25 aprile: grazie a chi resiste, ora e sempre

25 aprile: grazie a chi resiste, ora e sempre

Settantuno anni fa avveniva qualcosa di straordinario, qualcosa che avrebbe cambiato forse per sempre le sorti di un popolo suddito, succube, vessato da troppo tempo dalle forze straniere.

Come sappiamo, già il 1944 fu un anno denso, cruento, doloroso ma segnato da vittorie fondamentali per intraprendere il cammino verso la fine di un secondo conflitto mondiale che ormai da cinque anni decimava civili e militari; un 1944 che ebbe come protagonista il sud della Penisola, con gli sbarchi degli Alleati e la parte centrale, soprattutto quella centrale, dove una pagina fondamentale della storia porta un alto contributo in vite umane fornite dal territorio ciociaro.

Se si è raggiunta un’impresa, il 25 aprile del 1945, con la liberazione del settentrione italiano, con la cacciata dei nazisti dal nord Italia e quindi definitivamente dalla nostra Penisola, è anche grazie a quanto è avvenuto nella Campagna militare di Cassino, sei lunghi mesi di bombardamenti e perdite che hanno visto la completa distruzione dell’Abazia di Montecassino, stupri, violenze, morti non solo di italiani civili e militari, americani, inglesi, polacchi; 115.000 approssimativamente (senza i dispersi che non sono stati quantificati), sono le vite che durante la Campagna d’Italia, sono cadute a Cassino per permettere lo sfondamento della Linea Gustav, lungo la quale i tedeschi si erano attestati e combattevano una guerra simile a quella di trincea. Da qui, si partì alla volta di Roma, da qui i tedeschi ripiegarono e si attestarono nella parte settentrionale della nostra Penisola, ove insieme a ciò che restava del fascismo italiano, costruirono una sorta di “governo fantoccio”, continuando tra controllo delle zone e rappresaglie.

Rappresaglie volte a colpire i partigiani che collaboravano con le forze Alleate, un binomio sempre più forte che si apprestava a scrivere la parola fine al nazifascismo che soffocava ormai da troppo tempo gli animi italiani.

Uno sforzo disumano quello che si ebbe negli anni conclusivi del secondo conflitto mondiale, uno sforzo fisico ma soprattutto uno sforzo di volontà. Quello che si verificò in quegli anni fu davvero qualcosa di pazzesco; il fascismo e in particolar modo il nazismo, sono conosciuti come i regimi che hanno saputo originare e azionare una enorme macchina burocratica che muoveva paradossalmente i propri passi nella regolarità sul piano giuridico.

La straordinarietà dell’impresa di liberazione del 1945?

Sta nella messa in moto, da parte di Alleati ma soprattutto di partigiani e popolazione civile, di una macchina ancor più funzionante e meglio assemblata di quella nazifascista: una macchina che tirava diritto, che perseguiva solo la strada della libertà e che si alimentava con “Volontà di Resistenza”.

La straordinarietà delle gesta dei partigiani, che in una simile condizione politico-giuridica, combattevano da “irregolari” e dunque avevano ben chiaro il rischio cui andavano in contro, sta proprio nello sforzo impiegato per contrastare con ogni mezzo, lecito o illecito, il terrore; perché di terrore si nutrono le più grandi dittature e totalitarismi e perché sotto l’ideologia del terrore non si è mai liberi.

Ha senso allora oggi, dopo 71 anni, festeggiare il 25 aprile?

Bene, dovremmo chiederci se conosciamo quel passato che ha gettato le solide basi al nostro presente, che ha permesso alla nostra Penisola di passare da Regime a Repubblica, che ha fatto nascere la Carta Costituzionale in un pluralismo di idee che pure hanno saputo convergere e accordarsi verso la giustizia e la preservazione della libertà individuale, a tutti gli strati del reale.

Di questo sembra essere convinto anche il Presidente Sergio Mattarella che oggi da Varallo si è così espresso: “[…] Il 2 giugno 1946 divenne così la conclusione di un percorso e, allo stesso tempo, un punto di partenza. Punto di partenza, per lo sviluppo di quel confronto che avrebbe poi portato, un anno e mezzo dopo, alla Costituzione, con i suoi valori personalisti e solidaristici. Conclusione di un percorso, legato all’idea mazziniana, nel Risorgimento (e condivisa da Gioberti), di un patto nazionale dettato da una Costituente, essenziale per la nuova Italia unita”.

Dovremmo inoltre chiederci se quel passato può ritenersi superato, visto che poco noi abbiamo imparato dal sangue versato e dagli esempi che i nostri eroi della Resistenza ci hanno lasciato ciò che di bello noi abbiamo oggi.

Ma infine, sempre sul festeggiare o meno questo giorno, dovremmo porci un ultimo fondamentale quesito: siamo liberi oggi? Siamo avulsi da un qualsiasi contesto del terrore? O forse, abbiamo ancora bisogno di conoscere quei sentimenti che portarono uomini e donne nel 1945 a rischiare la propria vita per dare un lascito importante, un futuro degno di questo nome ai posteri?

A distanza di settantuno anni dalla liberazione dal nazifascismo, inseriti oggi in una situazione di presentismo frenetico, si è lontani dai sentimenti della Resistenza, una resistenza passata ma senza tempo, che ha creduto e voluto la libertà tout court negatagli da ideologie pervasive; una Resistenza quella del 1945, che era partita con un NO, a qualcosa che opprimeva, legava, soffocava la stessa dignità umana, forse era partita dallo stesso NO dei 12 Professori che dieci anni prima, rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo.

Allora oggi, nelle scene di deposizione delle corone ai monumenti nelle varie città italiane, è bello leggere in quel gesto un “grazie!” rivolto a chi resiste, ora e sempre.

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