Ennesimo arresto in un asilo nido per maltrattamenti. Quando finirà questo orrore?

Ennesimo arresto in un asilo nido per maltrattamenti. Quando finirà questo orrore?

Maltrattamenti, un nuovo caso

Questa volta è toccato a un asilo nido di Roma. Strattonati, schiaffeggiati e forzati a mangiare: è accaduto a bimbi di età compresa tra i 12 e i 24 mesi, in un asilo nido comunale di Roma ‘Il Nido del Parco’. Con questa accusa una educatrice che lavorava presso l’asilo è stata messa agli arresti domiciliari dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma San Pietro, mentre altre due maestre sono state sospese dall’incarico per maltrattamenti aggravati.

Violente sarebbero state le reazioni delle maestre quando i piccoli “disobbedivano ai loro ordini”: schiaffi, scossoni e grida. I bimbi, inoltre, sarebbero stati messi spesso controvoglia nei passeggini, anche per un lunghissimo arco di tempo, ‘semplicemente’ per “controllarne la vivacità” o lasciati in disparte mentre gli altri svolgevano le normali attività. A quanto accertato dai militari, i bimbi venivano strattonati, afferrati di peso e trascinati per un braccio da una parte all’altra degli ambienti scolastici. Sarebbero stati anche forzati a mangiare e spesso gli sarebbe stata tappata la bocca per evitare che vomitassero. Mediante intercettazioni ambientali e con l’ utilizzo di telecamere, gli investigatori avrebbero accertato che all’ interno dell’ asilo nido comunale i bimbi sono stati sottoposti a maltrattamenti fisici e psicologici dalle tre educatrici di ruolo della struttura scolastica.

CASI DI MALTRATTAMENTO IN CONTINUO AUMENTO

Sono in continuo aumento i casi di presunti maltrattamenti in asili nido o scuole d’infanzia raccontati dalle cronache negli ultimi anni. Bambini costretti a mangiare il proprio vomito, lasciati al buio, presi a gomitate, minacciati, strattonati. Nella maggior parte dei casi sono i genitori a denunciare, raramente le scuole. Secondo le associazioni in difesa dell’infanzia, in Italia si fa troppo poco per prevenire gli abusi. In molti nidi e materne non ci sono controlli sulla ‘tenuta emotiva’ dei docenti e poi quando si arriva a condannare un educatore, l’interdizione dai pubblici uffici è a discrezione del giudice. E anche qualora viene prevista, dopo qualche anno si può tornare in aula o farsi trasferire. Qui la domanda sorge spontanea: come è possibile che una persona che è stata capace di tanto orrore può tornare a svolgere un lavoro che in pratica non hai mai fatto? E’ inammissibile.

Tutto ciò pone una serie di interrogativi sulla necessità di denunciare gli abusi e sulle tutele offerte da scuola, sistema giuridico e politica. Si va dalle proposte di test attitudinali per le maestre fino all’utilizzo delle telecamere negli asili.

ALCUNE PROPOSTE DI LEGGE

Il presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori ha chiesto che si istituisca per legge “la visita periodica di tenuta emotiva per i docenti”. Invece Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Toscana, ha proposto di “istituire test psico-attitudinali annuali per verificare la predisposizione delle maestre a svolgere il loro ruolo in modo adeguato”. Per Donzelli le istituzioni dovrebbero attuare “un piano per consentire con urgenza l’installazione di sistemi di telecamere nelle strutture che ospitano persone deboli come bambini, anziani e disabili”. Dopo l’inchiesta sull’asilo ‘Cip e Ciop’ (a Pistoia), si aprì un dibattito sull’opportunità di utilizzare le telecamere negli asili. Nel 2011 l’esperimento partì nel nido privato ‘I Pargoli’ di Ponte Nuovo, frazione alle porte di Ravenna, ma nel 2013 il Garante della privacy bocciò l’uso indiscriminato delle webcam negli asili nido. Oggi, a distanza di tre anni, il dibattito è più che mai aperto visto che con la petizione nazionale ‘Telecamere obbligatorie negli asili e nelle scuole materne’ lanciata su Change.org in pochi giorni sono state raccolte 5mila firme. La parlamentare di Forza Italia Nunzia De Girolamo, invece, ha presentato una proposta di legge per l’introduzione delle telecamere negli asili e nelle case di cura, che prevede anche una sorta di abilitazione psicologica per ricoprire certi ruoli.

