Da Prometheus a Rousseau, passando per Gaia: l’eredità del “visionario” Casaleggio

Da Prometheus a Rousseau, passando per Gaia: l’eredità del “visionario” Casaleggio
Gianroberto Casaleggio

Dal giorno della sua scomparsa è operativa l’ultima creatura del co-fondatore del M5S, ma ora arriva anche l’omonima ‘Associazione Rousseau’: nel mondo ‘grillino’ la democrazia era e resta solo ‘digitale’. In una società che mai come ora ha bisogno di momenti di aggregazio­­­ne ‘reali’.

Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo: coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono al risveglio la vanità di quelle immagini; ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché può darsi che recitano i loro sogni ad occhi aperti, come  per attuarli”; così scrisse Lawrence d’Arabia nel suo “I 7 pilastri della saggezza”. E non c’è nulla di più indovinato che citare sogni e visioni prima di parlare di Gianroberto Casaleggio, guru del M5S e della Casaleggio Associati, scompa­­­rso il 12 aprile scorso. Che in quanto a ‘visioni’ non ha mai elemosinato alcunché .

Con Casaleggio  la visione  intreccia la realtà, mirando spesso a sostituirsi ad essa. Quell’uomo aveva un sogno, forse ambizioso, forse apocalittico, ma a quel sogno ha dato delle scadenze facendolo diventare ‘progetto’. Progetto politico, progetto di ‘democrazia diretta’, al centro del quale non vi è altro che la nuova divinità, che proprio in Casaleggio ha trovato uno dei suoi più entusiasti adepti: la Rete.

Il percorso ‘onirico’ e visionario di Gianroberto Casaleggio comincia nel 2004 quando, sollevato dall’incarico  di amministratore delegato di Webegg (che offre consulenze ad aziende e pubblica amministrazione che si affacciano ‘sulla rete’), fonda l’azienda ‘di famiglia’. E qui, finalmente, la sua visione futurista e ‘web-connected’ può manifestarsi in pieno. Manifestazione che all’inizio, almeno in due occasioni, è declinata in brevi video, ‘compendi’ del Casaleggio-pensiero.

Nel 2007 ci fu la release di ‘Prometheus – La rivoluzione dei media’, primo web-manifesto della Casaleggio Associati dove, tra gli scenari futuri preconizzati dal guru, si può intravedere una migrazione verso un mondo completamente digitalizzato e ‘trasferito’ sul web, con i vecchi canali di informazione (tv, radio, stampa) completamente abbandonati in favore dell’ http; un concetto di rete, connessione e connettività portato all’estremo, dove l’informazione e la cultura non esistono più in senso classico, e non esiste più chi le produce e chi le fruisce, ma i due aspetti vengono inglobati nella figura del ‘Prosumer’, il ‘produttore e fruitore di conoscenza’. Perché non esisterà più una cultura ed una informazione, ma un non ben precisato “flusso continuo di informazioni”; ribadendo in maniera ridondante che “l’esperienza è la nuova realtà”, “memoria ed esperienza si potranno comprare” e saranno la merce del futuro.

Ricordiamo che Prometeo è il ‘titano’ indisciplinato che in un momento conviviale tra gli uomini e gli dei tenta di ingannare Zeus per favorire il genere umano, e che ruba il fuoco alle divinità per donarlo agli uomini: Prometeo è la lotta del progresso contro le autorità, il ‘conservatorismo’ ed il potere costituito. Davvero non vi dice nulla?

Nel 2008 è la volta di “Gaia, il futuro della politica”, altro filmato “apocalittico”, che strizza l’occhio ad un equivoco ‘nuovo ordine mondiale’. In questo secondo cortometraggio casaleggiano siamo nel 2054 e la Terra è reduce da una nuova guerra mondiale, cominciata nel 2020 e causata da politica, religione e conflitti territoriali. Ed il mondo riparte, in maniera decisa e più “funzionale” di prima, ma è figlio in due sfere: quella “ovest”, dove internet e la connettività intelligente consentono grandi conquiste della società, e l’est, dove l’accesso è controllato e lo Stato è una “dittatura orwelliana”. Al centro di tutto vi è  ‘Brain Trust’, un’intelligenza sociale collettiva, attiva sul web, in grado di risolvere problemi e condividere dati ed esperienze.

Ai due filmati seguono eventi non proprio trascurabili: la fondazione di un movimento che ormai rappresenta più di un quarto degli Italiani, l’arrivo in parlamento ed in tutte le assemblee elettive, e la lunga malattia e la morte dell’occhialuto guru.

Morte a seguito della quale il figlio Davide ha prontamente reagito, portando a conclusione una serie di progetti concepiti dal padre. Primo tra tutti, ‘Rousseau’ (“lo stesso nome del padre della democrazia diretta” ebbe a dire Gianroberto), il “sistema operativo del M5S”, on-line dal triste giorno della scomparsa del suo ‘demiurgo’ e a cui, pare, lo stesso Casaleggio abbia alacremente lavorato negli ultimi due anni di vita. Ma è notizia di questi giorni che la piattaforma passerà sotto il controllo dell’ ’Associazione Rousseau’, creata, in sordina, due mesi fa ed ora pienamente manifestata nei sui intenti, che saranno quelli di garantire il funzionamento del sistema, di preservarne l’integrità ed assicurare, attraverso il crowdfunding, ulteriori finanziamenti al progetto ed al MoVimento. Il tutto in attesa della nascita, annunciata da poco e sempre dal figlio Davide, di una  ‘Fondazione Casaleggio’. Insomma: grandi novità all’orizzonte; anche perché idee ed iniziative del M5S saranno presto ‘sfrattate’ dal seguitissimo blog di Beppe Grillo ed approderanno sul neonato ‘Blog delle stelle”. Il giovane Casaleggio sta mettendo in campo una forte ‘riorganizzazione aziendale’, sia che si tratti del sodalizio di famiglia, sia del movimento politico, dal quale, a questo punto, il comico genovese appare sempre più ‘estraneo’.

