Libertà di stampa, l’Italia delude: solo 77esima

Libertà di stampa, l’Italia delude: solo 77esima

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure […]”. Così apre l’articolo 21 della nostra Costituzione, articolo inserito, per il suo contenuto va da sé, nella sezione dedicata ai RAPPORTI CIVILI. Così, ad un primo sguardo, penseremmo che una delle tante cose tutelate dalla nostra bella democrazia, è la libertà tout court, la libertà nella sua interezza, libertà definita inviolabile nella Costituzione stessa. Eppure, forse proprio per queste nostre “consapevolezze” e “certezze”, che ci ha sorpresi la delusione e l’incredulità dinanzi alla classifica 2016 per la libertà di stampa presentata dall’ RSF; l’associazione nata in Francia nel 1985, vede riconosciuta la propria dignità e operato in tutto il mondo.

L’RSF (Reporter Senza Frontiere) si occupa dell’informazione nelle questioni di tutela e libertà dei giornalisti, dell’indipendenza dei media e anche della libertà sull’altro grande strumento di diffusione quale internet, tutto questo, unito anche alla questione della lotta all’intolleranza religiosa.

Bene, l’istituto per questo 2016 ha pubblicato la sua classifica e in termini di informazione e più precisamente di libertà di stampa, l’Italia occupa un deludente settantasettesimo posto.

Sono 180 le Nazioni prese in considerazione dall’RSF e il Bel Paese è tra la Moldavia e il Benin.

Ma noi siamo il Paese della bella democrazia e dei bei diritti, perché siamo scivolati così in basso?

È possibile che davvero l’Italia è molto meno democratica di Paesi che l’hanno scavalcata nella classifica come (ne riportiamo solo alcuni) l’Armenia, Lesotho, Tanzania, Corea del Sud, Hong Kong, Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Malawi, Senegal, Georgia, Croazia, Repubblica Dominicana, Mauritius, Mongolia, Serbia, El Salvador, Guyana, Madagascar, Papuasia-Nuova Guinea, Argentina, Haiti, Niger, Taiwan, Unione delle Comore, Romania, Mauritania, Polonia, Malta, Trinità e Tobago, Botswana, Burkina Faso.

Quest’ultima ad esempio ha un numero irrisorio di organizzazioni editoriali, è stata a lungo una dittatura e negli ultimi tempi ha visto un susseguirsi di attacchi e colpi di stato.

Da qui nasce lo sconcerto degli italiani che si sono trovati davanti a questo risultato, nasce più che dalla posizione (77esimo posto), dal fatto che avanti ha Paesi che di democratico hanno davvero ben poco, come ad esempio El Salvador che è costantemente testimone di un tasso di omicidi 100 volte superiore a quello italiano e tra questi omicidi vi sono anche quelli che portano il sangue di alcuni giornalisti.

È pur vero che la metodologia del rispettato istituto, è stata più volte messa in discussione, anche negli anni precedenti, perché essa si basa su due termini di paragone: una scheda-questionario compilata dai partner dell’RSF dislocati in tutto il mondo e l’altro basato sui numeri dei giornalisti uccisi, imprigionati o minacciati in un determinato paese.

Ovviamente i “punteggi” forniti dai partner hanno un rilievo e un peso differente a seconda del paese al quale sono stati assegnati.

Questo va ricordato, perché è assolutamente vero che abbiamo in Italia un alto tasso di denunce rivolte ai nostri giornalisti, che pesano sul nostro “curriculum” le vicende legate a Vatileaks e ai giornalisti del caso che sono perseguitati dal sistema giudiziario.

Tra tutte queste verità e ragioni valutate dall’istituto, andrebbe però ricordato che seppur in maniera labile, distorta e riadattata, la stampa italiana può certo essere considerata più libera rispetto ad alcuni paesi che l’hanno scavalcata ma che la libertà essi non la contemplano molto o affatto, né sulla carta né nella pratica.

L’Italia pecca di obiettività molto spesso e questo è un grande deficit, legato alla crisi perenne in cui essa versa, una crisi sociale, una crisi politica e di valori, una crisi interna anche a quegli organi nei quali ci si dovrebbe specchiare in maniera limpida, una crisi purtroppo che sa di corruzione.

Spesso su tutte le questioni che gravano sulla situazione italiana vi è poca chiarezza sulle notizie, spesso queste vengono date in maniera distorta o omesse perché certo, non siamo totalmente avulsi dalla questione delle querele o denunce, ma non siamo neanche totalmente in fondo nel baratro dei divieti.

Potremmo quindi accettare un onesto ultimo posto in termini di obiettività, ma non un 77settesimo posto, soprattutto se questo rimanda ad un pluralismo assente, combattuto e vietato, perché questo è una “libertà di stampa” carente.

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