Crollo della partecipazione alla cultura in Europa

Crollo della partecipazione alla cultura in Europa

CulturaDopo la crisi l’Europa è più povera, anche culturalmente. È questo il triste risultato di una ricerca ad ampio spettro pubblicata dall’Eurobarometro a inizio di questo mese, che indaga la partecipazione attuale alle attività culturali nell’U.E. a 27 Stati, confrontandola con quella del 2007.
La flessione nella partecipazione sia attiva che passiva ad attività considerate “culturali” ha colpito trasvelsalmente tutte le tipologie prese in considerazione: dall’opera ai programmi televisivi, dalla frequentazione di biblioteche pubbliche ai concerti. Solo il cinema riesce a strappare un aumento dell’un percento. Per avere un’idea generale, il 18% in meno dei cittadini dell’Unione partecipa in maniera assidua ad attività culturali sul 21% del 2007: una disaffezione che ha coinvolto più di quattro persone su cinque. I risultati più negativi si registrano in Grecia, Portogallo, Cipro, Romania e Ungheria. Per quanto riguarda i primi Stati citati, è facile rintracciare l’effetto della crisi economica su nazioni che già in precedenza non navigavano in buone acque. Ma c’è anche da notare che la Spagna e l’Irlanda si situano sopra la media dell’Unione.
Neanche a dirlo, l’Italia figura spesso negli ultimi posti e molto sotto la media europea. Siamo infatti quintultimi per alta partecipazione a eventi culturali con solo l’8% della popolazione, seguiti da Ungheria e Romania. Se invece prestiamo attenzione alla fascia di cittadini che registra un basso coinvolgimento, allora siamo i peggiori in Europa (80%), secondi solo a Malta e Bulgaria. Restringendo l’attenzione al solo fenomeno della lettura, risulta che in Italia solo il 56% degli intervistati dichiara di aver letto un libro nell’ultimo anno, dove in Francia la percentuale è del 73%; per non parlare poi di paesi come la Svezia, che raggiungono il 90%.
Puntuale il commento del Commissario Europeo per l’Educazione e la Cultura, Androulla Vassiliou, che ci indica in maniera chiara il percorso da seguire in futuro: “Questa ricerca mostra che i governi devono ripensare al modo in cui sostengono la cultura, al fine di stimolare la partecipazione pubblica e il potenziale che la cultura possiede in quanto motore per il lavoro e la crescita. Inoltre i settori culturali e creativi sentono il bisogno di essere riadattati per coinvolgere una nuova audience e per esplorare nuovi modelli fondanti”. Il problema principale, infatti, insieme a quello della carenza di tempo, sembra proprio essere quello dell’interesse che la cultura riesce a generare nel pubblico. Più che il suo costo, in Europa la sfida della cultura sembra giocarsi sul campo del coinvolgimento della popolazione. Specialmente in Italia, dove la mancanza di interesse viene mediamente citata più volte rispetto al resto dell’Europa.
Se infatti si vuole arrivare alla radice della disaffezione alla cultura non possiamo più continuare a dare la colpa all’“inciviltà media”. Il problema è quello che la cultura vive con se stessa e con l’immagine che di sé è capace di dare al suo pubblico. Il fatto è che è l’idea stessa che ne abbiamo ad essere stantia e a dover essere reinterpretata, perché non più capace di coinvolgere ampie fasce di popolazione. Anzi, semmai oggi respinge chi vi si vuole accostare. E lo sarà finché vi associamo l’immagine di una fruizione passiva, invece che di un’attività. Lo sarà finché la pensiamo solo come erudizione accademica. Ci siamo infatti assuefatti ad un concetto elitario di cultura, a cui possono accedere con diritto solo in pochi. La possibilità che contenuti culturali possano diventare di moda, popolari, scatena frequentemente il timore di una loro “volgarizzazione”. Certo, c’è modo e modo di ampliarne la partecipazione, e questo è certo un problema da tenere in grande considerazione. Ma non si deve avere paura di svecchiare i canali della fruizione culturale o di renderli moderni e al passo con i tempi. Se rimarremo aggrappati ad un’idea vecchia del prodotto culturale, dovremo abituarci a brutte notizie come quelle che l’Eurobarometro ci ha fornito.
La ricerca completa in lingua inglese si può trovare su: http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_399_en.pdf

Daniele Di Giovenale
11 novembre 2013
Twitter: @DanieleD

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