“Sconfiggere la fame e migliorare la nutrizione nel mondo” Intervista all’ambasciatore del Guatemala, presidente del PAM

“Sconfiggere la fame e migliorare la nutrizione nel mondo” Intervista all’ambasciatore del Guatemala, presidente del PAM

2duerighe.com intervista Luis Carranza, Ambasciatore del Guatemala in Italia, nel 2021 Presidente del Consiglio Esecutivo PAM. Succede all’Ambasciatore tedesco, Ulrich Seidenberg. Una scelta non casuale, che gli riconosce competenza, stima e, soprattutto, visione, in quello che è un compito reso ancora più difficile dalla Pandemia

 

Il 22 Febbraio 2021 il Guatemala ha assunto per la seconda volta la Presidenza del Consiglio Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale – PAM (https://it.wfp.org), in rappresentanza dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, all’interno dei quali il piccolo (dal punto di vita delle dimensioni) Paese rivela la sua forte e consolidata leadership a livello internazionale.

 

Un Programma da Nobel

Il World Food Programme (WFP), la cui sede è a Roma, da cui l’acronimo tutto italiano PAM, è la principale organizzazione umanitaria e agenzia delle Nazioni Unite impegnata a salvare e migliorare le vite, attraverso l’assistenza alimentare nelle emergenze e il lavoro con le comunità per migliorarne la nutrizione e costruirne la resilienza. Sconfiggere la fame, raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione entro il 2030 sono i suoi obiettivi, da raggiungere in un mondo dove, ancora oggi, 1 persona su 9 non ha cibo a sufficienza e vive in condizioni di povertà estrema. I numeri della sua azione – 50 anni di attività,  oltre 17.000 dipendenti in tutto il mondo, il 90% dei quali si trova nei Paesi assistiti – sono stati e sono numeri importanti. Solo nel 2019: 50 milioni di persone assistite in 88 Paesi, nei due terzi dei casi Paesi colpiti da guerre e conflitti;  programmi di alimentazione scolastica per oltre 17,3 milioni di bambine e bambini in 50 Paesi;  4,2 milioni di tonnellate di cibo e 2,1 miliardi di dollari in trasferimenti di contante e voucher. Ogni giorno: 5.600 camion, 30 navi e circa 100 aerei in campo per fornire cibo e assistenza. Ogni anno: circa 15 miliardi di razioni alimentari distribuite. Per questo suo straordinario impegno il WFP è stato insignito del Premio Nobel per la Pace 2020.

 

Non solo assistenza

Non solo elargizioni, ma l’attenzione a risolvere sul posto i problemi, ad esempio concentrandosi sugli aspetti della nutrizione, combattendo la malnutrizione fin dal suo primo insorgere con programmi mirati ai primi 1.000 giorni di vita, dal concepimento al secondo anno d’età del bambino, e poi con i programmi di alimentazione scolastica su citati. L’acquisto del cibo in località vicine a quelle di distribuzione sostiene poi  l’economia locale e favorisce la circolazione di contantiIl WFP, inoltre, fornisce servizi all’intera comunità umanitaria, come il trasporto aereo con il Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite (UNHAS), verso oltre 280 destinazioni in tutto il mondo.

 

Una struttura forte. Grazie alle donazioni

Il WFP si sostiene esclusivamente con le donazioni volontarie. Nel 2019 ha raccolto la cifra record di 8 miliardi di dollari. Guidato da un Consiglio d’Amministrazione di 36 membri, lavora con due altre organizzazioni con cui condivide la sua importantissima missione, anch’esse con sede a Roma, l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), ed ha attivato partnership con oltre 1.000 Organizzazioni non governative nazionali e internazionali per fornire assistenza alimentare e superare le cause di fondo della fame.

 

La nuova Presidenza al Guatemala

L’11 Febbraio scorso H.E. Mr. Luis Fernando Carranza Cifuentes, Ambassador and Permanent Representative of the Republic of Guatemala ha assunto la carica di President of the Executive Board of World Food Programme. Nel suo discorso di insediamento nella sede del PAM, l’Ambasciatore ha ringraziato la comunità internazionale della fiducia accordata al Guatemala proprio in un momento di acuita crisi e difficoltà legate alla durata di molti dei conflitti, una fiducia che giustamente lo riempie di orgoglio. Lo abbiamo intervistato, per scoprire quali carte immagina per vincere una partita davvero difficile, con il traguardo ZERO FAME posto così vicino, nel 2030.