ALCUNI DATI

Circa una decina di casi all’anno sono solo quelli di cui hanno parlato i media dal 2009 a oggi, ma il numero dei fascicoli aperti dalle procure è molto più alto. Molte denunce hanno portato a processi, ma solo una parte di essi si è conclusa con condanne. Il 2009 ha segnato uno spartiacque, perché quell’anno per la prima volta le telecamere di sicurezza filmarono quanto accadeva in un nido, il ‘Cip e Ciop’ di Pistoia: 25 i bambini che avevano subìto le violenze di due maestre (condannate in terzo grado a 6 e 5 anni di reclusione).

Dal Bilancio sociale dell’anno giudiziario 2013-2014 del Tribunale di Milano, risultano aperti 74 fascicoli per presunti maltrattamenti commessi da educatori, insegnanti e operatori sociali. Erano stati 71 nell’anno precedente.

CHI C’E’ DIETRO LA CATTEDRA?

Ad oggi le regole per le maestre cambiano in base a quanto viene deciso dai Comuni. Per lavorare negli asili pubblici bisogna superare un concorso, la materia però è lasciata agli ordinamenti regionali. Solo alcune Regioni, come Toscana ed Emilia-Romagna, hanno emanato delle leggi che prevedono un coordinamento pedagogico e regole severe per la supervisione dei bambini, mentre in Campania, Sicilia e Calabria, ad esempio, non ci sono leggi sugli asili nido. E mancano i controlli. “Gli episodi di maltrattamenti restano casi isolati” – ha dichiarato a ilfattoquotidiano.it la senatrice del Pd Francesca Puglisi, promotrice del disegno di legge 1260 poi rientrato nella riforma della ‘Buona scuola’. “Con i nuovi provvedimenti –  ha spiegato – vogliamo che nelle scuole ci sia un responsabile a cui chiedere conto di ciò che accade e puntiamo a rafforzare il corpo ispettivo, perché dobbiamo evitare che certe persone possano continuare a lavorare con i bambini”. E alla cruciale domanda “al di là delle lauree, come si fa a capire se una maestra sia o meno capace di maltrattare un bambino?” – “Il percorso di formazione deve comprendere oltre alla laurea anche per il personale degli asili nido, anche un tirocinio: quello è il banco di prova”.

EDUCARE E’ UN’ARTE

Educare è un’arte, che si acquisisce con l’esperienza, la pazienza e l’umiltà. E’ evidente che non tutti sono in grado di esercitarla. Il piano educativo ha come punto di partenza l’identità infantile e come obiettivo la sua progressiva ristrutturazione verso una sempre maggior affermazione di sé, per una sempre maggior apertura all’alterità. Commettere certi abusi (schiaffi, scossoni, grida e quant’altro) su un bambino può aiutarlo in questa crescita e affermazione di sé? Viene difficile crederlo. Nell’opera educativa occorre avere la grande pazienza di saper individuare i bisogni e le esigenze dell’educando, conoscendoli profondamente, in quanto ognuno è estremamente differente dall’altro, ognuno ha le proprie inclinazioni naturali. Colui che si assume la responsabilità dell’azione educativa, non deve sottovalutare mai che ogni educando va sempre considerato come persona, ovvero come soggetto originale e irrepetibile. E un buon educatore che si rispetti non si prefiggerà mai un unico programma educativo imponendolo a tutti. Non sarebbe educare! Ed è in questo che l’arte dell’educazione si fa complessa e a volte anche difficile.

E’ sempre bene tenere a mente quello che ricordava quel grande educatore che fu S. Giovanni Bosco ai suoi collaboratori: “Quello che più conta è la predica del buon esempio!”.

Educatori non ci si improvvisa!

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