Da 10mila a 5mila: nell’universo dei contanti
Attualità
29 Ottobre 2022

Da 10mila a 5mila: nell’universo dei contanti

La proposta del governo Meloni, di alzare il tetto all’uso del denaro contante ha suscitato non poche polemiche. Tra le ampie discussioni in materia createsi, si è arrivati ad un accordo nella maggioranza per un tetto massimo a 5mila euro. Una “via di mezzo” tra i mille previsti inizialmente per il 2023 e la proposta inziale di 10mila ad opera della Lega.

di Marta Giorgi

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Il tetto sull’uso del denaro contante è stato al centro delle manovre dei governi precedenti e oggi il tema torna al centro del dibattito pubblico dopo le dichiarazioni dei membri del governo Meloni che vorrebbero alzare gli attuali limiti.

Dalle continue modifiche attuate nel corso degli anni, a partire dal 1991 con il limite di 20 milioni di lire, si è arrivati al progetto di legge ad opera della Lega, depositato mercoledì alla Camera: quest’ultimo prevede un innalzamento del tetto dagli attuali 2mila (ad inizio del 2023 era previsto un ulteriore abbassamento a mille) a 10mila euro.

Il progetto dell’innalzamento al tetto dei contanti e’ condiviso da Giorgia Meloni che ha ribadito la volontà di procedere in questa direzione durante la discussione alla Camera per il voto di fiducia, senza precisare in tale contesto il limite consentito.

Un tetto a 5mila euro per l’uso dei contanti sembra essere l’ipotesi di compromesso trovata in settimana tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, il responsabile economico di Fratelli d’Italia, Maurizio Leo e il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto. Una “via di mezzo” tra il tetto a 10mila proposto da Salvini e quello attuale di 2mila.

Nelle prossime settimane si capira’ se la misura entrera’ gia’ in legge di bilancio.

L’argomento sul denaro contante è da sempre al centro di una forte polarizzazione tra destra e sinistra: per la prima, il limite all’uso del contante andrebbe a sfavore della libertà personale del cittadino, oltre a porre un rischio sui consumi italiani mentre per la seconda, l’innalzamento favorirebbe l’evasione fiscale e la criminalità. Non è possibile riassumere chi sta nel torto e chi nella ragione in poche semplici righe. A parlare sono le ricerche e i dati degli ultimi periodi che però si basano non su un limite fisso, ma sui vari tetti che si sono susseguiti nel corso degli anni: dal limite a mille del 2011 con Monti, a quello a 3mila del 2016 con Renzi fino ai 2mila euro nel 2020 che dovevano scendere a 1000 nel 2022 ma che, con una modifica inserita nel Milleproroghe da Lega e Forza Italia, ha spostato la soglia più bassa al primo gennaio 2023.

Nel resto d’Europa

Secondo i dati dell’European Consumers Center, la Grecia è il paese con il limite più basso, a 500 euro mentre la Croazia ha il limite più alto con una quota di 15mila euro. A non applicare il tetto al contante sarebbero l’Austria, Cipro, l’Estonia, la Finlandia, la Germania, l’Ungheria, l’Irlanda, il Lussemburgo e l’Olanda.  Ma in Germania, chi paga oltre 10mila euro in contanti deve esibire un documento d’identità mentre nei Paesi Bassi c’è l’obbligo di segnalare le transazioni sospette di importo superiore ai 2mila euro. Attualmente esiste una proposta europea del 2021 su un possibile tetto europeo di 10mila euro per l’uso del contante ma che è ancora in fase di discussione.