Luis Carranza

Ambasciatore, l’impegno del Guatemala e Suo personale all’interno del Consiglio Esecutivo del PAM non nasce oggi, essendo il Suo Paese componente attivo del Board da anni. Ma cosa significa la Sua nomina oggi, nel contesto internazionale odierno?

 

La mia nomina alla presidenza del PAM ha una connotazione molto particolare, dovuta principalmente agli effetti della pandemia da Covid-19, che ha aumentato ulteriormente la povertà e la fame nella regione latino-americana e caraibica, forse la più colpita al mondo. Il Guatemala è un Paese altamente vulnerabile ai disastri naturali e ai cambiamenti climatici, che hanno portato nel tempo ad un aumento della fame stagionale, della povertà e della migrazione forzata. L’interesse del Guatemala per il lavoro del PAM è proprio quello di rendere visibili i problemi del Paese e della regione. È importante capire che i paesi latinoamericani sono paesi a reddito medio, quindi non ricevono aiuti ufficiali allo sviluppo come altre regioni, come l’Africa ad esempio; tuttavia, problemi e lacune strutturali sono anche qui causa di povertà e disuguaglianza.

 

Il Guatemala – cui tutti gli altri Paesi dell’America Latina riconoscono stima e fiducia – resta così partner strategico del PAM. Qual è il valore aggiunto che il continente è in grado di portare? E cosa porta questa partnership all’America Latina?

 

Il PAM è un’agenzia che non solo fornisce assistenza in caso di emergenza, ma è anche un partner per lo sviluppo. In effetti, il PAM e il suo doppio mandato lo rendono un’agenzia ideale per collaborare con Stati che richiedono cooperazione per applicare i loro programmi di sviluppo e, soprattutto, di resilienza. Infatti il PAM ottiene gran parte dei fondi per le sue operazioni dai governi nazionali che affidano alcuni dei loro progetti di sviluppo a questa organizzazione o per la propria formazione tecnica. È qui che si trova il partenariato strategico tra i Paesi latinoamericani e il PAM, poiché in questo modo il PAM può utilizzare i fondi dei donatori per assistere altre regioni del mondo che soffrono di crisi umanitarie causate da conflitti o disastri naturali.

 

Il PAM ha finanziato un piano triennale 2021/2024 contro la fame nel Suo Paese per 157,6 milioni di dollari, “La grande crociata per la nutrizione”. Vuole parlarcene?

 

Il Guatemala come accennavo è un Paese con grandi problemi di fame e malnutrizione, quindi la Grande Crociata Nazionale per la Nutrizione mira a unire tutti i settori del Paese, cioè il governo, la società civile e il settore privato, tra gli altri, per ottenere finalmente il risultato di una migliore alimentazione, in particolare per le popolazioni più vulnerabili e povere. Questa iniziativa è un esempio di partnership strategica multi-stakeholder, poiché coinvolge altri settori in modo creativo e innovativo in modo che gli sforzi del governo siano sostenibili. D’altra parte, vale la pena dire che questa iniziativa è sostenuta dal PAM attraverso il suo piano strategico nazionale, che è anche focalizzato sulla promozione degli obiettivi dell’Agenda di sviluppo sostenibile 2030, principalmente SDG 1 (lotta contro la fame e la malnutrizione) e SDG 17 per stabilire alleanze per il raggiungimento di questi obiettivi.

 

I problemi dell’insicurezza alimentare e della povertà estrema hanno ovviamente delle concause: saprebbe indicarci, oggi, quali e come affrontarli secondo il mandato PAM?

È importante dire che la causa numero uno della fame nel mondo è la povertà, ma ciò è aggravato dalla persistenza di disastri naturali, cambiamenti climatici e conflitti tra Paesi. Il PAM agisce in risposta a queste emergenze. Si potrebbe dire che il PAM è l’agenzia di risposta alle emergenze umanitarie del sistema delle Nazioni Unite. Allo stesso modo, il doppio mandato del PAM gli consente anche di fornire assistenza tecnica per lo sviluppo, in modo che i Paesi possano essere più resilienti e meglio preparati ad affrontare e rispondere immediatamente ai problemi, anche attraverso la formazione e il rafforzamento delle capacità istituzionali.

