Piazza della Loggia, il terrore esplode alle 10:12 del 28 maggio 1974

Piazza della Loggia, il terrore esplode alle 10:12 del 28 maggio 1974
Un operaio soccorre uno dei feriti dell'attentato a piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974. ANSA

Sono le 10:12 del mattino, è il 28 maggio 1974 e in quella che è dall’epoca dei greci un punto d’incontro, di dialogo e di confronto, in una piazza, quella della Loggia a Brescia esplode una bomba.

Piazzato in un cestino dei rifiuti, l’ordigno scoppia improvvisamente durante una manifestazione antifascista a carattere pacifico; muoiono otto persone e 108 ne restano ferite.

La manifestazione che si stava svolgendo in piazza della Loggia, accadeva a seguito di numerosi episodi che si erano susseguiti nel corso di quelle settimane, tutti pericolosi e di stampo neofascista.

Dopo quella di piazza Fontana a Milano, è proprio a Brescia che un’altra piazza si trova ad ospitare corpi inermi a terra, dilaniati e grida, urla strazianti di dolore, dei feriti che chiedono aiuto e dei presenti che attoniti assistono alla scena.

In attesa dei soccorsi, alcuni tra i manifestanti coprono i corpi a terra con cartelli e bandiere che un minuto prima alzavano al cielo mostrando fieri le proprie idee, ora invece le usano per rendere meno dolorosa e sconvolgente la vista di quel tritolo esploso in piazza della Loggia.

Quelli sono gli anni del terrore, quello è il caos.

Si grida subito al colpevole, si richiamano le responsabilità e si avanzano ipotesi. Il fatto è stato troppo grave, quando una piazza ospita brandelli di corpi, è sempre qualcosa che va oltre ogni concezione politica, sociale, non c’è ideologia, quando accade questo gli attentati sono all’umanità stessa.

E allora, proprio per la portata delle conseguenze che quel chilo di tritolo esploso ha causato, si inizia a riflettere; partono segnali di dissenso e accusa, alla polizia che non ha protetto una manifestazione antifascista come meritava, perché non era difficile immaginare e prevedere un’azione mirata verso un corteo altrettanto mirato verso un fanatismo nero, ideologico  che terrorizzava e poi, si accusò la magistratura che negli anni aveva avuto i nomi di quei terroristi, ma non aveva saputo usarli.

Solo lo scorso anno, nel mese di luglio, la seconda corte d’assise ha emesso due condanne all’ergastolo, una per l’ex ispettore veneto Carlo Maria Maggi e l’ex fonte ‘Tritone’ dei servizi segreti Maurizio Tramonte.

 “Che la giustizia completi il suo corso è una necessità vitale per la democrazia: ne va della fiducia dei cittadini, e dunque della sua stessa legittimazione. Ciò non colmerà mai il vuoto lasciato ai familiari, agli amici delle vittime, ai tanti che soffrirono quella violenza disumana e l’aggressione alle persone e alla stessa vita sociale”, così nel giorno dell’anniversario per la strage consumatasi a Brescia si è espresso il Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica lancia poi riferimenti inevitabilmente ai bisogni che abbiamo tutt’oggi, assolutamente non meno gravi di quelli avuti negli anni di un terrore diverso da quello attuale ma altrettanto grave, con attacchi a vite, cittadinanza e società, attacchi continui anche oggi che l’Europa vive il suo più lungo periodo di pace.

Forse per questa assonanza e vicinanza tra passato e presente, è necessario conoscere i fatti e ciò che essi hanno comportato, magari per comprendere dove si è sbagliato, quali errori poi hanno reso meno fiduciosi e coraggiosi.

E allora, dopo la strage di Brescia, oltre che i diretti responsabili, il comitato antifascista “chiede al ministero degli interni e al ministero della giustizia che siano rimossi coloro che, per trop-a acquiescenza, non hanno saputo impedire la strage”.
Sono passati quarantadue anni dalla strade di piazza della Loggia eppure il contesto in cui siamo inseriti pare il medesimo, terrorismo, morti, esplosioni, paura costante e conseguente sfiducia nei confronti della magistratura, del corso o decorso della giustizia, sospetti nel mondo della politica e colpi, stilettate forti alla democrazia stessa.

Matrici differenti ma stesse conseguenze; siamo da decenni ormai inseriti in un’ideologia del terrore ed è peggio della guerra (storicamente intesa); il terrore non ha regole o previsioni: colpisce, spaventa e infine pietrifica e tutto questo senza mostrare chi è davvero il nemico nella sua interezza.

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