Migranti: +114% in Italia. Nuova rotta dall’Egitto

Migranti: +114% in Italia. Nuova rotta dall’Egitto

Migranti, riprende la tratta Libia – Italia

L’ottimismo di qualche mese fa contenuto nelle dichiarazioni di alcuni politici ed esperti in tema migrazioni è destinato a tramontare di fronte alla cruda realtà dei fatti. Se è vero che nella prima parte del 2016 gli arrivi in Italia attraverso il Canale di Sicilia hanno subìto una sensibile riduzione rispetto al 2014 e al 2015, dallo scorso aprile la situazione è cambiata in senso inverso, con una nuova e repentina ripresa dei cosiddetti viaggi della speranza dall’Africa verso l’Italia. A riprova di quanto detto, in questi giorni le navi della Marina Militare stanno effettuando continue operazioni di salvataggio, recuperando e portando a terra migliaia di persone in fuga dalla loro patria d’origine. I dati che vengono diffusi sul numero effettivo di migranti tratti in salvo sono discordanti ma tutti sono accomunati dall’essere in continua crescita, così come il numero dei morti; sono almeno 200 le vittime accertate solo negli ultimi 3 giorni ma i sopravvissuti ai naufragi raccontano di molte persone sparite per sempre sott’acqua insieme al mezzo malconcio con cui cercavano di raggiungere l’Italia.

La nuova rotta dall’Egitto

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), gli arrivi nel nostro Paese nel periodo 1 gennaio 2016 – 26 maggio 2016 sono stati 39581; un numero che sembra destinato a crescere rapidamente, considerando che dal 12 al 18 maggio gli arrivi in Italia sono stati 2656 mentre dal 19 al 26 dello stesso mese sono stati ben 5674: il 114% in più. A queste cifre occorre poi aggiungere il numero di migranti sbarcati nelle scorse ore a Taranto (700), Catania (900), Pozzallo, Augusta, Trapani e Messina: difficile tracciare un bilancio effettivo, evidente però la situazione d’impasse dell’Ue che offre terreno fertile ai trafficanti di uomini. Questi ultimi, infatti, sfruttando la lentezza decisionale dell’Europa e più in generale dell’Occidente, avrebbero messo a punto una nuova e redditizia rotta con partenza dall’Egitto. A testimoniarlo sarebbe – sebbene indirettamente – l’etnia di parte dei migranti tratti in salvo e sbarcati in Italia nelle ultime ore; se fino a poco tempo fa i disperati che raggiungevano il nostro Paese provenivano in larga maggioranza da Niger, Gambia, Senegal, Guinea e Costa d’Avorio, gli sbarchi più recenti si sono caratterizzati per la nutrita presenza di siriani, partiti verosimilmente proprio dalle coste egiziane.

Le restrizioni e i controlli presenti nella rotta balcanica avrebbero persuaso i trafficanti a servirsi della nuova rotta dall’Egitto, come si evince anche dalla tabella redatta dalla stessa IOM in cui – rispetto al +114% dell’Italia – si rileva nello stesso intervallo di tempo un modesto incremento degli arrivi in Grecia (+28%) e Bulgaria (+29%). Il timore che la via marittima dall’Egitto possa divenire ben presto uno dei canali principali per i migranti – quindi anche strumento per il traffico di uomini e fonte di guadagno per l’Is – è fondato e lo stesso Viminale si è detto preoccupato nei confronti di questa eventualità.

Le soluzioni tardano ad arrivare

E’ chiaro che il tempo stringe e il migration compact servirà a poco così com’è impostato; le frizioni con l’Egitto e il debole governo libico (che non vede di buon occhio l’intervento straniero sul proprio territorio e si è preso addirittura un anno di tempo per arrestare le partenze) non depongono certo a favore di una soluzione condivisa e attuabile in tempi brevi. Il rischio è di ritrovarsi con tante Ventimiglia, con gli Stati europei a litigare sulla redistribuzione dei migranti in virtù di accordi diversi dal Trattato di Schengen (su tutti quello di Chambery, siglato nel 1997 tra Italia e Francia) e una moltitudine di presone sparse sul territorio a cui l’Italia – e a ben vedere anche l’Europa – non è al momento in grado di offrire accoglienza adeguata. Insomma, se per Renzi il nostro Paese può mettere sul piatto il fatto di essere ospitale e di essere in prima linea quando si tratta di soccorrere i migranti in mezzo al mare, sarebbe bene in ogni caso tener presenti tutte le difficoltà reali della cooperazione tra Stati e agire in autonomia sul fronte interno, assicurando ai migranti – regolari – condizioni dignitose e smantellando, al contempo, la santabarbara che si sta venendo a creare tra i cittadini italiani stanchi del degrado (e che pagano un’accisa di 0,04 euro per litro sul carburante per l’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011) e soprattutto stanchi di percepirsi come vittime sacrificali di un gioco a cui non hanno chiesto di prendere parte.

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