Boeri: ‘livello disoccupazione intollerabile’. La pensione è un miraggio

Boeri: ‘livello disoccupazione intollerabile’. La pensione è un miraggio

L’allarme lanciato da Tito Boeri, presidente dell’Inps, è davvero preoccupante e fotografa la pessima situazione economica e sociale in cui attualmente si trova l’Italia: «c’é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c’é il rischio di avere intere generazioni perdute all’interno del nostro Paese». In perfetta antitesi rispetto a quanto sostenuto dal governo e dai suoi rappresentanti dietro lo slogan «l’Italia riparte», Boeri parla senza mezzi termini di livelli di disoccupazione giovanile «assolutamente intollerabili», insomma: quello del presidente dell’Inps è uno schiaffo morale  verso un esecutivo che si trincera dietro i tweet (salvo poi accusare chi ne fa uso, vedi il discorso di Renzi sul referendum trivelle ..come si dice ‘viva la coerenza’) e gli zerovirgola con previsioni sempre smentite al ribasso e non vede – o non vuole ammettere – la profonda fase di stagnazione che da tempo flagella il Paese e per altri anni ancora continuerà a infierire sulla vita dei cittadini, specie dei più giovani.

Secondo Boeri «in Italia c’è una bassa cultura previdenziale e una consapevolezza finanziaria ancora più bassa, soprattutto fra i giovani»; a questo proposito ha annunciato l’invio delle prime 150mila ‘buste arancioni’, contenenti «le informazioni di base con la stima dell’estratto conto contributivo, e la previsione del rapporto tra contributi versati, pensione futura e possibile data di uscita». Il presidente ha rivelato un fatto che ha dell’increscioso, cioè di aver «trovato tantissimi ostacoli, soprattutto per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare; paura di essere puniti sul piano elettorale». Come può la politica temere le ‘buste arancioni’ e contraccolpi elettorali se fino ad oggi si è sempre mostrata fiera e sicura del suo operato? è chiaro che qualcosa non torna e uno dei due – Boeri o esecutivo – sta mentendo apertamente ai cittadini.

Sul tema pensioni, il presidente dell’Inps ha riferito i dati di un’elaborazione attraverso la quale si è «voluto studiare una generazione che può essere indicativa – quella del 1980 – e abbiamo ricostruito l’estratto conto previdenziale. Abbiamo preso in considerazione i lavoratori dipendenti, ma anche gli artigiani, persone che oggi anno 36 anni e che probabilmente a causa di episodi di disoccupazione vede una discontinuità contributiva di circa 2 anni. 2 anni senza contributi. Ora, se la generazione 1980 dovesse andare in pensione con le regole attuali che prevedono i 70 anni, con l’interruzione contributiva registrata ci andrà dopo 2-3 o anche 5 anni perché non ha i requisiti minimi». Non certo una bella notizia per la generazione ‘Magnum P.I.’, che vedeva in tv il proprio beniamino su una  Ferrari 308 GTS sognando un giorno di emularlo: allo stato attuale anche una Regata è un lusso e il dilatarsi dei tempi utili al ‘riposo’ evidenziati da Boeri rivelano ciò che era da tempo nell’aria, cioè che per i giovani la pensione sarà un traguardo sempre più difficile da raggiungere.

Il presidente dell’Inps ha commentato anche il part-time in uscita per chi è vicino alla pensione; si tratta di «una sperimentazione e come tale va studiata, non si può dare un giudizio prima» ha detto Boeri, sottolineando però che «ci sono dei limiti di stanziamento, quindi in ogni caso non potranno esserci più di 30 mila lavoratori nel giro di 3 anni». Briciole. Secondo Boeri le soluzioni pratiche e immediate sono altre, tra l’altro già presentate mesi fa al governo, come «un sistema di reddito minimo garantito che – disse l’economista – abbiamo chiamato sostegno di inclusione attivà per le persone che hanno più di 55 anni e per le loro famiglie. Il reddito minimo è un diritto di cui le persone possono godere, cui corrispondono una serie di doveri e su cui ci sarà un controllo stringente e costante da parte di un’amministrazione indipendente dal potere politico locale». Fino ad oggi il governo non ha voluto sentir parlare di reddito minimo garantito, bollandolo tout-court come ‘forma d’elemosina’ nonostante la gravità della situazione generale, gli esodati (qui la lista di chi votò a favore della cosiddetta ‘Fornero’) e l’inesorabile distruzione delle aspettative e sogni di generazioni troppo giovani per la pensione e troppo vecchie per essere appetibili da chi (una rarità) potrebbe assumere.

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