Marijuana: un occasione per rilanciare l’Italia e combattere le mafie?

Marijuana: un occasione per rilanciare l’Italia e combattere le mafie?

MarijuanaIl proibizionismo americano degli anni ’20 si risolse in un fallimento totale: molti furono gli stratagemmi usati per aggirare le politiche repressive nei confronti dell’alcol e continuare – di nascosto – il consumo e la produzione, quest’ultima spesso gestita dalla malavita organizzata. In Italia l’alcol è legale, ma non si può dire lo stesso per la marijuana che, nonostante la recente sentenza della Corte Costituzionale, continua ad essere etichettata come droga e, pertanto, pericolosa e nociva sotto tutti i punti di vista. In Italia se ne consuma molta, ma la politica spesso ha fatto orecchie da mercante in materia, preferendo reprimere e inasprire le pene piuttosto che trovare una soluzione che sia davvero efficace. I motivi? Per spiegarli occorre partire da un’ipocrisia di fondo: spesso la sostanza viene fumata e per farlo occorre il materiale che, strano ma vero, è da sempre reperibile in tutte le tabaccherie: cartine lunghe e filtri in cartoncino leggero.

Paradossalmente troppo facile per il consumatore acquistare il “necessaire”, essendo venduto legalmente. Inoltre la repressione, simbolizzata dalla Fini-Giovanardi, non ha sortito gli effetti previsti: si registra un aumento costante per quanto riguarda l’uso di marijuana e le carceri, nel contempo, si sono riempite a dismisura. Il consumatore, per attingere alla sostanza, deve rivolgersi alla malavita per ottenere un prodotto che, se fosse distribuito e controllato dallo Stato, sarebbe sicuramente di qualità migliore e potrebbe altresì generare per lo Stato un gettito di tutto rispetto utilizzabile per fini nobili. Di più: si potrebbero evitare le trafile burocratiche di cui sono vittime molti malati che fanno uso di marijuana: sono ormai ben noti gli effetti terapeutici della “pianta della discordia” su diverse patologie, continuare ad ignorarli significa che c’è qualcosa che va oltre la mera opinione politica, qualcosa di più profondo e che per forza di cose va tenuto nascosto. Inspiegabile, a tal proposito, l’esistenza di centri in Italia in cui si coltiva marijuana per studiarla e poi, anziché distribuirla ai malati, venga semplicemente distrutta. Il nocciolo della questione rimane, però, la scarsa cultura degli italiani, che preferiscono soluzioni già pronte piuttosto che informarsi a dovere, allenando il proprio spirito critico a scavare laddove c’è necessità. Ciò che è certo, ad oggi, è che la parte del leone la sta facendo la malavita, che silenziosa incamera denaro – nero – e si arricchisce sfruttando un semplice principio: offrire un qualcosa che lo Stato proibisce di possedere/produrre. Un meccanismo psicologico molto elementare – la provo perché voglio trasgredire – ma molto efficace, che spinge ad incrementare i consumi  e di conseguenza i profitti. Intanto nel mondo sempre più Stati stanno adottando politiche di tolleranza, ma per adesso l’Italia sta a guardare, immobile, mentre il vero cancro sociale – le mafie – continuano a nutrirsi e ad espandersi. La sentenza della Corte Costituzionale dovrebbe essere un trampolino di lancio per attivarsi nel cambio di rotta e nell’anticipare in modo netto i paesi stranieri: la storia è ricca di eventi che vedono protagonisti gli italiani innovatori, che hanno sfidato i poteri forti e i luoghi comuni riuscendo in imprese che sembravano puro delirio: il progresso passa anche attraverso queste strade, forse perigliose, ma necessarie.

di Davide Lazzini

13 febbraio 2014

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