Caso Carrai. Il nepotismo del fare

Caso Carrai. Il nepotismo del fare

Un fantasma si aggira per le aule parlamentari, è il fantasma del conflitto d’interessi del “caso Carrai”. A poche settimane dal caso Banca Etruria che ha coinvolto il ministro Boschi, Matteo Renzi è di nuovo in balia delle critiche dalle opposizioni.

Ieri a Montecitorio il ministro Boschi ha riferito in aula sul “caso Carrai”. Presente al posto di Alfano, che era stato convocato per l’interrogazione di Sinistra italiana ma si è presentato solo a fine seduta, la Boschi ha dichiarato che «l’unica autorità politica preposta alla gestione di servizi di sicurezza è Marco Minniti. Il governo – spiega il ministro – ha la facoltà di avvalersi di consulenze tecniche: laddove decidesse di avvalersene il governo provvederà a rispondere celermente». Ma la sua dichiarazione è fuorviante, la question time diviene sterile rassicurazione e le domande persistono. «Create un agenzia ad hoc? Tale struttura sarà controllata dal Parlamento attraverso il Copasir o risponderà alla Presidenza del Consiglio? Sarà un’agenzia privata?». Queste alcuni quesiti esposti da Ciccio Ferrara (Si), autore dell’interrogazione parlamentare e membro del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, che incalza «intendente procedere con il criterio dei rapporti amicali anche sulle altre nomine in scadenza negli apparati militari e di sicurezza? Essendo Carrai proprietario di aziende private nella sicurezza cybernetica, venderà le sue attività?». La risposta della Boschi è sempre vaga: «la legge di stabilità del 2016 ha previsto lo stanziamento di un fondo di ulteriori 150 milioni di euro per rafforzare la prevenzione nel campo della sicurezza informatica senza modifica del quadro normativo».

Dalle opposizioni, interne ed esterne al Pd, urla di sdegno: i pentastellati lanciano hashtag sul tema e Silvio Berlusconi con i membri di Forza Italia rispondono ipocritamente. Tutta scena che non intacca un Premier esempio distorto di rigore. Bisogna essere la quint’essenza della politica all’italiana infatti per fare, in così poco tempo, tutti i passi necessari a trasformare il governo in corte personale e le sue strutture in bazar per amici. Come ogni buon democristiano da prima repubblica che si rispetti Renzi segue gli interessi para-politicamente fra banche, industrie e nicchie di potere che lo hanno portato dov’è; altrettanto bene, come figlio della seconda repubblica, Renzi è machiavellicamente politico e comunicativo: non stupisce più quindi il suo tirare dritto di fronte agli imbarazzi.

Perché Carrai? – Il “caso Carrai” è una vicenda di puro conflitto d’interessi, ma chi è l’uomo di fiducia renziano? Marco Carrai è un imprenditore amico del Premier, quest’ultimo è stato anche suo testimone di nozze e prima della decisione di Palazzo Chigi di destinargli un incarico non specificato per la cybersicurezza, ha fondato la Cys4 nel 2014 insieme a diverse figure di spicco dell’industria cibernetica. Fra questi c’è Leonardo Bellodi, ex braccio destro di Paolo Scaroni in Eni e grande amico di Alberto Manenti dell’Aise, una società privata che si occupa proprio di sicurezza informatica. Oltre a lui e Carrai, fra gli azionisti di questa azienda ci sono anche Franco Bernabè di Fb Group, l’uomo che ha trovato i partner tecnologici israeliani per la neonata società insieme a Jonathan Pacifici, imprenditore italo-israeliano e amministratore delegato del “World Jewish Economic Forum”.

Con loro Mauro Tanzi, ex manager di Finmeccanica e attuale controllore del pacchetto di maggioranza attraverso la fiorentina Aicom, un’altra società specializzata proprio in sicurezza informatica dove Stefano Carrai, il fratello del compagno di merende renziano, occupa il posto di consigliere. La Cys4 SpA, società privata che secondo malpensanti e “gufi” vari, mirerebbe a occupare i futuri appalti che il governo potrebbe bandire: una creazione su misura? Insomma, in caso di creazione del nucleo per la cybersecurity, una cordata di imprenditori operanti nel settore – e legati al Premier attraverso la figura di Carrai – si proporranno con la Cys4 in barba alla questione del conflitto d’interessi.

Le ingerenze e i rapporti di Carrai con Israele – Secondo un’inchiesta di Fittipaldi in edicola domani su “L’Espresso”, la scalata di Carrai in un settore sensibile come quello della sicurezza sembrerebbe influenzata da coinvolgimenti israeliani ed è fortemente criticata negli ambienti d’intelligence. La figura dietro tali ingerenze è quella dell’ex parlamentare del Pdl Fiamma Nirenstein, attuale ambasciatrice di Israele a Roma. Nominata a sorpresa lo scorso agosto da Netanyahu, la sua designazione scatenò dubbi poiché sionista e da sempre contraria al riconoscimento dello stato della Palestina. Il quotidiano israeliano “Haaretz” e alcuni rappresentanti della comunità ebraica romana chiesero al presidente israeliano di fare un passo indietro e di ritirare la nomina. Netanyahu però stima l’ex berlusconiana e sa che la Nirenstein ha avuto la benedizione del miglior amico del premier italiano, Carrai, che ha spinto in prima persona per la nomina. Carrai è infatti amico di Fiamma e del suo primo figlio, un trentenne nei servizi segreti italiani, ospite insieme alla mamma-ambasciatrice al matrimonio di Marco. Ultima circostanza: la nomina di Nirenstein ad ambasciatrice di Israele è stata comunicata pochi giorni dopo la visita del luglio scorso di Renzi a Tel Aviv; presente anche Carrai, che accolse l’ambasciatrice un mese dopo la nomina all’aeroporto di Firenze.

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