Professioni e pandemia. In difficoltà 7 avvocati su 10

Professioni e pandemia. In difficoltà 7 avvocati su 10
Toghe di magistrati appese in un ufficio del Tribunale di Roma in una immagine di archivio. ANSA / ALESSANDRO BIANCHI

Nonostante gli oltre sette milioni di Italiani che si sono rivolti ad un avvocato nel 2019 (con la novità della consulenza online per la metà dei casi), l’impatto economico del diffondersi della pandemia su questa categoria di professionisti è stato molto grave, soprattutto, un dato che si ripete, per i redditi delle professioniste donne, e per quegli degli avvocati residenti al Sud. Pubblicato il rapporto CENSIS[i] sull’avvocatura italiana (http://www.cassaforense.it/media/9475/rapportocensis-2021.pdf

Il 14,4% degli italiani (7,2 milioni di persone) si è rivolto a un avvocato nell’anno del Covid, soprattutto per controversie legate alla casa, al condominio e alla proprietà (il 28,3% dei casi); a seguire quelle legate al lavoro, la previdenza e l’assistenza (20%), poi a sinistri, infortuni e risarcimenti (11,7%). Infine per le questioni penali (6,2%), i problemi fiscali e tributari (6,2%), il recupero dei crediti (6,2%), e la responsabilità medica e sanitaria (6,2%).  Nel contempo però, il 5,6% degli italiani, 2,8 milioni di individui, hanno invece rinunciato ai servizi professionali di un legale, a causa delle restrizioni per il contenimento della pandemia (il 24,6%) e dei costi legati all’avvio della procedura (21,1%): sono alcuni degli esiti del «V Rapporto Censis sull’avvocatura italiana» realizzato per la Cassa Forense su un campione di oltre 14.000 avvocati. Un rapporto che, come vedremo, registra anche altri fenomeni e altre criticità.

 

Una professione quasi bloccata dalla diffusione del Covid-19

Il reddito professionale medio dichiarato dagli iscritti alla Cassa Forense è di 40.180 euro nel 2019. Si confermano purtroppo le differenze in negativo che penalizzano le donne per il 37,5% delle quali il reddito medio si ferma al 62,5% di quello medio complessivo e questo proprio nell’anno, il 2020, del sorpasso delle donne iscritte alla Cassa Forense sugli avvocati uomini. Critica anche la condizione degli avvocati più giovani (solo dopo i 50 anni si raggiunge il livello di reddito medio complessivo) e di quelli residenti nelle regioni del  Sud  del Paese (43,2%), dove si registra uno scarto rispetto al dato medio nazionale di oltre 16.000 euro, 40 punti percentuali, e di oltre 33.000 euro rispetto al Nord. Guardando ad un più lungo periodo, il reddito degli avvocati era andato costantemente scendendo fino al 2014, poi la ripresa fino al 2019, infine interrotta dal diffondersi dell’emergenza epidemiologica e delle sue conseguenze sul lavoro e sull’occupazione. La pandemia ha avuto infatti un effetto dirompente sulla professione, divenuta una attività lavorativa critica per oltre 7 avvocati su 10.

 

“L’esplosione dell’incertezza” e le sue conseguenze

Secondo l’indagine del Censis, realizzata su un campione di più di 14.000 avvocati, oggi la situazione lavorativa risulta critica per più di 7 professionisti su 10: il 32,9% ha lamentato l’aumento di difficoltà ed incertezza; il 39,5% ha ammesso di “galleggiare” pur in presenza di un contesto poco favorevole. Rispetto all’andamento del fatturato, è decisamente interrotto il percorso di recupero intrapreso nel biennio 2018-2019, quando quasi il 30% degli avvocati avevano visto crescere il valore delle proprie prestazioni. Oggi, la percentuale è scesa al 23,1% e aumenta la quota di chi percepisce come molto critica la propria condizione lavorativa (quasi 10 punti in più nel 2020 rispetto al 2019):  solo il 29,9% degli avvocati confida in un miglioramento negli anni a venire. I “ristori” come il bonus Covid di marzo e aprile per i professionisti, hanno coinvolto una platea di avvocati pari al 61,5% del campione dell’indagine Censis, insieme al 7,9% che ha fatto richiesta del bonus baby sitter (la percentuale sale all’11,9% nel caso delle donne avvocato) e al 3,5% degli avvocati che hanno usufruito della sospensione del pagamento delle rate di mutui e finanziamenti. Nel corso del 2020, la stessa Cassa Forense che ha commissionato lo studio Censis ha speso 100 milioni per finanziare una vasta gamma di misure di welfare nei confronti degli avvocati iscritti, dei quali “circa il 50%” è andato a coprire i bisogni sorti a causa della pandemia da Covid-19. È quanto ha sottolineato il presidente dello stesso Ente pensionistico privato, Nunzio Luciano, nel convegno online di presentazione del Bilancio sociale della Cassa e del Rapporto Censis sull’avvocatura, tuttora visibile sul sito www.cassaforense.it. Più aspetti, dunque, hanno condizionato negativamente l’attività professionale durante la pandemia: la chiusura dei tribunali e la sospensione dell’attività giudiziaria (per il 34,6%), la riduzione delle entrate economiche (30,7%), le difficoltà legate all’organizzazione familiare e alla conciliazione con il lavoro (8,2%), le criticità riscontrate nei contatti con le amministrazioni pubbliche (5,2%) e il rapporto con gli assistiti (6,6%).