 

Impossibile non domandarLe cosa abbia cambiato, purtroppo in peggio, la diffusione del Covid-19. Quali strategie ulteriori ritiene debbano essere immaginate nel 2021 per continuare ad agire in modo efficace contro la fame nel mondo, in presenza di questa aggravante?

 

Il Covid-19 ha causato danni immensi alle economie nazionali e, quindi, ha causato un aumento significativo della povertà in tutto il mondo. L’America Latina non fa eccezione; secondo la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi, la contrazione delle economie è superiore al 5% con notevoli effetti sociali ed economici, che vanno a colpire soprattutto i più vulnerabili, quelli che vivono in povertà. I livelli di disoccupazione nella regione causano insicurezza alimentare e, secondo CEPAL, il tasso di povertà è salito 4,4% raggiungendo più di 29 milioni di persone che vivono in povertà, mentre la povertà estrema è aumentata 2,5%, per raggiungere più di 16 milioni di persone. Per proseguire con efficacia nella  lotta contro la fame nel mondo, penso che sia necessario che i Paesi stanzino più risorse finanziarie, comprese le linee di credito, in modo che i produttori di cibo locali continuino a produrre. Anche le organizzazioni internazionali e la comunità dei Paesi donatori possono svolgere un ruolo predominante nella ricerca di soluzioni

 

Aiutarli a casa loro. In via di principio e dove possibile è sacrosanto. Accanto alla somministrazione di cibo quali iniziative saranno messe in campo per lo sviluppo delle comunità locali?

 

Credo che per essere pertinenti ed efficaci, le politiche di sicurezza alimentare e nutrizionale debbano essere supportate da istituzioni forti e democratiche che aiutino ad attuare programmi di sviluppo economico e sociale sia a livello nazionale che locale.Come dicevo, forse si dovrebbero promuovere linee di credito a basso costo per aumentare la produttività e facilitare l’ingresso nel mercato dei prodotti locali.

 

Produzione alimentare ed inquinamento: due processi che vanno di pari passo. Cosa c’è nell’Agenda PAM per la realizzazione di un sistema sostenibile per il pianeta?

 

Secondo le Nazioni Unite, il 29% delle emissioni di gas serra proviene dalla filiera alimentare. Attualmente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres, ha lanciato un’iniziativa per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari al fine di garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale del mondo e, contemporaneamwente, la sostenibilità di questi sistemi. Ciò significa una produzione alimentare che sia rispettosa dell’ambiente e che abbia un impatto neutro sulle risorse naturali dell’ambiente, quindi inquinare meno e produrre cibo in modo più pulito. Il PAM è un’agenzia di ancoraggio che assiste nell’organizzazione del vertice, in particolare in uno degli obiettivi strategici dell’evento: costruire la resilienza di fronte alla vulnerabilità, il collasso e le tensioni. Molti dei sistemi alimentari del mondo sono fragili e vulnerabili al collasso, è qui che il PAM può aiutare con la sua esperienza.

 

Ad ottobre il vertice mondiale dei sistemi alimentari: cosa ci sarà in cima alla lista?

 

Il vertice sui sistemi alimentari si terrà a New York nell’autunno di quest’anno e un pre-vertice si terrà qui a Roma il prossimo luglio. Il vertice è organizzato attorno a cinque linee di azione (action tracks) che cercano di rispettare l’agenda per lo sviluppo sostenibile: trasformare i sistemi alimentari in modo che siano più sostenibili, accessibili e nutrienti per tutti; adottare modelli di consumo sostenibili; promuovere una produzione favorevole alla natura;  promuovere più occupazione e   creare resilienza di fronte ai disastri naturali o conflitti.

 

Le tre maggiori organizzazioni impegnate nella lotta alla fame nel mondo hanno tutte sede a Roma. Quanto dal punto di vista dell’efficacia dei programmi mondiali e da quello dell’immagine ai fini del crowdfunding incide questa collocazione in Italia? E gli Italiani sono… generosi?

