La verità sulla morte di Jamal Khashoggi in un dossier desecratato CIA

La verità sulla morte di Jamal Khashoggi in un dossier desecratato CIA

“Il principe saudita Muhammad bin Salman approvò l’operazione in Turchia per catturare o uccidere il giornalista saudita Jamal Khashoggi”.

Nel rapporto intelligence è questo il passaggio chiave che emerge. Nonostante il principe saudita respinga ogni accusa, la sua posizione è stata pesantemente aggravata dalla diffusione di documenti giudiziari canadesi in cui Mbs è stato messo in collegamento diretto con la compagnia aerea titolare del jet privato in uso al commando che uccise il giornalista Khashoggi. MBS, così viene chiamato il principe saudita, subito dopo il 3 novembre aveva compreso che le future relazioni con gli USA avrebbero deviato da quelle che erano con il precedente presidente Donald Trump. La conferma della politica di Biden, dopo l’insediamento ufficiale, arriva con il ritiro dell’appoggio nella guerra in Yemen e lo stop alla vendita di armi. La precedente amministrazione aveva un rapporto diverso con l’Arabia Saudita, basti pensare che davanti l’opinione pubblica, nel 2018, Trump confermò che la versione fornita dalla monarchia saudita “che vedeva Khashoggi morto durante una rissa mentre cercava di scappare dal consolato” fosse credibile. 

Trump più che alla monarchia teocratica, dove i diritti umani sono utopia, era fedele alle relazioni economico-petrolifere. Gli americani hanno sempre comprato grandi quantità di petrolio, basti pensare che dopo la guerra dello You Kippur, quando i paesi produttori di petrolio, decisero di non vendere più agli Stati Uniti e all’occidente, perchè li ritenevano alleati di Israele, il costo del petrolio aumentò fino al 400%. Nonostante il fascicolo CIA desecretato, la Casa Bianca ha fatto sapere che non intraprenderà nessuna azione nei confronti del principe ereditario saudita. 

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La fidanzata del giornalista Jamal Khashoggi, Hatice Cengiz, è intervenuta pubblicamente per chiedere che il principe saudita sia punito. “È essenziale che il principe ereditario, che ha ordinato il brutale omicidio di una persona innocente, sia punito senza indugio” – continua Cengiz – pur avendo desecretato il rapporto della Cia, gli Usa non hanno preso alcuna iniziativa contro il potente principe ereditario, un fondamentale alleato di Washington nel contrasto all’Iran. Secondo Cengiz, punire bin Salman, “non solo porterebbe la giustizia che stiamo cercando per Jamal ma impedirebbe anche ad azioni simili di ripetersi in futuro”.

Chi era il giornalista Jamal Kashoggi

Jamal Kashoggi, giornalista progressista, proprio nel 2017 decise di partire per un esilio auto-imposto poiché l’Arabia aveva imposto lui un ban da twitter in seguito ad alcuni articoli scritti contro il principe saudita. Inoltre Kashoggi aveva anche preso parte in un processo d’informazione contro l’intervento militare saudita in Yemen. Il 2 ottobre del 2018, il giornalista entrò nel consolato a Istanbul per richiedere documenti per il matrimonio. Il giornalista non uscirà mai dall’edificio, venendo dichiarato successivamente persona scomparsa. Nonostante la presidenza statunitense di Trump avesse dichiarato che riteneva credibile che la morte fosse avvenuta in seguito ad una rissa, come mostravano report dell’intelligence saudita, fonti anonime della polizia turca dichiararono immediatamente che Kashoggi era stato ucciso e squartato all’interno del consolato. Il 15 ottobre, in seguito ad una ispezione i funzionari turchi ammettevano l’esistenza di manomissioni durante l’ispezione. La presidenza Trump si è sempre opposta fermamente a far emergere verità, guardandosi dall’infliggere sanzioni reali all’Arabia Saudita. Il motivo è palese. La vendita di armi nel paese frutta diverse centinaia di miliardi. Lo stesso senatore Bernie Sanders intervenne dichiarando l’amministrazione Trump “ di appoggio incondizionato al principe Mbs”.

“Grazie mille, grazie mille amico mio”. Queste parole sono state pronunciate da Matteo Renzi verso il principe saudita al centro delle polemiche. In Italia l’eco mediatico si è fatto sentire. In particolar modo in seguito al viaggio amichevole che l’ex premier Matteo Renzi, attualmente a capo di Italia Viva – partito che ha aperto la crisi di governo appena due mesi fa – avrebbe intrapreso incontrando ed intervistando proprio il principe saudita. Immediatamente diversi esponenti politici hanno chiesto chiarezza o l’abbandono della guida politica del partito. E’ necessario ricordare che proprio Matteo Renzi fece rientro su un jet privato pagato dal principe saudita e che alla stessa base dell’incontro tra i due ci potrebbero essere interessi economici diretti.

Khashoggi Ban

Il segnale del cambio di rotta nella politica estera è forte e chiaro. Nonostante la condanna dell’omicidio Kashoggi non abbia colpito direttamente il principe saudita, il Dipartimento di Stato Usa ha varato la cosiddetta “Khashoggi policy” o “Khashoggi ban” per punire tutte le persone che, compiendo le azioni in nome di un governo, siano direttamente coinvolte o abbiano partecipato a attività contro i dissidenti  di natura “grave e extraterritoriale”. L’amministrazione Biden avrebbe identificato già 76 persone sanzionabili con pene come la restrizione o il ritiro del visto.

 

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