Scuola, il “concorsone” di grande ha solo il nome

Scuola, il “concorsone” di grande ha solo il nome

Sono stati pubblicati solo nella giornata di ieri, i bandi relativi al concorso scuola 2016 per oltre 63mila docenti.
Già dalle ore 8:00 di domani mattina sarà possibile iscriversi e inviare la domanda di partecipazione al concorso fino al 30 Marzo.

Quasi in concomitanza all’annuncio del bando, sui social si sono aperti i commenti e le irritazioni da parte dei docenti abilitati TFA che si sono sentiti e autodefiniti “truffati”.

Insomma docenti che si sentono per l’ennesima volta offesi e presi in giro dal Governo Renzi e addirittura tra alcuni dei commenti Twitter degli insegnanti, si leggono minacce contro il Governo e ritorsioni alle urne.

I segnali di disappunto arrivano anche dall’ FLC CGIL, irritata per l’atteggiamento irresponsabile del Governo, poiché l’FLC CGIL ha avanzato proposte di buon senso che non sono state recepite dal governo Renzi, perché l’intento del Presidente del consiglio sembra essere quello di vanificare i diritti acquisiti dai precari e riconosciuti dalla direttiva europea.

TORNA UN GRANDE ASSENTE: CONCORSO A CATTEDRA

Per la gioia di alcuni e la e l’irritazione di altri, in particolar modo dei tanti insegnanti abilitati TFA, torna, dopo anni di assenza dalla scena dei concorsi, il bando per le cattedre.

Il concorso è rivolto dà la possibilità a più di 63 mila docenti di partecipare all’esame per poter prendere posto in una delle nuove classi approvate dal Governo e dal Miur.

Con una legge relativa al bando, la 107, è stato inoltre previsto un pagamento per sostenere l’esame di 10 euro, tale cifra è a sosterrà i diritti di segreteria e la cifra dovrà essere versata prima dell’invio della domanda di partecipazione, sul conto intestato a Roma Succursale.

Insomma, il “concorsone” dagli infiniti precari tanto atteso è giunto al via e anche se sta partendo tra svariate polemiche e ricorsi già presentati, relativi agli argomenti oggetto d’esame e alle modalità con cui si svolgerà l’esame; forse si avranno dei posti di lavoro da tempo attesi, bisognerà chiedersi però se questi basteranno, un piccolo esempio ci è fornito dall’Abruzzo, al quale spettano il 3% dei posti nazionali disponibili.

Ad alcuni questo bando pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale, sembra bastare, in attesa che cambi qualcosa all’interno del sistema scolastico.

Questo avverrà mai? Forse a noi, che siamo dalla parte di chi attende, non è dato sapere.

IL M5S SUL “CONCORSONE”: “CAUSERA’ CAOS A SETTEMBRE!”

Il problema più grande sollevato dall’uscita del concorso in questione e che più di tutti sembra essere al centro delle polemiche è dovuto ad alcune “sfumature” di illegittimità, tutte di carattere giudiziario.

È un concorso che già dalle prime ore sembra essere alla mercè di interpretazioni, supposizioni e soprattutto sembra mancare di una coerenza e una linea guida logica che faccia da bussola per le azioni che gli storici precari devono apprestarsi ad eseguire.

Insomma, nella legge 107, già sopracitata, è prevista la valorizzazione dell’abilitazione, abilitazione che però è richiesta come requisito di accesso nel bando.

Alla luce dei contenziosi che già sui social i docenti stanno portando in luce, è chiaro quanto poco limpida sia la situazione in cui ormai da un tempo che sembra infinito, versa il nostro corpo docenti; una situazione di disagio ormai storico, al quale si aggiungono caos e cavilli, travestiti da opportunità.

Questa poca chiarezza e coerenza del Governo su questa situazione, è stata ravvisata non solo dalle parti dell’opinione pubblica prese in causa e non, ma anche da alcune parti della nostra politica e dal M5S in particolar modo.

I Parlamentari del M5S in commissione Cultura alla Camera e al Senato, in merito alla questione del bando sono chiari e sicuri nell’esprimersi e soprattutto consapevoli di cosa possa essere questa nuova proposta avanzata dal Governo.

La consapevolezza del M5S sta nel ravvisare comunque l’insufficienza di copertura dei posti, considerando supplenze e pensionamenti, ma a restare fuori dal concorso saranno 120 mila insegnanti.

Così chiariscono le loro perplessità i Parlamentari pentastellati: “In ragione di tutte queste criticità che, nel breve o medio termine verranno inevitabilmente a galla, torniamo a sostenere la necessità di discutere il prima possibile la nostra risoluzione, presentata alla Camera, con la quale chiediamo in primis di avvio a una fase transitoria per assumere gli abilitati esclusi dal prossimo concorso su tutti i posti vacanti, anche al 30 giugno, per i quali sono state assegnate quasi 100 mila supplenze anche quest’anno. In secondo luogo proponiamo al governo di prorogare il limite dei 36 mesi per le supplenze, attualmente previsto per il 1 settembre 2016”.

Intanto gli insegnanti o meglio, i potenziali insegnanti continuano a vivere nell’indecisione di come districarsi in questa palude fatta di dubbi e promesse e si spegne in loro ogni giorno che passa tra questi problemi, la passione che li aveva inizialmente mossi verso questo lavoro.

L’insegnante, e questo ricordiamolo, per alcuni, adesso in pochi rimasti a crederci, è una vocazione, il riconoscersi vocati a plasmare gli animi, e a vocare questi stessi animi alla conoscenza.

Qualcuno più in alto di chi decide delle leggi, sosteneva che “i giovani non sono vasi da riempire, ma fuochi da suscitare”; quel fuoco spetta all’insegnante, ma quando questo è disincentivato, stanco  e precario, rischia di non appassionarsi più a plasmare gli animi dei futuri cittadini e lì, in quel caso, viene meno un buono Stato.

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