Elezioni 2016: ballottaggio ancora da giocare, a caccia di voti per vincere la partita del 19 giugno

Elezioni 2016: ballottaggio ancora da giocare, a caccia di voti per vincere la partita del 19 giugno
Elezioni comunali 2016

Elezioni 2016 – ballottaggi in tutte le città capoluogo di Regione: Roma, Milano, Torino, Napoli, Trieste e Bologna. Fa eccezione solo Cagliari dove Massimo Zedda del centrosinistra si è riconfermato al primo turno con il 50,9% contro il 32,1% di Piergiorgio Massidda del centrodestra. Ma il dato più lampante del voto per i sindaci è il trionfo del M5s a Roma, con Virginia Raggi sopra al 35%, i 5Stelle primo partito della Capitale con il 35,6% e il crollo del Pd (17,2% contro 26,3% del 2013) e di Forza Italia, che ha incassato appena il 4,2% contro il 13,5% di tre anni fa.

ELEZIONI 2016: PER IL BALLOTTAGGIO È CORSA AL VOTO PENTASTELLATO

In queste elezioni 2016 la storia del M5s ha avuto una rilevanza tutt’altro che trascurabile, in quanto il primo turno ha regalato ai Cinque stelle percentuali molto importanti. Se si va a vedere la situazione delle venti città capoluogo di provincia nelle quali si va al ballottaggio, è facile notare come il voto grillino possa essere determinante per vincere al secondo turno. Se non sempre, nella stragrande maggioranza dei casi possono rappresentare l’ago della bilancia. Infatti solo in tre città (Roma, Torino e Carbonia) sono i Cinque stelle ad andare al ballottaggio – e sempre peraltro contro il centrosinistra – ma nelle altre 17 lo scontro è tra centrodestra e centrosinistra, e i Cinque stelle possiedono un pacchetto di voti che va dal 9,6 di Napoli al 25,1 di Savona. Ecco perché adesso, per i ballottaggi, sono tutti a caccia dei voti Cinque stelle. Ma i grillini, per voce dei loro leader, dicono ufficialmente no a tutti: “M5s non fa alleanze, non si presenta con accozzaglie di liste, e non dà indicazioni di voto” – ha ribadito fra gli altri Alessandro Di Battista via Facebook. La loro corsa in solitaria ha sempre rappresentato uno dei punti su cui hanno fatto maggiormente leva: “Ora dobbiamo vincere – aveva commentato a caldo lo stesso Di Battista subito dopo i risultati del primo turno delle elezioni – siamo la prima forza politica della Capitale e abbiamo avuto ovunque una crescita significativa. Noi ci presentiamo sempre da soli alle elezioni. Siamo estremante soddisfatti, ora dobbiamo vincere ai ballottaggi. Abbiamo fatto cose molte buone, le nostre proposte hanno convinto i cittadini nonostante avessimo tutti contro”. “Non diamo indicazioni, ma votate” – ha detto ancora Di Battista.

A Milano è caccia al voto grillino sia da una parte, centrodestra, che dall’altra, centrosinistra. In vista del ballottaggio del 19 giugno infatti Sala e Parisi dovranno andare a caccia dei voti sia di chi non si è presentato ai seggi (l’affluenza si è fermata al 54,66% cioè il 13% in meno del 2011) sia di quelli che hanno scelto un altro candidato, in particolare il 5 stelle Gianluca Corrado che ha ottenuto il 10,05%. Ma anche qui il candidato dei pentastellati ha già detto che non darà indicazioni e che personalmente è indeciso fra non andare a votare o andare ed annullare la scheda. E Parisi, riguardo l’annuncio dell’ex candidato sindaco grillino Corrado: “Capisco la posizione di Corrado, ma io mi rivolgo soprattutto agli elettori dei Cinque stelle – precisa – rispetto a loro siamo dei naturali interlocutori, mentre Giuseppe Sala è la continuità con Pisapia”.

Consigli invece ne ha dati il leader della Lega Matteo Salvini, il quale ha fatto esplicitamente sapere che a Torino e Roma voterebbe i Cinque stelle – “se fossi a Torino non voterei Fassino, se fossi a Roma non voterei Giachetti” – ma in queste due città il suo bacino elettorale è talmente povero da non essere decisivo per stabilire da quale lato penderà la bilancia. Mentre per quanto riguarda il centrodestra, Forza Italia ed anche Fratelli d’Italia, a quel che se ne sa, sembra si stiano tenendo a debita distanza da una seppure flebile parvenza di tifare dall’una o dall’altra parte.

ELEZIONI 2016: LA CACCIA ALL’INDECISO

La figura dell’indeciso ai ballottaggi rappresenta il volto stesso dell’elettore, a maggior ragione dove a quel 40% di astensionismo andrebbe aggiunto quel 20 o 30% di persone che non hanno espresso la loro preferenza al primo turno per nessuno dei rispettivi contendenti. I margini di manovra sono però assai pochi e apparentamenti non ve ne sono, appare ormai del tutto fuori moda nell’agone politico. A Milano, per esempio, il candidato di centrodestra Stefano Parisi (40,7% al primo turno) per colmare i cinquemila voti di gap che lo separano da Giuseppe Sala (41,8%), ha dichiarato apertamente in una intervista che si rivolgerà, oltre “agli elettori del movimento Cinque stelle”, anche a coloro che si sono astenuti.

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