Nuova Delhi è in lockdown, ma non per il Covid
Nuova Delhi, 25 milioni di abitanti, è una delle città più inquinate del mondo e ogni anno quando arriva l’inverno è avvolta da una spessa coltre di smog. Scuole, uffici e cantieri edili chiusi nella capitale indiana da oggi al 21 novembre per tentare di rallentare l’inquinamento atmosferico che ormai non permette più agli abitanti di respirare.
La situazione
Lo smog asfissia Nuova Delhi e le autorità hanno in questi giorni lanciato appelli per incentivare lo smartworking, chiuso le scuole e vietato l’ingresso in città ai mezzi pesanti non indispensabili per tutto il weekend. Tra i divieti, anche quello dei lavori di costruzione nei cantieri edili e solo cinque delle undici centrali a carbone sono autorizzate a operare per fornire energia elettrica alla città. Per tutti quindi vige l’invito a non uscire di casa per motivi non indispensabili, mentre si attende che la Corte suprema indiana si pronunci sulla decisione di chiudere le industrie. Il carbone è il combustibile che alimenta circa il 70% della generazione di energia elettrica in India ma è anche il più inquinante e pericoloso per la salute, tanto che gli ospedali hanno registrato un forte aumento di ricoveri per malattie respiratorie. La capitale è classificata tra le città peggiori al mondo per la qualità dell’aria. Quello che più preoccupa è la concentrazione di polveri fini nell’aria che sarebbe arrivata a toccare il valore di 499, cinque volte in più della raccomandazione di massima esposizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si spera che con l’arrivo dei venti, la prossima settimana, la situazione possa migliorare ma intanto i casi di persone che hanno difficoltà a respirare si moltiplicano come pure il numero delle patologie polmonari, secondo Greenpeace nel 2020 nella sola capitale 57.000 persone sono morte a causa dell’inquinamento atmosferico.

La COP26 e la difesa del carbone
Pochi giorni fa, in occasione della COP26, si era giunti faticosamente al Glasgow Climate Pact e venivano approvate le regole che aprono la strada al mercato globale delle emissioni di CO2, un capitolo chiave dell’Accordo di Parigi. L’India aveva tuttavia tutelato il carbone e i sussidi ai combustibili inquinanti e imposto di togliere la frase del documento finale sulla «graduale eliminazione» (phase out) delle fonti a carbone sostituendola con «riduzione graduale» (phase down), non senza le critiche dell’UE. Secondo il ministro dell’Ambiente Bhupender Yadav i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno dei combustibili fossili, seppure con un utilizzo responsabile e non è compito dell’Onu dare prescrizioni sulle fonti. Intanto però la situazione a Nuova Delhi è davvero critica e a rimetterci sono, come sempre, i cittadini.