Pareri contrastanti: dalla Bce a Bankitalia

La Banca Centrale Europea nel 2019 inviò una lettera ai presidenti di Camera e Senato e a Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia nel Conte II, in cui lamentava il suo mancato coinvolgimento nella decisione di porre un nuovo tetto ai contanti, segnalando che il limite poteva mettere in difficoltà quella parte della popolazione che non ha ancora un conto corrente: si parlerebbe di circa 13 milioni di persone dell’Ue. Ricordando che i contanti sono l’unico pagamento che non impone tariffe, la Bce chiedeva comunque all’Italia di dimostrare l’efficacia delle limitazioni nella lotta all’evasione fiscale. Un periodo di crisi come quello della pandemia inoltre, sembra aver indotto le persone a prelevare somme al bancomat da tenere come riserva di liquidità. A settembre del 2020 invece, il Consiglio direttivo della Bce aveva varato la strategia dell’Eurosistema 2030 per il contante. Tra gli obiettivi strategici quello di continuare ad assicurare un’adeguata offerta di contante per soddisfare la domanda di banconote in euro in ogni circostanza e per qualsiasi importo. In Italia poi, nonostante ci sia stata un’accelerazione dei pagamenti digitali, soprattutto durante il lockdown, il numero di transazioni cashless è ancora basso: nel 2019 era aumentato dell’11% con un incremento dei consumi dello 0,9%.

Favorevole al tetto è invece Bankitalia che in una ricerca risalente a ottobre 2021, parlava del legame tra uso del contante e incidenza dell’economia sommersa, cresciuta anche a seguito dell’innalzamento del tetto da 1000 a 3000 del 2016, che si poneva l’obiettivo di sostenere la domanda. I risultati della ricerca hanno dimostrato come un aumento dell’1% delle transazioni in contanti ha comportato un aumento compreso tra lo 0,8 e l’1,8 per cento dell’economia sommersa. Una situazione che avrebbe contribuito a far crescere le transazioni nascoste dal fisco. Ma gli stessi autori, non nascondono che l’evasione e l’economia sommersa hanno tantissime dimensioni e quindi, i due fenomeni non possono essere legati solo all’aumento o meno del tetto al contante.  Allo stesso tempo però, riconoscono che i vincoli applicati all’uso del contante possono essere uno strumento efficace per il contrasto all’evasione fiscale. Il riferimento all’economia sommersa poi non è casuale perché mentre l’evasione riguarda solamente la sottrazione di alcune transazioni o redditi al fisco, con economia sommersa si coprono tutte quelle attività illecite o fenomeni come il lavoro nero che proprio per non essere tracciabili, fanno ricorso al contante.

Tetto al contante: ma quale?

Il tetto a mille euro applicato dal Governo Monti nel 2011 ridusse la circolazione di banconote ma aumentò le entrate del fisco. Un effetto che però fu limitato e che penalizzò fortemente le persone più anziane, meno pratiche con i pagamenti elettronici. Un’osservazione fatta sempre dalla Bce che nel 2020, insieme all’Italia, aveva ritenuto troppo bassi i tetti europei di altri paesi come quello della Grecia di 500 euro e della Spagna di 1000 euro. Limiti che rischierebbero di mettere in difficoltà le fasce più deboli della popolazione. Allo stesso tempo però, nel 2019 l’Unione Europea, in parallelo all’abbassamento del tetto, aveva fortemente raccomandato al nostro paese di potenziare i pagamenti elettronici obbligatori.

Ma se consideriamo che il reddito medio in Italia si aggira intorno ai 20mila euro annui, è difficile pensare che l’iniziale proposta della Lega di 10mila euro servirebbe ad aiutare le fasce più povere. Significherebbe spendere in contanti, con una sola transazione, circa metà del reddito.

Quando si parla di tetto all’uso del contante bisogna prendere in considerazione alcuni aspetti: l’impatto che ha sull’evasione, gli effetti sulla concorrenza nei consumi rispetto agli altri paesi, l’individuazione delle categorie che potrebbero trarne beneficio e infine, gli effetti che ha sulla limitazione del riciclaggio di denaro proveniente da varie attività criminali. Al di là della discussione politica che su questo tema è molto idealizzata e ideologica, bisognerà aspettare i prossimi mesi per vedere i risultati del possibile nuovo tetto che, sicuramente, cattureranno l’attenzione di nuove ricerche in materia economica.