Neonata abbandonata tra i rifiuti. ‘Salva per miracolo’

Neonata abbandonata tra i rifiuti. ‘Salva per miracolo’

Sarebbero state le difficoltà economiche a spingere una madre romena di 27 anni a gettare questa mattina sua figlia in un cassonetto dell’immondizia a Campiglia D’Orcia, nel senese. Dopo aver compiuto il fatto, la donna avrebbe messo in scena l’episodio del ritrovamento ma i carabinieri non le hanno creduto e dopo un’ora di interrogatorio la madre  ha finalmente confessato.

Secondo le prime informazioni diffuse stamani e confermate nelle scorse ore, la piccola non sarebbe in pericolo di vita. Il personale del 118, giunto sul posto assieme ai carabinieri ha prestato i primi soccorsi e trasportato la bimba all’Ospedale di Abbadia San Salvatore per poi trasferirla al Policlinico delle Scotte di Siena. Il direttore generale Aou Senese, Pierluigi Tosi, ha spiegato che «si tratta di un piccolo miracolo, perché di lì a poco sarebbe passato il camion che raccoglie i rifiuti e per lei non ci sarebbe stato più nulla da fare. La piccola, che probabilmente sarà chiamata Claudia, pesa 2,880 kg e viene nutrita con il latte umano della nostra Banca del Latte».

Stando a una sommaria ricostruzione la madre, una badante con 3 figli e un marito attualmente in Romania, avrebbe abbandonato la piccola nel cassonetto alle prime luci dell’alba, poi si sarebbe pentita; da lì la decisione di andarla a riprendere per riportarla a casa. Mentre stava recuperando la figlia, ha incrociato una signora sua conoscente alla quale si sarebbe rivolta affinché quest’ultima avvisasse i soccorsi del ritrovamento della bambina. I carabinieri arrivati sul posto per le indagini non hanno creduto alla versione del semplice ritrovamento e alla fine hanno portato la donna a confessare di essere la madre della bambina. Per la ventisettenne è scattata una denuncia per procurato allarme e simulazione di reato.

Non è la prima volta che ci troviamo a raccontare casi di abbandono; ricordiamo ad esempio quello avvenuto il 27 novembre 2014, costato purtroppo la vita alla piccola Giorgia, anch’essa gettata in un cassonetto. Eppure in Italia la legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Sempre secondo la legge, il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.

Chi partorisce, inoltre, ha la possibilità di lasciare il neonato in una delle culle termiche disseminate nel territorio nazionale; luoghi decisamente più sicuri per il bambino rispetto a un cassonetto e che consentono al personale medico di prendersi rapidamente cura del piccolo. Purtroppo, nonostante esistano queste strumentazioni, sono ancora poche le persone che ne fanno uso: ad esempio la culla installata nel 2012 all’ospedale di Careggi (FI) per accogliere i bambini indesiderati è stata adoperata la prima volta solo nel 2015.

Sarebbe certamente meglio non adoperare mai gli strumenti che offrono legge e tecnologia per disfarsi del proprio figlio – meglio sarebbe prendersene cura e amare la propria creatura incondizionatamente – ma visto che nel 2016 ci ritroviamo ancora a parlare di neonati buttati nel cassonetto nonostante le tutele messe in atto dallo Stato, viene da chiedersi che razza di persone siano queste madri (e anche padri) capaci di gettare una creatura tra i rifiuti.

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