L’Italia (non) riparte e la colpa non è solo del Governo

L’Italia (non) riparte e la colpa non è solo del Governo

L’Italia (non) riparte?

«Non pensate che la realtà possa essere cambiata da quel principio terribile per cui una cosa diventa vera se ripetuta tante volte». Bene, seguiamo alla lettera il Renzi-pensiero e applichiamolo al concetto che lo stesso primo ministro adopera con maggiore frequenza: l’Italia riparte/è ripartita. Davvero l’Italia è ripartita, o è solo una frase dal sapore di propaganda che mistifica la realtà? al momento sembra proprio che l’Italia sia fondamentalmente ferma, gli zerovirgola dominano la scena e la disoccupazione resterà ancora a lungo in doppia cifra: dati impietosi che certificano sia la precarietà dell’economia che la mancanza di volontà da parte dell’esecutivo di svoltare in maniera consona e vigorosa.

Renzi e la banda larga come soluzione a tutti i problemi

Nei giorni scorsi Renzi ha promosso con grande enfasi l’estensione della banda larga, promettendo investimenti e innalzandola a risolutrice dei tanti problemi che affliggono il Paese: una priorità, insomma, da realizzarsi il più in fretta possibile perché l’Italia – manco a dirlo – è tra i fanalini di coda in Europa anche su questo versante. Pensare però d’investire fior di miliardi per ‘correre’ su Internet e bollare – ad esempio – misure a contrasto di povertà e disoccupazione come mera ‘elemosina’ (vedi il reddito d’inclusione o di cittadinanza, realtà già consolidata in Europa) è inammissibile. Un governo – quello del Pd – che si dichiara come forza di centrosinistra, dovrebbe adoperarsi affinché tutti i cittadini abbiano a disposizione strumenti per garantirsi la propria sussistenza e possano farsi strada nella società attraverso il merito, non tramite conoscenze o parentele. Puntare sulla banda larga quando dietro ai monitor delle scrivanie degli Enti pubblici siedono ancora tante persone che ‘lavorano’ giocando al solitario (ammesso che non siano altrove durante l’orario di lavoro) è del tutto inutile, almeno per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni dei cittadini. Ci si domanda, allora, quale sia il vero interesse e se quest’ultimo non sia direttamente connesso con quello particolare dei singoli membri al governo (vedi il caso Guidi).

L’Italia (non) riparte, colpa anche di alcuni italiani

Attribuire unicamente al governo la responsabilità della situazione precaria in cui l’Italia si trova è fin troppo semplice e spesso si rivela essere una scelta di comodo. Se da un lato è vero che le politiche economiche e d’indirizzo siano mansione dell’esecutivo e delle Camere, occorre precisare che ognuno di noi può dare un piccolo contributo per il bene della collettività (e quindi anche di se stessi). Molte persone si muovono su questa falsariga e più o meno consapevolmente sono quelle che tengono con fatica il Paese a galla; altre, invece, lo mortificano attraverso il loro agire, alimentando – anche con gravi ripercussioni sulla percezione che gli Stati esteri hanno dell’Italia – un circolo vizioso composto da clientelismo, furberie e atti di vile prepotenza.

Pensiamo ad esempio agli assenteisti, ai dipendenti-ladri di vettovaglie negli ospedali, ai forestali piromani, alle ‘dame bianche e nere’, ai falsi invalidi, agli infermieri killer e agli educatori/assistenti che usano la violenza sui loro assistiti: tutte persone che antepongono l’interesse particolare e immediato ai grandi obiettivi comuni che, a ben vedere, generano ‘senso di appartenenza’ e costituiscono dunque una parte del concetto di ‘Nazione’, un concetto caro a tanti quando scendono in campo gli ‘azzurri’ ma subito riposto nel cassetto nonappena la partita finisce.

Qualcosa, però, sta cominciando a muoversi e quasi ogni giorno vengono alla luce fatti che erano stati taciuti per molto tempo. Di questo c’è da essere contenti, ciò che ancora non torna, però, sono i fattori che consentono di scoprire di volta in volta gran parte delle storture. Seguendo le cronache si scopre a questo proposito che spesso il denunciante era in qualche modo coinvolto in ciò che di male stava accadendo e per una ragione o per l’altra ha perso il ‘benefit’ di quel particolare affaire. Dunque, sebbene ci siano ‘pentimenti’ che consentono alle autorità d’indagare e scoprire l’illecito, dall’altro è facile intuire come anche al di fuori del governo ci siano molte realtà consolidate che rimangono nell’ombra di un silenzio omertoso e portano avanti i propri particolari interessi a discapito della comunità: un grave danno a cui è necessario porre la parola ‘fine’ prima che non ci sia più neppure una mela da poter rubare.

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