Gli eroi del cibo, Coldiretti tira le somme a fine 2020: un milione di posti di lavoro dalla svolta green

Gli eroi del cibo, Coldiretti tira le somme a fine 2020: un milione di posti di lavoro dalla svolta green
Fonte immagine: Foodinstitute

Si è svolta il 15 dicembre l’Assemblea nazionale di Coldiretti dal titolo L’italia riparte dagli eroi del cibo. Dopo un anno duro, la confederazione nazionale dei coltivatori diretti si è riunita con la partecipazione del presidente Conte per tirare le somme a fine 2020 proponendo una strategia di rilancio sostenibile.

Il bilancio di fine anno con lo sguardo rivolto al futuro tra Recovery Plan e strategie green 

«Il Recovery Plan rappresenta un’occasione imperdibile per superare lo storico squilibrio nella distribuzione dei fondi europei che ha sempre penalizzato gli agricoltori italiani e per superare gli ostacoli alla competitività delle produzioni agroalimentari nazionali rispetto ai concorrenti stranieri» ha affermato il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini. «La pandemia ha permesso di rivalutare l’importante ruolo svolto dagli operatori della filiera agroalimentare, da lì la necessità di investire in un settore strategico per l’Italia» sottolinea il vertice di Coldiretti. 

Tra gli obiettivi messi in luce nel corso dell’assemblea svoltasi anche in presenza del Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola, ci sono quelli fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza #Next Generation Italia. Secondo le stime della confederazione nei prossimi 10 anni una svolta in chiave green nella filiera agroalimentare potrebbe portare alla creazione di oltre un milione di posti di lavoro. Rivoluzione verde, transizione ecologica e sviluppo digitale appaiono dunque i nuovi pilastri su cui basare lo sviluppo del settore che rappresenta il fiore all’occhiello del Made in Italy. 

Dalla digitalizzazione delle campagne al rilancio del settore dell’olio d’oliva: cosa serve per tornare a correre  

«L’Italia è prima in Europa per qualità e sicurezza alimentare ed è possibile investire per dimezzare la dipendenza alimentare dall’estero e creare un milione di posti di lavoro nei prossimi 10 anni» affermano i vertici di Coldiretti in assemblea. «I fondi europei vanno utilizzati per finanziare progetti strategici superando i limiti alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare per portare benefici all’intero Sistema Paese con un impegno strategico di lungo periodo» aggiunge.

Tra i punti chiave del Piano rientrano la digitalizzazione delle campagne, la creazione di foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, la conversione alla chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ma anche interventi specifici nei settori in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva.

È in particolare quest’ultimo settore a sentire la necessità di un rilancio attraverso la realizzazione di nuovi uliveti, l’incremento della raccolta meccanizzata e sistemi di stoccaggio più moderni. Secondo Coldiretti è necessaria una ristrutturazione sostenibile dei processi di stoccaggio, macinazione e trasformazione della filiera cerealicola attraverso l’utilizzo della digitalizzazione e della automazione con progetti di filiera dal campo al prodotto finito. «La transizione al digitale, la tracciabilità e la qualità dei prodotti – spiega Coldiretti – sono scelte strategiche per rispondere alle politiche comunitarie “Farm to Fork” del Green New Deal».

Un anno di perdite, ma si guarda al futuro 

In occasione dell’assemblea è stato diffuso il report di Coldiretti/ Fondazione Divulga dal titolo Covid, la sfida del cibo, un’analisi della filiera agroalimentare italiana alla fine dell’anno della pandemia mettendo in luce anche le perdite e i cambi di abitudini degli italiani. 

Dal report è emerso un taglio della spesa alimentare di 30 miliardi, in calo del 12% rispetto allo scorso anno. Nonostante l’aumento del 7% del volume di spesa nel carrello, la riscoperta passione degli italiani per i fornelli non ha compensato le perdite ingenti della ristorazione che ha praticamente dimezzato il proprio giro di affari registrando un triste -48%. Il 2021 si chiude dunque con una perdita di fatturato per la filiera agroalimentare di oltre 9,6 miliardi solo per i mancati acquisti da parte della ristorazione. A rincarare la dose c’è anche la crisi del settore florovivaistico, che stando al report illustrato, ha pagato un conto da oltre 1,5 miliardi di euro. Da qui la necessità di salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare. La filiera agroalimentare, con 538 miliardi di valore (dati Coldiretti) è la prima ricchezza del Paese.

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