Mafia Capitale: il clan degli Spada a Ostia

Mafia Capitale: il clan degli Spada a Ostia

Chi sono e come operavano i membri del clan Spada colpiti dall’indagine Sub Urbe e parte di Mafia Capitale, che trova in Ostia la sua espressione periferica.

Il capitolo giudiziario di Mafia Capitale è in atto, ma in tutta la città il crimine organizzato è ancora vivo e tenta di riorganizzarsi. Nel riequilibrio degli assetti criminali anche il clan Spada di Ostia sta cercando la sua nuova identità: controllare il territorio del litorale romano attraverso racket ed estorsione. La branca criminale ostiense è finita nel mirino degli inquirenti nell’ambito delle indagini Sub Urbe: dieci gli arresti per lesioni, detenzione illegale di armi ed estorsione. In carcere sono finiti Ottavio, Massimiliano, Enrico “Pelè”, Silvano e Maria Doria “Bella” Spada; Mirko Miserino, Davide Cirillo, Nando De Silvio, Massimo Massimiani – costituitosi dopo una fuga – e Manuel Granato. Le accuse poggiano su oltre 40 episodi di intimidazioni aggravate dal metodo mafioso.

Il clan Spada – La famiglia è una costola dell’universo criminale romano. Gli Spada appartengono al ai Casamonica, clan dedito all’usura e allo spaccio di droga con cui contribuiscono ad avvelenare le periferie a sud-est della Capitale. Passeggiando per i quartieri fortino di Romanina e Morena il controllo appare tacito e sottile, quasi inesistente, si sa solo che “comandano loro”. Questo si chiama chiama mafia, la stessa che usavano Buzzi e Carminati come braccio negli equilibri di forza della loro gestione criminale. Tornando sul mare, il comune di Ostia è parte di Roma per questioni amministrative ma è una realtà a se, una microrealtà da controllare mafiosamente in stretti rapporti con i vertici dell’organizzazione criminale romana e del sud. «Nel locale Aquarius mi venne presentato da Gaetano Cannizzari, un funzionario del Comune di Roma, gestore di un teatro a Ostia con conoscenze anche all’interno del Porto. Mi disse che se avevo denaro mi avrebbe fatto vincere un’appalto». Sono parole dette riguardo di un collaboratore di giustizia della famiglia sicialiana dei Santapaola che spiegano i rapporti tra il clan Spada e le mafie del meridione. Assieme ai Fasciani, il gruppo aveva monopolizzato la gestione delle case popolari della cittadina litoranea attraverso sfratti e intimidazioni violente. Al di la degli intrecci e della collusione tra politici e criminali, la “popolarità” della famiglia ha toccato anche le alte sfere pubbliche, rimanendo al centro di un dibattito dopo che Roberto Spada, fratello del boss Romoletto, condivise sul suo profilo Facebook un video del Movimento Cinque Stelle, «l’unico partito che voterei perché pulito» disse, osteggiando la benevolenza dei cittadini nei suoi confronti durante diverse interviste.

Lotta criminale – Il blitz che ha portato dietro le sbarre i membri della famiglia Spada è solo una parte delle lotta alla mafia romana, perché le dimostrazioni di forza di questo clan attualmente in ascesa nel litorale capitolino saranno ancora molte. Con il vuoto nelle gerarchie portato da Mafia Capitale infatti molti gruppi si stanno mettendo in mostra per cercare di accaparrarsi i territori vacanti e gli affari. L’inchiesta arriva proprio in questo contesto. I carabinieri hanno lavorato da ottobre sul caso partendo dall’agguato a Massimo Cardoni, cugino di Giovanni Cardoni (ucciso nel 2011), e appartenente al gruppo criminale dei Baficchio, in declino nelle dispute territoriali. In quell’imboscata Cardoni fu gambizzato con due colpi di pistola davanti al supermercato Conad di via Cagni a Ostia. Stando all’ordinanza l’uomo appartiene «all’altro schieramento dei Cardoni/Galleoni, conosciuti a Ostia con lo pseudonimo di Baficchio: lo stesso soprannome del cugino freddato il 22 novembre 2011 insieme a Franscesco Antonini detto Sorcanera». Il movente di quel duplice omicidio era placare l’ascesa dei due uomini nelle gerarchie criminali, in cui la gambizzazione di Massimo Cardoni si colloca nella pax mafiosa vigente a Ostia tra i clan.

Gli affari con le case popolari – Nel corso dell’inchiesta in molti tra le vittime si sono rivolti ai carabinieri per denunciare gli episodi e contribuire alla comprensione dello spaccato criminale nel comune litoraneo. «I risultati sono importanti – ha dichiarato Salvatore Luongo, generale dei carabinieri del comando provinciale – e aggiungono tasselli alla ricostruzione di uno scenario criminale particolare sia per il numero dei gruppo sia per la gravità dei fatti commessi. Significativo – conclude Luongo – come i gruppi criminali siano connessi l’uno all’altro». Una cupola nel cupolone di Mafia Capitale dove parte dell’attività di estorsione e minacce degli Spada si concretizzava negli sfratti coatti delle abitazioni dove i membri del clan rivale Baficchio risiedevano. In seguito agli arresti che hanno dimezzato il potere del clan Fasciani gli spazi criminali si sono aperti, e così gli Spada cercavano di ottenere con irruzioni e minacce gli appartamenti dei membri Baficchio. Le case popolari  di Ostia rappresentavano anche importanti punti di controllo strategico che avrebbe consentito, oltre alla predominazione fattuale sul clan rivale, di notare la presenza di forze dell’ordine nell’intero quartiere.

Per arrotondare – La conquista degli alloggi popolari rappresenta solo una parte dell’attività degli Spada a Ostia. Gli sfratti forzati erano diventati uno dei business principali, ma il clan continuava a operare racket e spaccio nella zona. Recentemente gli arresti del 2014 nel clan nell’ambito di Mafia Capitale hanno portato in carcere il capo Carmine Spada, alias Romoletto, insieme a Emiliano Belletti colti in flagrante durante un estorsione di denaro a un commerciante della cittadina. Romoletto aveva un importante controllo del territorio, che continuava a gestire anche agli arresti domiciliari con appuntamenti da casa sua, motivo che portò le autorità a trasferirlo nel carcere romano di Regina Coeli. I motivi degli appuntamenti delineavano gli interessi del clan sulla gestione degli esercizi commerciali e degli stabilimenti balneari di Ostia più volte danneggiati o dati alle fiamme; un aspetto questo «sintomatico che caratterizza i rapporti di forza nella gestione del territorio» come sottolineato da Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda di Roma.

Carmine “Romoletto” Spada in compagnia di Buzzi, l’uomo della Coop 29 giugno, e dell’ex sindaco Alemanno
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