Le ideologie aiutano il Governo

Le ideologie aiutano il Governo

Ebbene sì, nel 2016, epoca del postmoderno e del postidealismo, trovano ancora un certo consenso le nostalgie di passati in chiaroscuro, tempi in cui il colore politico segnava rigidi confini e l’unico obiettivo era dimostrare all’avversario di aver trovato l’alchimìa per dare origine a una società priva di qualsivoglia difetto, anche a costo di nascondere la polvere sotto al tappeto. Questo paradigma, nonostante l’avvento di una nuova epoca, lo ritroviamo tout court per le strade di Roma, con due opposte rappresentanze politiche – CasaPound e gruppi di sinistra – scese in piazza a manifestare le proprie istanze accusandosi l’un l’altro facendo leva su un passato che tale dovrebbe restare. Il punto di contrasto, infatti, non è tanto la polarità delle istanze quanto le modalità – derivanti dalle ideologie – di messa in opera di quelle determinate richieste;  se da un lato – andando per sommi capi – il desiderio è di resuscitare uno spirito nazionalista che si accodi (preferibilmente) dietro a una figura autoritaria, dall’altro prevale la volontà di abbattere il nazionalismo della ‘chiusura’, giudicato elemento influente per quanto riguarda il processo di declino della società. Se fermassimo qui il ragionamento, ci troveremmo di fronte a due posizioni inconciliabili, una mera lotta tra fascisti e antifascisti che, nel 2016, sarebbe meglio cominciare ad archiviare in vista di più interessanti mete.

Prendiamo in considerazione le parole ‘casa, lavoro, scuola, stato sociale’. Questi quattro termini, oggi molto ‘sentiti’ dalla gente, sono anche quelli che le fazioni opposte pronunciano con maggiore frequenza; unica differenza è il vecchio colore politico, che invece di favorire l’unione delle forze per obiettivi comuni e più o meno consapevolmente condivisi, riporta indietro le lancette dell’orologio, rallentando lo sviluppo di una dialettica mirata e veramente funzionale ad uno scòpo preciso, cioè quello di garantire ai cittadini condizioni dignitose e strumenti per vivere in salute senza alimentare una guerra tra poveri di cui, francamente, non c’è bisogno alcuno. Il caos sporadico, gli scontri ingiustificati con le forze dell’ordine, le proteste ‘a gettone’ indicano sì il malcontento ma in percentuale maggiore rappresentano nella loro essenza più un’isterìa da stadio che un ragionato sistema per mettere in luce le deficienze del Governo. Quest’ultimo, facendo leva proprio sull’aspetto settario e segmentato delle manifestazioni d’ira (come le definirebbe il professor Peter Sloterdijk), ha gioco facile e può agevolmente mettere all’angolo le proteste, inquadrandole come espressione circoscritta di un’ideologia – destra o sinistra – ormai superata. Questo, inoltre, permette di soffocare senza troppa fatica le istanze portate in piazza assieme alla protesta, facendole passare in secondo piano – anche attraverso alcuni media – e rafforzando nel senso comune l’idea della presenza di frange violente a cui non dare alcun credito.

Considerando inoltre la storia dell’Italia e il generale tramonto delle ideologie dell’età moderna, diventano vane le speranze verso una nuova marcia su Roma piuttosto che una Rivoluzione d’ottobre; meglio sarebbe superare finalmente queste velleità e focalizzarsi, ad esempio, sui termini comuni elencati poc’anzi: più concreti e in grado di mettere seriamente in difficoltà l’obiettivo comune delle proteste, cioè l’Esecutivo e il suo operato.

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