L’Aquila con le ali tarpate

L’Aquila con le ali tarpate

L’Aquila è ancora ferma, lacerata, stretta nel morsa del ricordo di un terremoto che l’ha smembrata nella sua anima. Tra promesse – elettorali – e affari illeciti, il capoluogo abruzzese aspetta la sua rinascita a sette anni dalla tragedia.

L’Aquila, la città-bella addormentata che cerca invano di risvegliarsi dall’incubo del sisma. A sette anni dal devastante terremoto del 6 aprile 2009, che provocò 309 vittime e più di 1.500 feriti, il capoluogo abruzzese stenta a rinascere.

(ri)scossa sociale – La speculazione edilizia e la cattiva gestione del post-sisma continuano a scandire le vite degli aquilani, esclusi in quartieri dormitorio e privati dei loro spazi di aggregazione, interdetti e recintati nella “zona rossa” dove in ogni via c’è il continuo pericolo di crolli. Così, i centri commerciali sorti nella periferia della città rappresentano l’unica alternativa di vita sociale per i cittadini e i tempi in cui sarà possibile godere di lunghe passeggiata in corso Vittorio Emanuele II come in passato sono lontani. Bricioli di quotidianità si trovano nelle 19 new town sorte lo stesso giorno del terremoto, tra la tragedia dei familiari delle vittime e imprenditori – come Carlo Strassile, intercettato al telefono la notte del sisma nell’ambito dell’inchiesta pescarese sulle opere incompiute  – che se la ridevano per gli affari all’orizzonte.

Una transenna delimita la "zona rossa" nel centro città. Fonte: Il Fatto Quotidiano
Una transenna delimita la “zona rossa” nel centro città. Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il ricordo dei crolli, delle vite spezzate da quel terribile sisma sono ancora vividi nelle menti degli aquilani, un aspetto sottolineato da Enrico De Pietra al Manifesto di ieri: «Il terremoto, quando arriva, non si limita ai pochi secondi della scossa. Continua fino a che non si esaurisce la scia dei danni che ha provocato. Quelli materiali e quelli sociali, mentali e psicologici. Perché il terremoto ti entra dentro e non ti molla. Per questo – il giornalista Enrico De Pietra – non parlerei tanto di 7 anni dal sisma, ma di 7 anni di sisma. Sette anni per certi versi surreali, durante i quali, almeno apparentemente, ci siamo abituati a tutto: ai nostri morti, alla diaspora, al ritorno, alla precarietà, alla provvisorietà, alla desertificazione del centro storico, alle beghe e al malaffare. Ad una cosa non ci siamo però abituati: a non poter avere le prerogative di una normale comunità di provincia, a cominciare dalla possibilità di incontrarsi gli uni con gli altri senza essersi dati appuntamento. Mancano i luoghi per questo; non luoghi costruiti ad hoc, ma i luoghi del quotidiano. E per gli aquilani questi luoghi si trovavano nel centro storico. I quartieri tutt’intorno sono ricostruiti e ripopolati, quasi per intero, ma, non c’è verso, non sono nati per essere autonomi e aggreganti».

«Lo Stato a L’Aquila non esiste» – «Qualcuno si è fatto vivo quando servivano voti e poi, sai come si dice, “è andato a comprare le sigarette” – mi racconta sarcasticamente al telefono Emanuele, un giovane studente aquilano che ho conosciuto a Roma e che proprio nella sua città ha deciso di continuare gli studi. Hanno promesso – continua – e ingannato un’intera città e i suoi abitanti. Palazzi distrutti, quelli in piedi pericolanti o costruiti contro le norme edilizie: un caos etico. Nonostante questo – conclude Emanuele – ce la faremo, perché tanto lo Stato a l’Aquila non esiste e allora dobbiamo rimboccarci le mani da soli, con le piccole cose». Parole semplici di un aquilano comune che ben descrivono il sentimento di frustrazione in maggioranza presente tra gli abitanti dell’Aquila, vogliosi di ricominciare a vivere. La rinascita della città si sarebbe dovuta completare con la ricostruzione tra un anno, ma nonostante la riapertura di diverse attività e negozi in centro la vera ricostruzione, ergo la città agibile e vivibile come lo era un tempo, è ancora lontana. Attualmente ci sono 420 cantieri a pieno regime, un numero importante che tuttavia non garantisce la fine dei lavori a L’Aquila, dato che la data di conclusione è stata fissata nel 2022.

