Abbatino: “Sono un morto che cammina, so troppe cose”

Abbatino: “Sono un morto che cammina, so troppe cose”

Maurizio Abbatino, 61 anni -di cui diversi passati in carcere-, era uno dei boss della banda della Magliana, legato per motivi di affari a Massimo Carminati, soprannominato “il Cecato”. Per la prima volta da quando è uscito dal carcere, l’ex boss che poi decise di collaborare con giustizia, probabilmente spinto dal timore di perdere la vita proprio ora che potrebbe godersela, ha rilasciato alcune dichiarazioni al Fatto Quotidiano: “Sono un morto che cammina. Ho una taglia sulla testa, metto il piede a Roma e mi ammazzano. Carminati, che ha preso la mia eredità, mi vuole morto. E non solo lui”. Riferendosi poi al periodo in cui era ai vertici della banda, Abbatino ha aggiunto che non si considerava il boss della Magliana: “Non avevo nessuno sopra di me, ma non ero il capo” spiega, ricordando che “eravamo in molti a decidere”. Ha ucciso “tanta, troppa” gente e il suo potere è stato poi ereditato proprio da Massimo Carminati, uno di quelli che oggi lo vuole morto.

Maurizio Abbatino fu arrestato dopo sei lunghi anni di latitanza, scoperto da una telefonata intercettata. Decise di collaborare con la giustizia perché “non ero più protetto. E poi avevano ammazzato mio fratello, lo avrebbero fatto anche con me. Lo faranno, visto che lo Stato mi ha lasciato senza protezione. E le parla uno che ha un senso di rispetto per la giustizia. Ho collaborato proprio perché non avvenisse più niente di tutto quello che fu. Roma era il Far West.” Il motivo per cui, sempre secondo le sue dichiarazioni, tutti lo vogliano morto è che la storia della banda della Magliana non è stata scritta per intero. Mancherebbe qualche tassello che solo lui potrebbe inserire per completare il mosaico: “Io potrei continuare a parlare, ma mi sono fermato fino al punto in cui avevo le prove. Oltre non sono andato. Non potevo. Ma la storia è molto più complessa. E c’entra molto di più con la P2 -propaganda massonica, ndr- rispetto a quanto è emerso.”

“E non credo che sia solo la malavita in giro a volermi far fuori, ma anche alcuni apparati, un tempo servizi segreti, oggi non so più come si chiamano. Nella mia vita blindata mi sono fidato della polizia, certo, ma molto più della squadra mobile che non della Digos. […] Oggi mi lasciano fuori, senza un centesimo in tasca. Vogliono che torni in strada. […] Scoppia Mafia Capitale e mi mandano fuori. È stata una manovra, non so voluta da chi. Un segnale a coloro che volevano parlare: guardate che fate la sua stessa fine se collaborate, questo hanno voluto dire”, ha concluso Abbatino.

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