Unioni civili: la camera approva il ddl Cirinnà

Unioni civili: la camera approva il ddl Cirinnà

L’11 maggio la camera dei deputati ha approvato il ddl Cirinnà sulle unioni civili. Con 372 voti favorevoli e 51 contrari la norma introduce l’unione tra persone dello stesso sesso e coppie di fatto.

Dopo l’approvazione in Senato lo scorso 25 febbraio ora il ddl Cirinnà sulle unioni civili è legge. La svolta sulla questione dei diritti civili è stata arrivata dopo l’accordo e la revisione tra i partiti di maggioranza. Per la prima volta in Italia verranno riconosciuti diritti e doveri alle coppie omosessuali ed eterosessuali che non intendono sposarsi.

La legge – Il provvedimento è frutto di un accordo politico e inserisce nel diritto di famiglia le coppie omosessuali ed eterosessuali. Le unioni civili sono diverse dal matrimonio, regolato dall’articolo 29 della Costituzione, ma è comunque simile sul versante dei diritti e dei doveri. Tutti i cittadini maggiorenni possono recarsi da un ufficiale di Stato per registrare la propria unione; interdette persone con parentela o infermità mentale oltre ai cittadini già sposati o registrati nelle unioni civili.

L’unione – Come nel matrimonio, chiunque contratti l’unione civile dovrà indicare indirizzo, residenza comune e il regime patrimoniale (comunione legale o separazione dei beni), oltre a decidere se assumere il cognome comune o sostituire il proprio con quello del partner. In maniera parallela ai vincoli del matrimonio, anche l’unione civile prevede obbligo all’assistenza morale e materiale oltre al principio di coabitazione che si inserisce nei bisogni comuni. Nel caso dell’unione tra persone dello stesso sesso il ddl Cirinnà non prevede l’obbligo di fedeltà né la possibilità di adottare un figlio dal coniuge, la cosiddetta stepchild adoption.

La convivenza – Per quanto riguarda le convivenze, nella seconda parte della legge queste vengono riconosciute. Anche in questo caso il riconoscimento avviene per tutte le coppie composte da persone maggiorenni che vivono insieme e non hanno contratto matrimonio né unione civile. I conviventi godranno degli stessi diritti dei coniugi in caso di malattia o morte di uno dei due componenti della coppia. Per regolare le questioni di convivenza le coppie possono stipulare un contratto sui patrimoni che puo’ essere recesso unilateralmente o in accordo. In caso di eventuale scioglimento del contratto il giudice puo’ riconoscere il diritto a uno dei conviventi di ricevere alimenti proporzionali alla durata della convivenza.

Le reazioni – L’approvazione del ddl Cirinnà rappresenta un passo verso la tutela dei diritti. E su questo non c’è dubbio. Tuttavia la versione appena approvata ha destato reazioni di diversa natura negli ambienti politici prima che civili. Tra le norme approvate nel ddl infatti c’è anche la reversibilità delle pensioni per le coppie gay, prima fuori dal sistema previdenziale italiano. «C’è un impatto sui conti, ed è inevitabile che ci sia, ma è nell’ordine di qualche centinaio di euro ed è sostenibile» ha dichiarato a riguardo Tito Boeri, presidente dell’Inps. Costi sostenibili perché «allineati all’esperienza tedesca, molto simile all’Italia» e quindi gestibili. La questione più importante che rende anche il ddl incompleto sul versante del riconoscimento dei diritti, è la mancata approvazione della stepchild adoption. Nel provvedimento infatti non è stata affrontata la tanto da portare Michela Marzano del Pd a rassegnare le dimissioni dal gruppo alla Camera. Da febbraio Marzano ha criticato la posizione del partito sulle unioni civili, annunciando la sua fuoriuscita in caso di mancata approvazione per le adozioni: «Renzi è sempre più lontano dai valori di sinistra e si circonda di incapaci» aveva dichiarato la deputata già nel maggio dell’anno scorso. Dall’altra ala del Parlamento Lega, Forza Italia, Idea, Fratelli d’Italia e parte di Area Popolare si sono uniti nel condividere la battaglia contro le unioni civili. Nella conferenza stampa a Montecitorio, deputati e senatori hanno inaugurato la nascita di un comitato per il referendum abrogativo presieduto da Eugenia Roccella, ex portavoce per la prima edizione del Family Day. Ma persino parte dell’ala cattolica è in un certo senso contraria alla posizione assunta dai partiti di centro-destra. Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha infatti espresso la posizione conservatrice sulle unioni civili con lo slogan «resistere, resistere, resistere», ma ha anche sottolineato attraverso un editoriale del giurista Francesco D’Agostino l’impossibilità «di una battaglia referendaria per abolire totalmente la nuova legge né quella di fare appello all’obiezione di coscienza di quanti saranno chiamati a registrare. Non è questa la strada – conclude D’Agostino nel pezzo – per sviluppare un impegno “per” la famiglia e “per” un umanesimo che custodisce l’originalità della persona».

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