Mogherini “scoppia” a piangere. Le esplosioni da temere sono altre

Mogherini “scoppia” a piangere. Le esplosioni da temere sono altre
Mogherini in lacrime

Ad essere un caso di dibattito politico, stavolta sono le lacrime, più precisamente quelle dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, Federica Mogherini.

La nostra rappresentante lo scorso 22 marzo, mentre era in visita in Giordania, al termine della conferenza con il ministro degli esteri giordano, è venuta a conoscenza degli attentati all’aeroporto e alla metro di Bruxelles; davanti ad un altro duro colpo, stavolta al cuore dell’Europa, la Mogherini non ha potuto fare a meno di essere spontanea e dare sfogo alle lacrime, che sono state la sua prima riposta alla triste notizia.

Solitamente, almeno un tempo e nelle ideologie, in democrazia si era soliti valutare e magari anche contestare, la figura del politico, sulla base del suo operato nei confronti della società che esso serviva; oggi c’è chi addirittura grida allo “scandalo”, o chi parla di dimissioni, nei confronti di un politico che ha avuto una reazione istintiva, dinanzi ad un caso che obiettivamente lasciava spazio a poco, se non al sentimento.

Ecco, il modo in cui la Mogherini ha mostrato quello che era il suo sentimento nei confronti di una vicenda cruda e drammatica, ovvero dando sfogo alle lacrime, è stato letto e valutato in duplice modo.

Dal Pd, ma non solo, anche da parte dell’opinione pubblica, arrivano parole e commenti di assenso per quella che è stata la risposta istintiva di un politico dinanzi all’ennesima strage; nulla da recriminare alla Mogherini quindi, che ha pianto dinanzi ad una notizia che l’ha raggiunta e che portava con se parole come “esplosioni”, “morti”, “terrore”.

Non la pensano così invece, alcuni politici italiani, soprattutto i due che aspirano al Municipio romano e che si sono trovati d’accordo stavolta, nel criticare le lacrime della Mogherini: Guido Bertolaso e Giorgia Meloni.

Indubbiamente essi non sono i soli ad essere contrariati dal pianto dell’Alto rappresentante UE, ma certamente sono quelli più duri nei commenti e nei termini usati a riguardo.

“Mi vergogno di essere rappresentata da lei. È il simbolo di un’Europa debole, molle e incapace davanti agli attacchi che subisce. Mi auguro che la Mogherini, dopo questa figuraccia, voglia dimettersi”, queste le parole di un post su facebook della candidata Giorgia Meloni, con l’appoggio di Matteo Salvini.

Alla Meloni si aggiunge Guido Bertolaso, che addirittura usa l’aggettivo “imbarazzante” in riferimento alle lacrime in Giordania: “Trovo imbarazzante che un ministro degli Esteri dell’Unione europea si metta a piangere dopo un attentato del genere. Deve fare vedere che noi non abbiamo paura, che non ci facciamo intimidire. La gente deve essere rassicurata dai loro leader, non vogliono vederli piangere. È un fatto che può accadere dietro le quinte, non in pubblico, […] adesso diranno che sono maschilista”.

Insomma, si discutono le lacrime sul viso di un nostro politico, che prima di essere un rappresentante del suo Paese all’estero è una donna, e prima ancora un essere umano; un essere umano che all’ascolto della notizia di un attentato, ha pianto.

Ecco è oggi in questione se il pianto sia sinonimo di debolezza oppure se esso sia il segnale di un sentimento di indignazione e rivendicazione dello spirito di dignità umana; una duplice lettura per un atteggiamento naturale, si, naturale come gli esseri umani, come la loro vita, perfino come la democrazia alla quale ormai siamo naturalmente abituati e che ora però, rischia più che mai di essere minacciata, intimorita e spezzata, come le vite delle vittime della barbarie a Bruxelles.

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