Fumata bianca al Colle per Sergio Mattarella, è lui il dodicesimo Presidente della Repubblica

Fumata bianca al Colle per Sergio Mattarella, è lui il dodicesimo Presidente della Repubblica

 MattarellaROMA — È Sergio Mattarella il dodicesimo Presidente della Repubblica italiana.
Uno scrutinio più veloce del previsto, dove il quorum dei 505 voti è stato superato in tempi brevi, con la voce della Boldrini a ripetere Mattarella tra gli applausi in aula.
Fumata bianca quindi, arrivata al termine della quarta votazione che ha catalizzato su questo nome «la più ampia convergenza», con 665 voti finali, come auspicato dal Premier Matteo Renzi anche nel suo ultimo appello: «Scegliamo un galantuomo».

In questi giorni si è tanto scritto e letto di questo uomo sconosciuto ai molti.
Descritto come una persona di poche parole, serio, pacato ma nello stesso tempo deciso. Una risolutezza dimostrata ad esempio quando, da Ministro della Difesa, non ebbe tentennamenti ad aderire alla guerra della Nato in Kosovo, ottenendo l’apprezzamento degli Stati Uniti. Al suo nome non è legata solamente la legge elettorale definita Mattarellum, ma anche l’abolizione del servizio di leva obbligatorio.
Ha vinto il suo aplomb, la sua dedizione al lavoro e la sua estrema riservatezza. Per alcuni sobrio, per altri freddo, tocca ora a lui, palermitano di settantaquattro anni, ex democristiano, assente dalla scena politica attiva dal 2008, mantenere l’imparzialità e l’equilibrio necessari per tenere le redini del nostro Paese, favorendo un clima sano, utile e necessario per la crescita e le riforme.

Anche Giorgio Napolitano si era espresso a favore del giudice costituzionale ed ex Ministro della Difesa: «È sempre importante avere grandi numeri. Area Popolari aveva ragione ad essere polemica, ma hanno assai più ragione per la scelta che si realizzerà stamattina. La mia presenza qui è doverosa» e, parlando di Mattarella, «lo conosco sul piano dell’assoluta lealtà e correttezza, sensibilità e competenza istituzionale e certamente dell’imparzialità, caratteristiche importantissime per disegnare la figura del Capo dello Stato».

Decisiva la svolta di Alfano che, all’indomani dello rottura del Patto del Nazareno, ha preferito puntare sul merito del nome proposto da Renzi e non sul metodo seguito; metodo invece ritenuto inaccettabile da Berlusconi in quanto non sono stati rispettati gli accordi presi.

Renzi Mattarella AlfanoL’elezione di Mattarella, primo Presidente siciliano, è dunque frutto del successo avuto dalla linea imposta da Renzi; il tanto chiesto ricompattamento del PD ha permesso di avere i numeri vincenti, complice la sottomissione ragionata di Alfano dopo una resistenza di trenta ore, nella quale potrebbe aver avuto il suo peso la conversazione tenuta con Napolitano, nella quale quest’ultimo gli avrebbe detto: «Un Presidente è per sette anni, la sua elezione non deve risentire delle contingenze». Per Napolitano infatti era importante allargare il consenso attorno a Mattarella, perché solo in questo modo sarebbe stata un’elezione sganciata dalla tattica, segno di unità del Paese.

Ora la partita si giocherà sulle riforme, con il capogruppo Brunetta a sottolineare come «noi ci teniamo le mani libere sulla legge elettorale, le stesse mani libere che si è tenuto Renzi». Anche Cicchitto non risparmia parole di sfida nella direzione del Premier Renzi: «Si prepari alle conseguenze, ci ha camminato sulla faccia».
Un voto questo che potrebbe cambiare gli equilibri interni dei partiti. Un primo scossone è già stato dato da Sacconi (NCD), con le sue dimissioni da Presidente Senatori Area Popolari: «Il metodo è arrogante, inaccettabile, è a rischio il percorso delle riforme». Anche Gianmarco Centinaio, capogruppo Lega al Senato, aveva definito Mattarella come «un figlio del potere e del sistema, ha bocciato il referendum per la legge Fornero», un nome che non rispecchia il nuovo che avanza.

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