El Niño: l’anomalia climatica che mette in guardia i governi

Nelle ultime ore l’Onu è più vigile che mai. A minacciarlo non è un nuovo conflitto in corso o un nuovo armamento nucleare: è un fenomeno climatico. Si chiama El Niño, noto anche come ENSO (El Niño-Southern Oscillation), ed immette un ulteriore calore in quest’epoca di una significativa crescita del riscaldamento globale. I suoi effetti collaterali sono siccità, incendi. Secondo gli esperti El Niño renderà questo 2027 l’anno più caldo mai registrato. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dichiara: “El Nino sta assumendo proporzioni gigantesche. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme”.
Che cos’è El Niño?
Qualsiasi anomalia di temperatura superiore a 0,5°C viene classificata come El Niño ed essa si deve manifestare per un periodo non inferiore a 5 mesi. Si tratta di un’oscillazione periodica il cui periodo è variabile dai 2 ai 7 mesi, la sua causa è il surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche portano una modifica la circolazione equatoriale dei venti provocando una cattiva distribuzione delle precipitazioni e l’alternanza dei periodi di siccità.
Non c’è da dimenticare anche l’impatto che El Niño provoca sull’ambiente. Nell’Oceano Pacifico, il fenomeno indebolisce la risalita delle acque profonde, normalmente ricche di sostanze nutritive, verso la superficie. La diminuzione di questi nutrienti riduce la presenza di plancton e, di conseguenza, impoverisce le risorse alimentari disponibili per i pesci. Il prolungamento del fenomeno può dunque avere gravi ripercussioni sulle nazioni la cui economia è fortemente sostenuta dalla pesca, come nel caso dell’Ecuador, del Perù e del Cile.
El Niño: un colpo basso per il riscaldamento globale
Non possono passare inosservate le conseguenze di questo fenomeno climatico. A sentire maggiormente le ripercussioni in tempi recenti è il sud est asiatico, come nel caso dell’aggravarsi degli incendi in Indonesia e l’indebolimento delle vitali piogge monsoniche in India. Questo agosto, l’aumento delle temperature avrebbe messo in difficoltà oltre 50 milioni di persone spingendole a uno stato di fame acuta, secondo il Programma Alimentare Mondiale. Gli effetti de El Niño si espanderanno oltre l’Asia, rendendo l’Australia esposta a incendi e il Sud America alle inondazioni.
L’analista climatico Zeke Haustfather, afferma che nessun El Niño abbia mai raggiunto una temperatura così alta. E’ previsto che il picco dell’anomalia potrebbe raggiungere circa 4°C a novembre.
Il rischio, dunque, non riguarda soltanto il record di temperatura che il 2027 potrebbe raggiungere, ma la combinazione tra un fenomeno naturale e un pianeta già profondamente riscaldato. El Niño non è la causa del cambiamento climatico, ma può amplificarne temporaneamente gli effetti, portando il sistema climatico in un territorio sempre più difficile da prevedere. Per l’Onu, più che un semplice picco termico, è l’ennesimo segnale che la crisi climatica non appartiene più a un futuro lontano.




