Legambiente invia lettera a Zubbani e Rossi dopo l’alluvione a Carrara

Legambiente invia lettera a Zubbani e Rossi dopo l’alluvione a Carrara

alveoEgr. Sig. Sindaco, egr. Assessori, non è certo la prima volta che, inascoltati, vi scriviamo e diffondiamo alla stampa le nostre proposte per affrontare seriamente il rischio idraulico. Dopo l’alluvione (la terza in due anni) vi riproponiamo in maniera sintetica la nostra analisi delle cause del rischio alluvionale – partendo dai monti per arrivare al mare – e le relative proposte. Comincia così la lettera inviata da Legambiente al sindaco di Carrara Angelo Zubbani e al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, un documento che parla del crollo dell’argine del Carrione e che mette a nudo le criticità presenti fornendo anche dettagliati piani di ripristino e manutenzione.

L’associazione ambientalista prende in esame – confrontandoli – I vecchi ravaneti (tante scaglie, poche terre) che “si comportano da ‘spugne'” capaci di assorbire le piogge rilasciandole lentamente, “riducendo i picchi di piena. I ravaneti recenti, invece, sono ricchi di terre che, occludendo gli interstizi, li rendono impermeabili e suscettibili a frane che, colmando gli alvei sottostanti, provocano esondazioni fin dai tratti montani”. La soluzione proposta è quella di  “mantenere i vecchi ravaneti, ordinare alle cave la rimozione di quelli recenti e non consentirne di nuovi, nemmeno come deposito provvisorio: in caso di difficoltà d’accesso in cava dei camion per il prelievo degli scarti, adottare soluzioni diverse dallo scarico sul versante. Revocare l’autorizzazione alle cave che scaricano terre o violano le prescrizioni, assegnandola ad imprenditori più responsabili. Trasferire al piano tutte le attività di vagliatura”.

Legambiente, memore delle alluvioni susseguitesi negli anni, si concentra sul restringimento degli alvei dovuto alla cementificazione e alla tombatura dei canali e propone misure per “restituire ai corsi d’acqua l’intero loro alveo eliminando le strade che lo occupano (es. Via Colonnata dal Ponte di Ferro a Mortarola e altri tratti, Via Piastra, Via Torano, ecc.) e ricostruendole in posizione di sicurezza (a mezza costa)”.

Legambiente inoltre chiede al Sindaco e alla giunta “una variante del piano strutturale che elimini le previsioni edilizie” nelle aree a pericolosità idraulica anche dopo la loro ‘messa in sicurezza’. In mancanza di questa scelta – osservano gli ambientalisti – il risultato sarebbe paradossale: la messa in sicurezza del Carrione e del Parmignola preluderebbe alla cementificazione della piana e all’incremento dei danni alluvionali”. Altra istanza è quella di “adottare un grandioso piano di restituzione di spazio al Carrione. Oggi i terreni spondali sono quasi interamente occupati da segherie; il piano strutturale prevede la delocalizzazione di quelle dismesse, mentre per quelle attive prevede la conferma dello stato di fatto o altre possibilità: ristrutturazione edilizia, sostituzione edilizia, cambio di destinazione d’uso. In poche parole – osserva Legambiente – la delocalizzazione non è finalizzata a ridurre il rischio idraulico, ma alla sostituzione delle segherie con edifici di maggior valore: ci vuol poco a capire che, in caso di alluvione, i danni aumenterebbero.

“Il piano strutturale considera espressamente ‘problematica e quindi sconsigliabile l’ipotesi di una generale delocalizzazione delle attività presenti e quindi di una sua completa trasformazione in parco fluviale’. Noi – proseguono gli ambientalisti – siamo di parere contrario: già dal 2003, dopo l’alluvione, abbiamo chiesto ‘una variante al piano strutturale che finalizzi la delocalizzazione degli insediamenti lungofiume ad un lungimirante allargamento dell’alveo’. L’ampliamento del Carrione è infatti ancora possibile per gran parte della sua lunghezza e – osservano – per quanto possa sorprendere, anche in alcuni tratti più urbani è possibile intervenire ampliando l’alveo”.

Legambiente propone di “intraprendere un piano di radicale eliminazione di tutte le tombature, da quelle dei torrenti a quelle dei fossi più minuscoli, restituendo ai loro alvei tutto lo spazio necessario, anche a costo di scoperchiare strade ed effettuare un lavoro minuzioso di rimozione delle migliaia di piccole opere (colmamenti, restringimenti, coperture, occupazioni abusive di sponde, ecc.) e di ogni altro ostacolo al deflusso. Per la manutenzione dei fossi, ribaltare l’approccio attuale (sezione minima e ‘ben pulita’) puntando invece su generosi ampliamenti degli alvei e sulla loro rinaturalizzazione”. L’associazione chiede infine di “annullare le previsioni del nuovo porto turistico e dell’ampliamento di quello commerciale”.

In chiusura di missiva, Legambiente esorta Sindaco e giunta a farsi un’esame di coscienza: “chiedetevi se riconoscete che le alluvioni subite sono il frutto della politica urbanistica finora seguita e se vi sentite pronti a cambiarla radicalmente, ad interrompere il consumo di suolo e ad intraprendere un grandioso piano che restituisca spazio agli alvei e sicurezza ai cittadini. Se non vi sentite pronti a questa sfida, vi chiediamo, per il bene della città, di ritirarvi con dignità e consentire per essa un futuro migliore”. La versione completa del documento è visibile qui: http://iltirreno.gelocal.it/infografica/2014/11/17/news/alluvione-a-carrara-la-denuncia-di-legambiente-il-cemento-ha-soffocato-il-carrione-1.10329216

Davide Lazzini
18 novembre 2014

 

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