto per poter effettuare pattuglie aggiuntive. Mentre solerti burocrati ministeriali assicurano che a breve avverrà finalmente l’assegnazione dei preziosi manufatti – il riferimento è ai giubbotti antiproiettile ndr –  i poliziotti sono costretti ad affrontare pericolosi e sempre più determinati criminali, sprovvisti dei più elementari dispositivi di protezione. L’allarmante ripetersi di episodi criminali, costringe il Siulp a chiedere di rivedere le caratteristiche dei veicoli in dotazione alla Polizia Stradale, oggi totalmente identici ai veicoli di serie e pertanto privi di ogni benché minima protezione. In caso contrario, riterremo responsabili i vertici dell’Amministrazione che non hanno provveduto a tutelare i poliziotti, costretti, come detto, in molti casi ad utilizzare veicoli inidonei per i servizi di polizia».

Insomma, per quanto riguarda la sicurezza delle forze dell’ordine – e di riflesso anche per quella dei cittadini – lo Stato sta facendo poco o niente: il 30 maggio, Michele Frisia, segretario del Sap (Sindacato autonomo di polizia) di Novara, dopo aver concluso il Cammino della Memoria, ha denunciato carenze di personale e di mezzi a disposizione: «Quando arrivai 10 anni fa ero uno dei più giovani del settore investigativo; e lo sono ancora oggi, ma siamo quasi il 20% in meno. Il Ministero ha deciso – per risparmiare – di acquistare auto diesel, sempre meno potenti, e oggi diventa difficile e rischioso inseguire chi scappa dalle nostre pattuglie. Per non parlare della costante carenza di giubbotti antiproiettile alla quale, nonostante le lamentele durate anni, il Dipartimento parrebbe rimediare solo nel corso dei prossimi mesi».

Lo Stato non fornisce neppure le divise

Le proteste e le segnalazioni dei sindacati di polizia non hanno però sortito alcun effetto tangibile, come emerso dalla nota diffusa ieri dal Sap, in cui – con una condivisibile punta di sarcasmo – si legge: «Siamo estremamente compiaciuti che il dipartimento della Polizia di Stato abbia inviato una circolare, illustrando le intenzioni relativamente alle divise e alla loro distribuzione. Ma saremmo stati più contenti – e lo sarebbero ancora di più i colleghi – se fossero state distribuite le divise. I colleghi devono comprarsi le divise con i soldi dello stipendio e nessuno li risarcirà. La fame di divise è tale che anche quest’anno il Sap è stato costretto a stipulare una convenzione con una ditta produttrice e distributrice di divise, perché fortemente pressato in tal senso dai propri aderenti. Comunque, cari colleghi, consolatevi: il nostro ministro e il suo codazzo consortiero dicono che va tutto bene. Non preoccupatevi di nulla, quindi!».

Kit antisommossa stile medioevo

Alla segnalazione del Sap occorre aggiungere quella ancora più recente di Franco Maccari del Coisp, che dopo aver raccolto diverse lamentele per quanto riguarda le dotazioni di sicurezza, ha inviato una lettera al direttore generale della pubblica sicurezza, Franco Gabrielli, per segnalare presunte e gravissime anomalie tecnico logistiche in materia di armamento ed equipaggiamento speciale, in particolare riportando precise segnalazioni su giubbotti antiproiettile che si sarebbero bucati in sede di collaudo e kit antisommossa appena distribuiti che sarebbero assolutamente inefficienti, tanto da obbligare il personale a portarsi dietro un cacciavite per aggiustarli. Maccari ha parlato di «giubbotti la cui garanzia è ormai scaduta ma il cui utilizzo è stato procrastinato, forniture di nuovi g.a.p. rispetto a cui non si capisce quando arriveranno, quanti ne arriveranno e come arriveranno, forniture rispetto alle quali non spiccano garanzie della massima evidenza, tanto che qualcuno parla di materiali inadatti al punto che alcuni giubbotti non avrebbero superato positivamente i collaudi, e comunque di giubbetti flessibili antilama che, nel concreto, porterebbero gravi disagi agli operatori. La situazione, insomma, richiede certamente un maggiore impegno, anzitutto sul piano della chiarezza dell’informazione, della trasparenza, della rispondenza delle dotazioni alle esigenze del personale. Certamente – ha osservato ancora Maccari – non solo in tema di giubbotti antiproiettile serve una seria attenzione: molto pare ci sia da dire anche a proposito del kit antisommossa di nuova tipologia, nato per l’uso intrinseco all’operazione NO-TAV, che, tanto per cominciare, si presenta con l’inconsueto peso di quasi 13 kg (….e se ne vorrebbero acquisire altri 4000). La cosa sconcertante è che, qualora la Squadra composta da 13 persone ne dovesse usufruire nella completezza, proprio tale kit, viste le sue dimensioni ciclopiche ed ingombranti, costringerebbe a far rimanere a terra dai mezzi i Poliziotti: o entrano i kit o entrano loro! Ci viene inoltre segnalato che i citati kit si stiano già ‘sbullonando’. Sono costati la ‘modica’ cifra di ben 1.450 euro ciascuno ed i Poliziotti devono portarsi dietro un giravite per restringere le viti di congiunzione (troppe, tra l’altro), delle parti snodabili. Torna spontaneo chiedersi: ma da chi e come vengono collaudati questi materiali?».

Alcuni paragoni con le polizie straniere

In conclusione, emerge nitido il dissenso dei rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine, che lamentano da anni carenze per le quali occorre intervenire in modo rapido e sistematico. E’ assurdo infatti dover constatare che in Russia – dopo la morte del cane Diesel a seguito degli attentati di Parigi – venga messa a punto una nuova corazza creata dalla Association of Special Materials di San Pietroburgo per proteggere meglio i cani poliziotto, mentre in Italia gli agenti debbano ancora provvedere in autonomia a comprare la semplice divisa d’ordinanza e siano costretti ad operare in contesti ‘caldi’ con sgangherate armature medievali. Lo stesso vale anche per i mezzi, che continuano ad invecchiare e – quando va bene – ad essere sostituiti con altri poco performanti e simili a quelli usati dai civili. Se paragoniamo ad esempio una già superata Ford Crown Victory americana (motore v8 da 250 cavalli) con i mezzi circolanti nel nostro Paese, ci sarà facile capire il motivo per cui malfattori come quelli della famigerata ‘Audi gialla’ possano avere facilmente la meglio e restare impuniti e, al contempo, risulta semplice rendersi conto del fatto che le lamentele delle nostre forze di polizia siano tutte legittime e ampiamente condivisibili, anche e soprattutto in ottica antiterrorismo.

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