Per Regeni “sviluppi” in vista ma verità ancora lontana

Per Regeni “sviluppi” in vista  ma verità ancora lontana

Giungono alcune importanti dichiarazioni dall’Egitto, lo stesso Egitto nel quale si è consumato un omicidio brutale su di un giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni; ed è oggi però lo stesso Egitto, quello che ha taciuto, forse occultato particolari importanti sulla vicenda, a far giungere alcune notizie.

Dal sito del quotidiano egiziano Al Watan, in merito al caso della morte di Regeni, si legge che il portavoce del ministero degli Esteri egiziani Ahmed Abou Zeid, ha affermato: ”c’è stato un importante sviluppo negli ultimi giorni”.

Quale sia questo importante sviluppo circa l’omicidio del giovane ricercatore italiano non è ancora noto e sembra non dover esserlo ancora per molto.

Considerando che il portavoce del ministero degli Esteri egiziano ha espressamente fatto arrivare il chiaro messaggio all’Italia, o meglio alle istituzioni italiane, di allentare le pressioni sulle indagini, potrebbe in qualche modo essere “sospetta” la dichiarazione del misterioso sviluppo del caso?

Che questo sia solo un diversivo? O finalmente si è davvero vicini ad una svolta circa un caso che ha visto silenzio, un alone di mistero e tanto sconcerto? Ci auguriamo che questo sviluppo vi sia, seppur nelle mani dell’Egitto e non ancora dell’Italia, così anche i familiari che continuano a gridare con forza “Verità per Giulio”, possano trovare seppur nel dolore della perdita, la fine dei tormenti dettati da mille interrogativi.

Intanto l’Egitto è chiaro, c’è intenzioni di continuare a collaborare con il nostro Paese, ma la collaborazione deve avvenire solo tra gli organi di sicurezza e non sul piano istituzionale. Sulla base di questi “segnavia” che sono stati dettati dal Cairo, non si può che faticare a credere che vi sia e tantomeno che vi possa essere una cooperazione.

Nel frattempo in un’intervista a Repubblica l’ex ministro Emma Bonino afferma: Ormai è finalmente chiaro che c’è un “caso Egitto” più ampio. L’Europa ha il dovere di occuparsene perché è una questione politica e di sicurezza di primo livello nel nostro Mediterraneo. E ne dobbiamo discutere con gli Stati Uniti”.

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