Parola agli esperti: la solitudine è una pandemia sociale

Parola agli esperti: la solitudine è una pandemia sociale

Il 15 novembre sarà la Giornata Nazionale contro la Solitudine dell’Anziano. Per l’occasione l’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) ha organizzato un convegno virtuale dal titolo “La Città e Le Sue Solitudini” allo scopo di affrontare il tema della lotta alla solitudine, un fenomeno che colpisce soprattutto gli anziani (ma non solo) e ancora poco discusso in modo diretto.

Quando la solitudine è una gabbia 

Spiega il Prof. Diego De Leo, promotore del Convegno Nazionale, «la persona sola si sente non capita, emarginata, pericolosamente fragile in caso di bisogno. Oltre a corrompere la qualità della vita delle persone, la solitudine ne riduce la durata, favorendo l’insorgere di gravi patologie somatiche, inclusa la demenza. La solitudine rappresenta oggi una vera e propria pandemia sociale, colpendo tutti gli strati della popolazione. Il Covid-19 ha aggiunto angoscia e desolazione in chi sente di non poter contare sul supporto degli altri».

Fra i relatori del convegno rientra anche Marco Trabucchi, il presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria. «Paradossalmente proprio quella che è sempre statala principale fonte di benessere, il contatto umano, è diventato un possibile fattore di rischio biologico. La solitudine però non è un rifugio, ma una gabbia. Soprattutto nelle città, che sono ormai divenute pericolosi contenitori di solitudini» afferma.

Il Convegno nazionale – patrocinato dal Comune di Padova, dal Progetto Città Sane e dalle celebrazioni di Padova 2020, Capitale del Volontariato, dalla Fondazione De Leo Fund onlus e dalla Fondazione Alta Vita – si terrà sabato 14 novembre dalle ore 9.30 alle 13.30 su Facebook attraverso la pagina di De Leo Fund Onlus, in diretta dalla sede operativa padovana della Fondazione. 

Cosa definisce la solitudine e che portata ha nella nostra società

Anche in questo caso risponde il dottor Trabucchi. «La solitudine è la condizione vissuta da chi si sente privo di ogni supporto offerto dagli altri, qualsiasi sia la ragione di questo abbandono (disinteresse, paura, dimenticanza, rifiuto, assenze oggettive). L’anziano in queste circostanze sa che, qualora avesse una necessità, nessuno risponderebbe alla sua richiesta di aiuto. Gli studi epidemiologici, condotti in vari paesi del mondo, indicano che circa un terzo delle persone anziane, in particolare gli uomini, vivono in una condizione di solitudine, che comporta grave sofferenza sul piano psichico e rilevanti danni sul piano della salute del corpo. La persona vive una sensazione di inutilità, di peso per gli altri, di vivere in una comunità che non si accorge di lui, delle sue difficoltà, della sua sofferenza. Vive quindi in uno stato di continua agitazione, il sonno è alterato, rischia di divenire dipendente dall’alcool, mangia in maniera disordinata e spesso eccesiva, abusa del tabacco. Poi trascura l’igiene, riduce i movimenti e l’attività fisica. In queste situazioni frequentemente compare depressione, in particolare aumenta in modo rilevante il rischio di una compromissione delle funzioni cognitive. La persona perde ogni interesse per la propria vita e per quella degli altri. Neppure prova più a lanciare un grido di dolore verso l’esterno, perché nessuno lo raccoglie (o, quantomeno, ha l’impressione che nessuno voglia raccoglierlo). Anche i servizi sociali e sanitari si dimenticano di lui o mai l’hanno intercettato. Le vicende tristissime degli omicidi-suicidi di coppia sono la testimonianza di un abbandono non solo da parte dei parenti e del vicinato, ma anche di chi avrebbe la responsabilità di individuare le fragilità presenti nel territorio e di cercare di intervenire».

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