Ragion di statua

Ragion di statua

Dal caso dei nudi coperti in Campidoglio sbuca un nome: Ilva Sapora, Capo del Cerimoniale di Palazzo Chigi. Fra disorganizzazione e prostituzione istituzionale, è lei la responsabile o si tratta di un capro espiatorio?

“Ilva”, un nome che la dice lunga sull’attuale situazione di Renzi: imbarazzante. La visita “storica” del leader iraniano Rohani in Italia ha significato per i due Paesi la conclusione di accordi per 17 miliardi di euro e tando a quanto visto, per una tale cifra si è forse disposti a rinunciare a qualcosa, inclusa la sanità mentale. Dopo il “caso statue” oltre a sedimentarsi – strumentalmente – un amore per l’arte in molti politici nostrani, non si è discusso ragionevolmente sulla profonda inettitudine che caratterizza le nostre istituzioni. Al solito scarica barile, con il Ministro Franceschini che sulla decisione di coprire le statue si è detto «non informato» nonostante la Sovrintendenza abbia fatto sapere come il comando sia venuta dall’alto, permane anche una triste prostituzione istituzionale. Sì, abbiamo pensato bene di coprire un’opera d’arte per molti spiccioli e sì abbiamo utilizzato il pudore musulmano come giustificazione alla nostra ignoranza (gioco dal quale Rohani si è prudentemente tenuto a distanza bollando la questione come «giornalistica»). L’irresponsabilità pare abbia invece un nome: Ilva Sapora. In queste ultime ore il quotidiano torinese La Stampa ha pubblicato un articolo che ricostruisce la carriera della presunta responsabile della copertura dei nudi venerei in Campidoglio per non urtare la sensibilità di Rohani. Sapora, 65enne funzionaria di punta della Presidenza del Consiglio dal 2001, sembra essere nel mirino di Renzi dopo le polemiche multi-colore sul “caso statue”.

Pance vuote – La gaffe marmorea non è il primo incidente diplomatico per Sapora. Nel recente passato infatti la funzionaria sarebbe stata più volte a rischio per aver mal gestito importanti eventi diplomatici. Lo scorso settembre, per esempio, durante il pranzo d’onore col primo ministro del Kuwait, il generale dell’esercito kuwaitiano fu escluso dal banchetto per festeggiare l’acquisto miliardario di caccia Eurofighter, un errore che generò forti malcontenti tanto che si temette l’annullamento dell’affare; e ancora, due mesi dopo l’indigesto pasto, nella visita romana del re di Giordania e della splendida Rania, cibo e vino non sarebbero stati all’altezza degli ospiti. Insomma pance brontolanti e grandi imbarazzi, ma questi disastri forse hanno qualche motivazione. Dal curriculum di Sapora emerge infatti come la funzionaria sia in possesso di discutibili referenze linguistiche: in inglese dichiara un «livello elementare» e nel francese «intermedio». Non proprio l’ideale per un funzionario che comunica e organizza cerimonie con e per delegazioni straniere. Stando al detto “Mangia come parli”, con la Sapora si rischia grosso. Eppure, a giudicare dalla sua scalata, la carriera di Sapora non sembra averne mai inficiato. Nel 2001, anno in cui nel Palazzo c’è il sottosegretario Gianni Letta, Sapora viene ingaggiata e vedrà cambiare i diversi governi, da Berlusconi a Monti fino a Enrico Letta, nipote di Gianni. È proprio nel 2013 con Letta nipote che, dopo appena un anno da vicario, diventa capo grazie alla nominata del premier col quale intrattiene una salda relazione professionale. Ma Enrico dura ben poco e sulla massa di funzionari e uomini istituzionali si posa l’alone della rottamazione renziana. Ilva però sopravvive anche a lui e anzi, la donna riuscì a tessere una fitta intesa con l’attuale premier – anche grazie al beneplacito di Denis Verdini – tanto da essere sempre al suo fianco in viaggi ed eventi ufficiali.

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