Roma Capitale d’Italia compie 150 anni. Celebrazioni sottotono, ma una Maratona Oratoria fa un bilancio. E chi vi ha partecipato pensa al suo rilancio

Roma Capitale d’Italia compie 150 anni. Celebrazioni sottotono, ma una Maratona Oratoria fa un bilancio. E chi vi ha partecipato pensa al suo rilancio

Rappresentanti del mondo della cultura e dell’associazionismo, dell’imprenditoria e del management, della politica e della società civile si sono dati appuntamento il 3 febbraio a Roma, a Piazza di Monte Citorio, in un composto avvicendarsi per qualche ora davanti all’unico microfono, proprio sotto l’obelisco solare – proveniente da Eliopoli, eretto per commemorare le vittorie del faraone Psammetico sugli Etiopi e portato a Roma da Augusto nel 10 a.C. – per immaginare il rilancio di Roma e del suo ruolo in Italia e in Europa.

“150 anni di Roma Capitale?”.  

Non è un caso che ci sia il punto interrogativo alla fine del titolo della Maratona Oratoria come voluta dalle due Associazioni promotrici – Per Roma e Passo Civico –, e allestita proprio davanti all’omonimo Palazzo sede della Camera dei Deputati. Un punto di domanda a significare che l’intento è anzitutto quello di interrogarsi e confrontarsi come cittadini, come associazioni, come corpi intermedi, come politici, sul valore di questo ruolo di Roma Capitale per l’Italia e nelle relazioni internazionali oggi. E quello che potrebbe essere, già da domani.

Il 3 febbraio 2021 segna i 150 anni dalla proclamazione ufficiale di Roma capitale del Regno d’Italia.  Con la legge del 3 febbraio 1871, n, 33, la sede del Governo passava da Firenze a Roma, con l’approvazione del regolamento per il trasferimento stesso e la nomina della commissione governativa che avrebbe avuto il compito di attuare, coordinare e sovrintendere a tutte le operazioni per l’insediamento degli organi di governo nella nuova Capitale. Il trasferimento effettivo avrà luogo il successivo 1° luglio. Il 2 luglio 1871 il re Vittorio Emanuele II si insedia al Quirinale, che già residenza estiva del Papa, fu destinato a Palazzo reale. A Palazzo Madama fu insediato il Senato e a Palazzo Montecitorio, la Camera dei Deputati.

Un anniversario importante, quindi, ma non così festosamente celebrato, a causa della gravità dei problemi che il Nostro Paese, e non solo, sta vivendo, ma che coloro che quotidianamente mettono in campo tempo ed energie per Roma non hanno voluto che passasse inosservato. Uno striscione, un microfono, e tante voci, che una dopo l’altra si sono susseguite, in un’alternanza tra denuncia delle inefficienze e orgoglio per una storia cittadina millenaria e unica, tra idee per una sua gestione più sostenibile ed egualitaria e visioni per il suo rilancio. In apertura gli interventi dei presidenti delle due Associazioni. “Siamo consapevoli e allarmati per le condizioni di grave degrado fisico e morale nelle quali versa da anni la Capitale – ha detto Marco Ravaglioli, presidente di Per Roma – e riteniamo non più rinviabile una forte azione di rilancio della città. Ma questo richiede un colpo d’ala, che coinvolga l’intera Nazione”. Dal canto suo il presidente di Passo Civico, Antonio De Napoli, ha ribadito che “i cittadini italiani devono comprendere come Roma possa costituire una risorsa straordinaria per il Paese. Per il prestigio mondiale di cui gode in virtù della sua millenaria storia di civiltà, per il suo ruolo di capitale della Cristianità ed Europea, per i suoi tesori d’arte e cultura che ne fanno la culla ideale per gli appassionati del Bello. L’Italia interna non può che guardare positivamente alla rigenerazione della sua Capitale”.

Tanti i deputati e senatori presenti, per la maggior parte membri dell’Osservatorio Parlamentare per Roma, e appartenenti a tutti gli schieramenti. Tra questi Paola Binetti, Monica Cirinnà, Maurizio Gasparri, Marianna Madia, Riccardo Magi, Rossella Muroni, Fabio Rampelli, Paola Taverna, che hanno voluto così dare un segno di attenzione istituzionale verso il valore di questo essere Capitale e all’importanza per l’Italia di questa scelta, che compie oggi 150 anni. Un onore, come hanno sottolineato, che comporta anche tanti oneri, a livello economico, finanziario, ma soprattutto culturale e sociale.  Anche la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana era tra le associazioni presenti, con il consigliere regionale di Ferpi Lazio, Mauro Covino, che ha posto l’accento sulla comunicazione come elemento di rilancio di Roma Capitale. Una comunicazione erogata da professionisti, corretta e trasparente, infatti, generativa di significato, può favorire comportamenti più virtuosi nella cittadinanza e in chi è preposto alla sua Governance. Allo stesso modo una attività di relazioni pubbliche altrettanto corretta e trasparente crea una trama di valori condivisi e egualmente forieri di buone pratiche sul territorio. L’obiettivo, dovrebbe essere una Roma Capitale comunicata e percepita come innovativa, autentica, trasparente, solidale, capace di gestire i dati in modo generativo, come patrimonio di conoscenza e base per un costante miglioramento, e altresì capace di un cambio di passo nell’affrontare e risolvere i problemi annosi della Capitale e nel modo di comunicare Roma e il suo valore, piuttosto, in Italia e all’estero.

Tra le voci, alcune hanno citato “la grande bellezza” di Roma, solo offuscata, ma recuperabile ove ricevesse doni come quello di una ampia riforma amministrativa, di un welfare sartoriale e generativo capace di misurare l’efficacia delle azioni nei confronti dei loro destinatari, della valorizzazione delle buone pratiche sociali. Di una visione di futuro, in altre parole, univoca e condivisa, in grado di superare gli squilibri tra centro e periferie e di non lasciare soli i cittadini. Nessun cittadino. Altre hanno voluto sottolineare il valore autenticamente politico dell’impegno di ogni cittadino per la sua comunità., il valore del “noi”. Altre ancora hanno insistito sulla necessità di favorire scambi virtuosi tra mondo dell’imprese ed amministrazione cittadina, alleggerendo la burocrazia e consentendo così respiro alle imprese e di conseguenza al territorio in cui operano. C’era il professore che ha letto un discorso di Camillo Benso Conte di Cavour sulla “necessità” di una Roma Capitale.

Tante voci, ma quello che si respirava oggi ascoltandole tutte, intervento dopo intervento, era la voglia di fare, era l’entusiasmo, era la promessa di un impegno. Era amore per la propria città. Così anche nei cartelli in mano al pubblico, a parlare di Roma Capitale come nostro, di tutti, capitale. E di coraggio, di “coraggio di sognare”.

 

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