 

La deriva online

Chi si è rivolto a un avvocato nel corso del 2020, lo ha fatto online nel 48,3% dei casi, mentre il 33,1% attraverso una modalità ibrida, con incontri presso lo studio dell’avvocato e interazioni a distanza.  L’opzione del lavoro a distanza in maniera esclusiva ha riguardato inoltre il 29,6% degli avvocati, il 43,2% dei quali ha cercato di trovare un equilibrio tra la presenza in studio e il lavoro da remoto, mentre il 15,9% ha continuato a recarsi presso lo studio.

 

La necessità di una riforma della giustizia

 Il malcontento nei confronti del sistema-giustizia, pure raccolto dalle interviste dell’indagine, trova la sua motivazione principalmente nei tempi lunghi per arrivare a un giudizio definitivo (per il 15,8% di chi rinuncia) e dalla sfiducia nei confronti della magistratura e nel funzionamento della giustizia (14%). Nella percezione del 27% degli italiani, le difficoltà dei professionisti dipendono dall’eccesso di norme e dalla bassa qualità di quelle vigenti; il 35% considera prioritaria la riforma della giustizia per fare uscire il Paese dalla crisi economica e il 22,3% vede come una opportunità la crescente rilevanza giuridica in materie nuove come la privacy, il commercio online, la tutela dell’ambiente, i nuovi diritti di individui e famiglie (famiglie non tradizionali, procreazione assistita, discriminazioni).

 

Un’esperienza mai provata

Quello che si è da poco concluso, si legge nelle conclusioni del Rapporto, è stato un anno straordinario e i suoi esiti per la professione di avvocato aprono in prospettiva a rischi, ma anche ad opportunità, così come sta accadendo per molte altre professioni, che si sono dovute scontrare con una serie di restrizioni che hanno in parte bloccato l’attività lavorativa e in parte interrotto il flusso della domanda di servizi professionali, sia in ambito pubblico che privato. Così l’organizzazione del lavoro, che si è dovuta egualmente adattare a soluzioni che rispettassero le norme di distanziamento, di riduzione della mobilità e di contrasto alla diffusione del contagio. Le relazioni di lavoro hanno attraversato una fase di apprendimento, utile per allargare il raggio d’azione attraverso le piattaforme di comunicazione, ma probabilmente, nel caso degli avvocati, la mediazione della tecnologia ha ridotto più che per altre professioni, il valore relazionale e intangibile della prestazione professionale e ha condizionato anche la propensione della domanda alla richiesta di servizi professionali. Di fronte a questa situazione eccezionale, le compensazioni e le indennità previste dal Governo, veicolate attraverso le casse previdenziali delle professioni, hanno parzialmente ridotto il disagio economico seguito alla caduta libera della domanda e del fatturato. Hanno consentito di “prendere tempo”, confidando in un rapido ritorno alla normalità, ma con la consapevolezza che comportamenti consueti e consolidati sono mutati in qualcosa di nuovo di cui non si conoscono ancora tutte le implicazioni. In generale si avverte un ampio ridimensionamento delle aspirazioni, dei desideri, delle attese: una sorta di ripiegamento che colpisce in maniera trasversale sia chi produce beni e servizi, sia chi li domanda. D’altronde si impone il dovere di reagire per ricostruire su basi nuove i processi che governano lo sviluppo del Paese e che possono ancora migliorare il benessere materiale e immateriale della società, e di una società che, altrettanto eccezionalmente, ha dovuto misurarsi sulla “sospensione dei diritti”, sul dilemma fra salute pubblica e conservazione delle attività economiche, sui rischi legati alla sicurezza dei dati personali e sulla necessità di condividerli per garantire l’efficacia di dispositivi e strumenti finalizzati al controllo del contagio.

 

[i] Il «V Rapporto Censis sull’avvocatura italiana», realizzato dal Censis per la Cassa Forense, è stato presentato il 5 marzo scorso da Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, e Andrea Toma del Censis, con il commento di Nunzio Luciano, Presidente della Cassa Forense.
 

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