Tornando alle novità di questi giorni, occorre chiarire un aspetto: Rousseau, contrariamente a come è stato presentato e ‘pubblicizzato’, non è un sistema operativo, ma una piattaforma. Banalizzando, un sito internet con username e password all’interno del quale, distinte in varie aree, sono implementate una serie di funzioni  legate alle attività parlamentari ed amministrative, all’elaborazione di proposte di legge ed alla condivisione di un lavoro, di un’esperienza amministrativa  svolta magari da un gruppo locale o da un parlamentare, che può così diventare patrimonio comune, accessibile a tutti i ‘grillini’. Quindi, non sistema operativo, ma piuttosto “sistema di gestione ed amministrazione” o “piattaforma operativa”; ma l’equivoco, forse ricercato da chi è assolutamente pro open-source come i pentastellati, è sottile e strizza l’occhio a chi cerca un competitor freeware dei prodotti pensati e commercializzati in casa Microsoft.

Sono il primo a capire che, apparentemente, il nesso tra due filmati “promozionali” e se vogliamo anche provocatori messi in rete da un’azienda privata che si occupa di ‘strategie di rete’ ed una piattaforma di confronto e condivisione di un movimento politico, sembra labile e ‘forzato’. Ma quello che preme sottolineare è il comune denominatore che unisce tutti questi ‘prodotti’ di Casaleggio: la fissazione, quasi nauseante, per la rete. La rete, la connessione tra gli uomini, la conoscenza e coscienza comune alimentata dai singoli individui, quei singoli “uno che valgono uno”: questo rimane, ed è evidente, nel testamento ‘olografo’ e ‘digitale’ di Casaleggio. Ma, se l’utilizzo della rete può essere utile per accorciare le distanze tra gli individui (e nel caso specifico, tra gli iscritti al MoVimento), annullare (o quasi) i costi di gestione e di amministrazione di un partito politico, rendere più efficaci e veloci i dibattiti ed i confronti che portano a concepire una legge, un indirizzo politico, Rousseau non è altro che una triste conferma: la conferma che, di fronte ad una società corrotta nella politica e distrutta dal malaffare e dalla cattiva gestione della cosa pubblica, esiste un’unica ricetta, quella di rifugiarsi, in maniera quasi anonima, dietro ad una tastiera, ed attraverso questa discutere, proporre, fare politica, forse, addirittura, governare.Tutto questo mentre la grave crisi di valori,di identità ed economica che sta attraversando la società italiana negli ultimi anni  suggerirebbe di riappropriarsi degli spazi, quelli reali, e del contatto con le persone. Rousseau non è altro che “another brick in the wall” di quella specie di Matrix che Casaleggio e Grillo provano da anni ad erigere per ripararsi e fuggire da una realtà che, a ragion veduta, può non piacere, ma sempre di realtà si tratta. Rousseau è il “Brain Trust” profetizzato otto anni fa nel video “Gaia”.

A Casaleggio va dato atto, insieme al suo megafono Grillo, di aver creato un movimento che è ormai presente e saldo nel sistema politico nazionale, che ha convogliato in senso positivo e propositivo una protesta di popolo e di piazza che avrebbe potuto imboccare binari ‘sciagurati’ già battuti negli anni ’70; quello che però non è accettabile è questa ossessione per la rete, per la realtà ‘fluida’ a tutti i costi. Trovo che non sia un caso che l’abbandono della ‘strada’ e delle sezioni di partito, della politica fatta al bar o nei comizi di piazza,  in favore di convention organizzate negli hotel, di talk show  e, peggio ancora, di dibattiti online, sia coinciso con un interesse mano a mano decrescente per la politica e per il voto. E la soluzione è riconquistarsi quegli spazi “tangibili”, essere presenti ed attivi protagonisti dell’Agorà, non essere una anonima username su una piattaforma.

 Il 28 marzo 1995, agli albori dell’ ’internet per tutti’,  usciva ‘2020 Speedball’, l’album più duro della band Timoria, capeggiata dall’allora ventisettenne Omar Pedrini; che immaginava il mondo che avrebbe trovato suo figlio quando avrebbe avuto la sua stessa età, nel 2020 appunto. Un mondo ‘rincoglionito’ davanti ad uno schermo, incapace di ‘staccare’ la connessione, con l’uomo ormai in ‘simbiosi’ totale con il computer, dove addirittura il sesso sarebbe diventato unicamente  e totalmente ‘virtuale’, la velocità avrebbe fagocitato ogni cosa e dal pc  sarebbe arrivata “La Parola”: ‘dimmi Guru, cosa io dirò? Cosa devo fare? Dimmi Guru, se non lo sai tu, santo virtuale’ diceva una delle canzoni dell’album; “Voglio restare qui, chiuso nella mia stanza, dita abili ad accarezzare tasti” sottolineava un’altra.

Al 2020 mancano 3 anni e mezzo, al Gaia più di trenta;siamo proprio sicuri che, in quanto a previsioni, Pedrini non c’abbia preso più di Casaleggio?

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