Festa della Repubblica Italiana, questa settantenne ancora in vita nonostante gli “acciacchi”

Festa della Repubblica Italiana, questa settantenne ancora in vita nonostante gli “acciacchi”

Sarebbe quasi surreale pensare che oggi gli italiani, ciascuno nelle proprie case e con le proprie famiglie, si riuniscano magari con una torta sul tavolo e spengano insieme, tutti, le candeline.

In fondo oggi, la nonna Italia compie 70 anni e, come si è soliti fare durante i compleanni, si festeggia una nascita che è sempre un evento, da riconfermarsi ogni anno finché il festeggiato vive.

Quella che si celebra oggi è una nascita avvenuta nel 1946 quando il 18 giugno la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana; la proclamazione avvenne a seguito dello spoglio del Referendum del 2 e 3 giugno 1946.

Un evento straordinario di portata mondiale e la grandezza dell’evento è data anche dalla scelta della data simbolo per indicare la Festa della Repubblica: i festeggiamenti avvengono il 2 giugno e non il 18.

Certamente fa riflettere la scelta del 2 giugno e carica ancor più di significato questo compleanno, proprio perché si è preferito associare la ricorrenza non al giorno della proclamazione, ma al giorno del Referendum, al giorno in cui materialmente la Repubblica (con la sua democrazia) ha preso vita, cioè il giorno in cui gli italiani, e per la prima volta le italiane, furono chiamati ad esprimere la propria volontà alle urne: Monarchia o Repubblica? Bisognava operare una scelta e chiunque avesse compiuto i 21 anni di età – uomini e donne, tutti – avevano il diritto e il dovere etico di votare, dando così la propria opinione.

Perché è qualcosa di storico, di grande, degno di nota quanto è avvenuto? Perché uno Stato, vissuto in un Regime fino a tre anni prima, ora passava ad essere una Repubblica non per una guerra, per un colpo di stato o con delegittimazioni, ma per delle votazioni a suffragio universale.

E allora, 12.718.641 sì alla Repubblica, 10.718.502 sì alla monarchia e 1.498.136 schede bianche e nulle; numeri importanti per un popolo che non è mai stato chiamato prima a scegliere il proprio tipo di stato, la forma di governo preferita; numeri significativi, segno di una partecipazione importante, di un popolo che non era abituato ad esprimere il proprio parere in questo modo.

Forse è proprio per questo, per la novità che rappresentava l’importanza di esprimere il proprio parere, che quel popolo corso alle urne nel 1946 ci ha lasciato lo stupore, l’entusiasmo, la gioia e l’orgoglio, impressi nei volti delle foto, nei ritagli di giornale in qualche vecchio ma sempre emozionante fotogramma dell’epoca.

Cosa sconvolge oggi? Guardare le immagini delle piazze italiane in quel giugno 1946, piene, ricolme di bandiere in alto e di sorrisi, sì… i sorrisi di chi aveva pianto per le bombe che gli avevano distrutto la casa, di chi aveva perso il padre, il marito o il figlio durante un combattimento o di chi ancora non aveva notizie di questi uomini che erano stati presi come prigionieri di guerra, o semplicemente dispersi; insomma quei sorrisi, con tutte queste storie e lacrime che vi si nascondevano dietro, oggi sono contagiosi, fanno restare di stucco, perché nascono dalla speranza che gli è stata regalata da quelle elezioni e il risultato della Repubblica.

È surreale adesso immaginare di veder spegnere le candeline domani nelle case italiane?

Lo è perché i più oggi la “maledicono” la Repubblica, riconducono a questa nonna settantenne colpe di una crisi profonda imputabile però solo a noi stessi e all’uso che di essa e della sua democrazia abbiamo fatto; questi invocano un ritorno o una nuova venuta di una figura mitica o leggendaria che possa prendere le redini di questo “paludoso” Paese e ristabilirne le sorti.

Forse il problema sta nel fatto che noi “generazioni future” non riusciamo a cogliere la grandezza degli eventi perché non appaiono ai nostri occhi come fatti straordinari, bensì quotidiani, per noi nati nella Repubblica essa appare come un fenomeno “naturale” e allora siamo ciechi dinanzi alle cause, alle lotte agli sforzi che qualcuno ha fatto prima, per regalarci oggi qualcosa che diamo per scontata ma che scontata non lo è affatto.

Certo ora andare a votare, magari partecipare attivamente alla vita politica di questo Paese sarebbe un buon modo per ringraziare chi ci ha regalato la Repubblica; esprimere il nostro giudizio ai Referendum per uscire dalla retorica “tanto la mia opinione non interessa a nessuno”. Credo, inoltre, sia un modo ottimo per farci dire grazie a nostra volta dalle generazioni che verranno dopo di noi, almeno per avergli lasciato quello che ci siamo ritrovati noi. In fondo, sperperare un’eredità senza preoccuparsi dei propri figli, non è mai stato un buon modo di agire.

Oltre al timore, la crisi, la sfiducia, ci sono anche comportamenti e tentativi concreti da parte di alcuni individui, di svilirla questa nostra Repubblica; ogni giorno la si colpisce, la si tenta di corrompere.

Per cui, se si vuole evitare la morte di questa nonna Repubblica Italiana, possiamo solo essere cauti nei suoi riguardi, informandoci ed essendo attivi, così da scegliere ognuno di noi in prima persona cosa appare opportuno o meno per questo Paese, non delegando ad altri le scelte.

E chissà se in autunno si eviterà di colpirla al cuore questa nostra Repubblica, se questi nipoti si pronunceranno più o meno con cognizione di causa sulla Costituzione che è il pane di cui essa vive, è tra i testi costituzionali più belli al mondo, ma d’altronde noi siamo abituati a vederci invidiate le nostre bellezze e a non prendercene però cura.

È guardando queste foto in bianco e nero e i sorrisi di chi vinse insieme alla democrazia, che voglio fare gli auguri a tutti gli italiani, perché tutti siamo la Repubblica Italiana, questa settantenne ancora in vita nonostante gli “acciacchi”: BUON COMPLEANNO!

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