 

Le tre agenzie delle Nazioni Unite in Italia offrono un ampio menu di conoscenze, competenze finanziarie e tecniche sui temi della sicurezza alimentare, dell’agricoltura e della nutrizione. In realtà, la presenza di queste agenzie a Roma non pregiudica la loro efficacia. Infatti, è da ricordare che il centro logistico delle Nazioni Unite a Brindisi e gestito dal PAM è un hub che fornisce servizi di risposta alle emergenze causate dalle crisi e la sua posizione geografica rende accessibile l’invio di aiuti alle aree di crisi in 24 / 48 ore. Inoltre, il governo italiano, poiché questo Paese è la sede di queste organizzazioni, paga molte delle spese del loro funzionamento. 

 

Lei è l’Ambasciatore del Guatemala in Italia. Ci risulta che la bilancia commerciale tra i due Paesi stia registrando un saldo positivo (+9%) con le esportazioni verso l’Italia cresciuti del 12%, con il picco dell’olio di palma del +67,2% e un balzo in avanti negli ultimi due anni anche per tutti gli altri prodotti tradizionali (zucchero, dolciumi, rhum). Cosa sta a dimostrare questo incremento e cosa significa per il Suo Paese? Avete realizzato un’analisi di cui condividere i risultati?

 

La bilancia commerciale tra i due Paesi è cresciuta per vari motivi. Secondo uno studio condotto dall’Ambasciata del Guatemala in Italia sul profilo economico, commerciale e turistico tra Italia e Guatemala, i prodotti che guidano l’incremento esponenziale delle esportazioni è proprio l’olio di palma, che deriva dal riconoscimento da parte degli acquirenti italiani degli standard di produzione di olio di palma sostenibile, che rispetta l’ambiente e il cui settore ha implementato i principali standard di produzione nella regione. D’altra parte, c’è anche l’effetto che ha la percezione del consumatore italiano, che richiede prodotti più sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Per quanto riguarda il rum, il Guatemala produce un rum Premium che è molto ben accettato nel mercato italiano, Ron Zacapa Centenario. Inoltre, un altro fattore influente è il calo delle importazioni di rum da altri paesi, come il Venezuela, che in precedenza era un buon fornitore di rum per l’Italia. Questo aumento delle esportazioni verso l’Italia, insieme al crescente gusto del consumatore italiano per i prodotti e i sapori dell’America Latina, rappresenta un’interessante opportunità di business per entrambi i Paesi.

 

Non solo commercio, ma anche scambi culturali e di tradizioni. Ma ancora una volta a partire dal cibo: “A tavola con il Guatemala” partirà questo autunno. Chi sarà coinvolto nel progetto e con quali obiettivi?

 

“A tavola con il Guatemala” è un evento promozionale B2B che si svolgerà a Roma nel mese di settembre, per incentivare l’importazione e il consumo di prodotti gastronomici guatemaltechi in Italia. Questo evento ruota attorno a uno show cooking che mira a portare i sapori del mio Paese e fonderli con quelli dell’Italia. È un evento culturale e gastronomico, sarà l’occasione per vivere qualcosa di diverso, con i colori e i sapori del Guatemala e dell’Italia insieme.

 

Ambasciatore, Lei svolge un lavoro bellissimo, reso ancora più significativo dal Suo impegno per lo sviluppo di tutte le nazioni attraverso il PAM. Cosa di esso La grafitica maggiormente e cosa direbbe ai giovani che vogliano intraprendere oggi, nella complessità attuale del nostro mondo, la carriera diplomatica?

 

La cosa più gratificante è l’impatto che possiamo avere sui nodi che vengono affrontati e che interessano le comunità a livello mondiale. I diplomatici non solo evitano conflitti o guerre, ma possono anche contribuire con la loro esperienza e le lezioni apprese ad andare verso un mondo più giusto e inclusivo. Il Guatemala, essendo un piccolo Paese, ha bisogno di organizzazioni internazionali che promuovano e difendano collettivamente i propri interessi, e credo che i giovani che si avviano alla carriera diplomatica possano portare innanzitutto il loro contributo di nuove idee  alla soluzione dei principali problemi che affliggono le nostre popolazioni, come la fame e la denutrizione.

 

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