#NelgrigiodipintodiBlu: protesta contro la privatizzazione della street art

#NelgrigiodipintodiBlu: protesta contro la privatizzazione della street art

“A Bologna non c’è più Blu, e non ci sarà più finché i magnati mangeranno. Per ringraziamenti o lamentele, sapete a chi rivolgervi”, così ha esordito lo stesso artista Blu, subito dopo la rimozione delle proprie opere che i muri della città di Bologna, fino a ieri, ospitava.

Blu, uno dei nomi più conosciuti e apprezzati nel panorama internazionale della street art, ha deciso e autorizzato la cancellazione/rimozione delle proprie opere che erano “esposte” nelle vie della città di Bologna.

L’artista si è servito di qualche colpo di scalpello e secchi di vernice grigia per manifestare la propria contrarietà e opporsi ad una mostra, che a detta dell’artista nasce con il solo scopo di lucrare sui graffiti.

I magnati che Blu ha menzionato nelle sue dichiarazioni sono la Genus Bononiae di Fabio Roversi Monaco, ex rettore dell’università di Bologna e con tutti gli ideatori e organizzatori della mostra dedicata alla street art.

Si è messo a lavoro lo stesso Blu con l’aiuto di alcuni volontari che hanno aiutato l’artista in questo lavoro di rimozione dei murales che erano ospitati dalle facciate del centro sociale Xm24 presso il quartiere Navile.

La vicenda è stata spiegata da un collettivo letterario, di orientamento radicale: Wu Ming che ha preso le difese dell’autore dei murales; nell’articolo del collettivo, si fa riferimento alla mostra dedicata alla street art che partirà il 18 Marzo a Bologna, dal titolo Street Art- Banksy & Co: L’arte allo stato urbano.

Secondo l’articolo di Wu Ming, molte opere sono state prese e letteralmente “staccate” dai muri, un gesto gravissimo ai danni di un’arte e tutto questo solo a scopo di lucro, con l’aggravante che questi magnati in questione, sono gli stessi che inizialmente, agli albori della street art, l’avevano criticata e offesa, incompresa, paragonandola ad atti vandalici di qualsiasi altro genere.

Adesso invece, che la cultura della street art è affermata, che l’autore delle opere di Bologna è conosciuto a livello internazionale, si tenta di fare un passo indietro sulla strada delle proprie convinzioni e cercare un profitto commettendo però un errore gravissimo: “privatizzare” un bene pubblico.

È proprio questo il punto in questione, lo scopo stesso della mostra che per molti nasce a scopo prettamente economico, per l’artista prima di tutti; così facendo, “rinchiudendo” le opere, si contraddice quella che è l’essenza stessa della street art che dà sfogo alla creatività e permette a tutti il godimento del frutto di questa creatività. Le mostre che si stanno organizzando, rischiano inevitabilmente di ledere lo spirito “pubblico” con il quale la street art nasce e fonda le sue ideologie, per andare così, solo in favore di pochi.

Intanto però, non tutti condividono la scelta dell’artista Blu che già nel 2014 in segno di protesta aveva cancellato due suoi murales in un quartiere di Berlino e che ora ha deciso di privare Bologna di più di 10 sue opere.

Il disappunto, con una nota di rammarico, arriva in particolar modo dal presidente del quartiere in questione, il Navile; Daniele Ara, in quanto “rappresentante” di zona, ha dichiarato di capire le ragioni che Blu ha avanzato, ma di non condividere la scelta di cancellare le opere, che intrattenevano, stupivano e incuriosivano bolognesi e non: “Sono allibito: ora al posto di quell’opera arriveranno le solite scritte idiote”.

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