Gli edifici del “progetto Case” integralmente gestito dalla Protezione civile non sta garantendo la sicurezza ai cittadini aquilani in termini di vivibilità. Inizialmente il progetto, costato oltre un miliaro di euro, aveva permesso di collocare gli sfollati da una situazione gravemente precaria, ma sul lungo raggio il piano è deleterio e crea ulteriori disagi come nuovi crolli e precarietà delle strutture. Ciò che rimane del progetto fortemente voluto da Berlusconi è una schiera di prefabbricati o piccole abitazioni malconce e decadenti in cui non ci sono i servizi primari e proliferano problematiche strutturali come crolli di balconi, infiltrazioni negli appartamenti e umidità che rendono ulteriormente fragili i già deboli muri. Uno degli ultimi crolli di balconi è avvenuti nella frazione di Cese, dove è stata aperta un’indagine che accusa 39 persone per difetti di costruzione causata dall’utilizzo di materiali scadenti.

Degrado all'interno dei prefabbricati abbandonanti o mal tenuti di Montesilvano. Fonte City Rumors
Degrado all’interno dei prefabbricati abbandonanti o mal tenuti di Montesilvano. Fonte City Rumors

Materie prime di cattiva qualità, come nel caso del legno per gli alloggi, fornito dalla Safwood, attualmente sotto inchiesta della procura di Piacenza per bancarotta. Ed è proprio questa una delle caratteristiche che non permettono di fare giustizia nei casi dove ci sono stati illeciti. Per contratto infatti le aziende che hanno realizzato le new town devono contribuire alla loro manutenzione per dieci anni, ma molte di loro, come la Safwood, sono fallite e quindi per la legge fallimentare – aggiornata nel luglio scorso col decreto legislativo 27/15 – il Comune non puo’ rifarsi su queste aziende causando la perdita di risarcimenti per il mancato risanamento che superano, nei casi più gravi di infiltrazioni mafiose, anche i milioni di euro. L’ennesimo posticipo della data di fine lavori all’Aquila, segna non solo palazzi e case, ma anche edifici pubblici come le scuole. Tra i banchi, il disagio è forte tra gli studenti: sono oltre 6mila quelli attualmente ospitati in 17 Musp (Moduli a uso scolastico provvisorio), che però di provvisorio sembrano avere soltanto le loro strutture.

Bertolaso c’è, ma non si vede –  La grande favola della nuova L’Aquila vede in Guido Bertolaso uno dei maggiori protagonisti istituzionali. Per la gestione della crisi all’Aquila, sulla testa dell’ex capo della Protezione Civile pendono due procedimenti: uno penale per accusa di omicidio colposo plurimo – in prescrizione il prossimo 7 ottobre e per la quale esiste anche una petizione che chiede al candidato di Forza Italia per Roma di farsi processare – e l’altro civile – in cui, stando all’ultima udienza, Bertolaso risulta «irrintracciabile».

Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi accompagnano Barack Obama durante la visita del presidente statunitense all'Aquila del 2009
Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi accompagnano Barack Obama durante la visita del presidente statunitense all’Aquila del 2009. Fonte: Protezione Civile

Eppure le responsabilità penali sono state constatate anche attraverso le intercettazioni telefoniche che testimoniano la mano pesante con cui sono stati gestiti i piani anti-sisma, la regolamentazione del territorio e il post-strage; per rintracciarlo invece il tribunale civile puo’ andare nel quartiere romano Parioli o entrare in qualsiasi studio televisivo dove c’è un talk-show.

 

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