Brexit scongiurata, Cameron: ‘spetta al popolo decidere’

Brexit scongiurata, Cameron: ‘spetta al popolo decidere’

Brexit è scongiurata

Dopo due giorni di trattative, a Bruxelles è stato raggiunto un accordo per evitare Brexit e la conseguente uscita dall’Unione da parte del Regno Unito. Soddisfatto il primo ministro britannico David Cameron: «Penso che dopo un qualsivoglia esame imparziale, non si possa che concludere che abbiamo ottenuto la stragrande maggioranza di quello che avevamo promesso». Cameron ha sottolineato come la Gran Bretagna stia «meglio in una Unione Europea riformata» ricordando però che «alla fine dei conti sarà il popolo britannico a decidere. Ora ci sarà molto tempo per il popolo per pensare: molte persone si sentono frustrate per come funziona l’Ue, e questo accordo punta a sistemare questi problemi». A tal proposito, Cameron ha annunciato l’inizio della campagna referendaria in cui, si augura, «ci sarà un dibattito enorme nel Paese e io lo incoraggerò, ma alla fine spetta al popolo decidere, non ai politici».

Nuovo accordo scaccia-Brexit

L’accordo raggiunto si compone di alcuni punti chiave; per quanto riguarda la  governance economica, si riconosce «che gli Stati membri che non partecipano all’ulteriore rafforzamento dell’unione economica non creeranno ostacoli, bensì faciliteranno tale ulteriore rafforzamento, mentre questo processo rispetterà, per contro, i diritti e le competenze degli Stati membri che non partecipano all’euro». Sulla sovranità «viene riconosciuto che il Regno Unito, alla luce della speciale condizione che ha nei trattati, non è impegnato in una ulteriore integrazione politica nell’Ue» e che «i riferimenti nei trattati e nei loro preamboli al processo di creare un’unione sempre più stretta tra i popoli europei non offre una base legale per estendere la portata di alcuna clausola dei trattati o della legislazione secondaria dell’Ue».

«I trattati consentono un’evoluzione verso un grado di integrazione più profondo tra gli Stati membri che condividono una tale visione del loro futuro comune, senza che questo si applichi agli altri Stati membri». Rispetto ai ‘social benefits’ e alla libertà di movimento, «il diritto al libero movimento dei lavoratori può essere soggetto a limitazioni sulla base di considerazioni di pubblica sicurezza, di policy o di salute pubblica. Sulla base di considerazioni oggettive indipendenti dalla nazionalità delle persone coinvolte e proporzionate al legittimo scopo perseguito, possono essere imposte condizioni in relazione ad alcuni benefit, per assicurare che ci sia un reale ed effettivo grado di connessione tra la persona e il mercato del lavoro dello Stato membro».

I Paesi membri possono «rifiutare di garantire benefici sociali alle persone che esercitano il loro diritto alla libertà di movimento unicamente per ottenere l’assistenza sociale dello Stato membro, malgrado non abbiano risorse sufficienti per rivendicare il diritto di residenza». Sarà alnche introdotto un «meccanismo di allerta e salvaguardia che risponde a situazioni di afflusso di lavoratori di magnitudo eccezionale per un periodo esteso di tempo, ivi inclusi i risultati di politiche passate che hanno fatto seguito agli allargamenti dell’Ue. Lo Stato che intenda avvalersene, deve notificare alla Commissione e al Consiglio l’esistenza di tale situazione eccezionale, che danneggi aspetti essenziali del suo sistema di sicurezza sociale. Su proposta della Commissione, il Consiglio può autorizzare lo Stato membro a restringere l’accesso ai benefici non contributivi per i lavoratori per la misura necessaria. Il Consiglio autorizza tale limitazione per un periodo di 4 anni a partire dalla data di inizio del lavoro. Limitazione che deve essere graduale e si applica ai lavoratori Ue nuovi arrivati per un periodo di 7 anni».

Brexit, reazioni in Europa e in Italia

Soddisfazione per il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker: «è un buon accordo, legalmente robusto e ben equilibrato». Dello stesso avviso anche il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk: l’accordo raggiunto con Londra «rispetta i nostri principi fondamentali e il principio di non discriminazione». Sollevata la presidente lituana Dalia Grybauskaite, che dal sul suo profilo Twitter è stata la prima a dare l’annuncio dell’accordo raggiunto: «Intesa fatta su #UKinEU, il dramma è alle spalle». Secondo il primo ministro Matteo Renzi si tratta di «un buon accordo. Ora il popolo inglese e i cittadini britannici dovranno decidere. Al di là dei dettagli tecnici, nei prossimi 3 o 4 mesi bisognerà fare un riflessione su cos’è l’Europa. Se non ripartiamo per un’Europa affascinante e dinamica perdiamo la sfida con la storia. Dunque, bene l’accordo, poi il fatto che finalmente possiamo tornare a casa è un passo avanti, ma la partita inizia adesso». Scetticismo, invece, per il Movimento 5 Stelle; il deputato Danilo Toninelli ha commentato l’accordo raggiunto con un certo sarcasmo, evidenziando come l’intesa sia ‘buona’ ma solo per il Regno Unito: «Brexit. Per Uk né euro, né esercito europeo e né confini aperti. Per Renzi è buon compromesso. Sì certo, per gli inglesi, non di certo per noi!».

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