Gli Eagles Of Death Metal vogliono tornare a suonare al Bataclan

Gli Eagles Of Death Metal vogliono tornare a suonare al Bataclan

A due settimane dalla strage di Parigi, la band racconta quella tragica serata frammento di una notte d’orrore.

Gli Eagles of Death Metal, la band impegnata a suonare al Bataclan nella notte degli attentati di Parigi, hanno raccolto in una video-intervista a Vice le testimonianze di quella tragica serata. Il video di 26 minuti vede Shane Smith – fondatore del magazine americano – intervistare i componenti del gruppo protagonisti loro malgrado dell’orrore consumatosi nello storico teatro. La sera del 13 novembre scorso la band era impegnata in un concerto proprio sul famoso palco parigino del Bataclan, tappa del tour europeo per il nuovo album pubblicato in ottobre. Fra il pubblico centinaia di persone, in gran parte giovani, accorse per godere dello spettacolo offerto da una delle band più seguite nel panorama rock americano. Poi la strage. Mentre la band suona il brano Kiss the Devil, quattro degli otto attentatori che semineranno il panico in tutta la Ville Lumière, entrano nella sala e aprono il fuoco dei loro kalashnikov sul pubblico. Uno di loro si farà saltare in aria. È un massacro. Le vittime nel solo locale saranno 89, fra cui Nick Alexander, responsabile del merchandising della band.

“Quello che davvero mi ha scioccato sul momento – ha dichiarato a Vice Julian Dorio, il batterista – è che noi siamo una rock band molto rumorosa. Il volume prodotto dalla band sul palco, con l’impianto di amplificazione, è difficile da surclassare: gli spari iniziali però sono stati così potenti che ho capito immediatamente che qualcosa non andava”. Dopo la prima scarica di proiettili, Boot – un uomo dello staff – ha fatto notare ai musicisti, nel frattempo riparati dietro la strumentazione, che uno degli uomini armati stava ricaricando il suo fucile. Così Hughes insieme a Dorio e al chitarrista Eden Galindo hanno aspettato la ricarica per scappare verso il camerino; lì Hughes voleva raggiungere Tuesday, la fidanzata, e invece si è trovato di fronte uno dei terroristi. “Si è girato verso di me – dichiara – ha abbassato la sua arma e la canna ha colpito lo stipite della porta”. I tre sono così scappati di nuovo al piano terra del teatro uscendo in strada attraverso una delle porte laterali, guidati dai fan. Tutti eccetto il bassista Matt McJunkins. Il musicista ha raccontato di aver visto molti spettatori tentare la fuga da una porta sul retro, che però sapeva essere senza altre uscite: ha provato ad avvisarli ma poi si è unito a loro barricandosi nella stanza e bloccando la porta dall’interno con delle sedie impilate. Una volta chiuso dentro, McJunkins ha dichiarato come con lui c’erano diverse persone ferite e che l’unica arma a loro disposizione era una bottiglia di champagne lasciata per il post-concerto. “Gli spari si stavano avvicinando – racconta –  e sono andati avanti per forse dieci, quindici minuti, non si fermavano. E poi si sono fermati e c’è stato un senso di sollievo, e poi sono ricominciati di nuovo”. A quel punto la deflagrazione della cintura esplosiva indossata da uno dei terroristi, “che ha fatto tremare l’intera stanza e probabilmente l’intero edificio”. Il resoconto di quegli attimi di terrore infiniti si concludono con altre ricostruzioni di Hughes. Il frontman, arrivato a una stazione di polizia, ha chiamato al telefono il co-fondatore del gruppo e amico Josh Homme che aveva ascoltato tutto collegato via audio al concerto. Solitamente Homme non partecipa ai tour della band e infatti non era presente quella sera al Bataclan: “ci ho messo un momento prima di credere che stava succedendo veramente” ha dichiarato.

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La locandina dell’evento in programma al Bataclan la sera del 13 novembre.

Fino a pochi giorni fa passeggiando per Boulevard Voltaire il tempo si era fermato. Al civico 50 del viale, sul cartellone-locandine del Bataclan, c’era ancora il nome della band in programma quella sera: “nous production presente Eagles Of Death Metal”. Quel cartellone, con impressi quei caratteri, è stato memoria breve, le lettere come le lancette di quegli orologi che si ritrovano bloccati all’ora di un evento sconvolgente, nell’istante della morte. Il resto di quanto accaduto a Parigi in quelle ore è già storia. In generale si è attribuito ai terroristi di aver scelto di colpire una band rock americana perché forma artistica dell’Occidente. Tuttavia si puo’ dire che i terroristi hanno deciso di colpire un luogo dove i francesi si divertono, in libertà, dal oltre cento anni. Va sottolineato come le dichiarazioni e i commenti sugli Eagles Of Death Metal siano stati inappropriati: in molti infatti hanno taciuto il gruppo come “band dai riferimenti satanici”, “gli angeli della morte”; perciò “è toccato a loro”. Niente di più falso. Il nome della band deriva dall’episodio che vide Hughes conoscere il genere musicale del death metal attraverso un amico. Hughes unì così l’aquila, quell’eagle simbolo d’America, col nome del genere musicale. Gli Eagles of Death Metal non suonano death metal e non sono un gruppo satanista ma una formazione con radici garage e hard rock, con testi certamente espliciti sessualmente ma al contempo giocosi e goliardici: cari tromboni impolverati e incravattati, il demonio è retorico. La filosofia della band californiana – fondata da Jesse Hughes e Josh Homme, già leader del gruppo stoner Queens Of The Stone Age – è quella di divertirsi suonando; la formazione è infatti composta da membri che periodicamente si alternano pur collaborando con altre compagini più blasonate. Una bel ritrovo per musicisti del giro insomma. Una realtà che neanche l’odio seminato quella sera al Bataclan sembra – giustamente – fermare. Nell’intervista a Vice si è parlato anche del futuro. Hughes ha detto che vuole tornare a Parigi per suonare di nuovo dal vivo insieme ai suoi compagni. “Voglio essere la prima band a suonare al Bataclan quando riaprirà. Perché ero lì quando c’è stato silenzio per un minuto. I nostri amici sono andati lì per vedere il rock’n’roll e sono morti. Voglio tornare lì e vivere”.

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