#BreakTheCycle Rompiamo il cerchio della violenza, anche sul lavoro

#BreakTheCycle Rompiamo il cerchio della violenza, anche sul lavoro
(Fonte: ufficio stampa)

Mala tempora currunt se nella Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, celebrata oggi, i dati sulla condizione femminile in Italia la raccontano come ulteriormente penalizzata dall’emergenza Covid. Partiamo dal lavoro, con quanto denunciato da ultimo dalla Senatrice Anna Maria Bernini: 470mila occupate in meno rispetto all’anno passato e azzeramento della crescita delle imprese femminili, frenate dai tanti ostacoli che ancora resistono per la valorizzazione delle competenze e della creatività di tante donne in grado di contribuire fattivamente alla crescita del Paese. In un sistema economico e in un mercato del lavoro afflitto da tanta disuguaglianza, il problema delle molestie cessa di essere un fatto individuale, ma assume caratteristiche strutturali avverso le quali non è sufficiente intervenire sulle sole impalcature mentali e culturali.

Lavoro…violento: un problema culturale e uno strutturale

Un lavoro teatro tuttavia anche delle odiose molestie sessuali, che sul posto di lavoro sono una ulteriore forma di violenza fisica o psicologica e di discriminazione molto più frequente di quanto non si creda. Secondo un sondaggio dell’ISTAT, 9 persone su 100 hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro nell’arco della propria vita: nella quasi totalità dei casi si tratta di violenze inferte da uomini su donne. 

Sconcerta tuttavia, e qui c’entra il forte ruolo che la mentalità riveste negli usi e costumi di una comunità, che l’80% delle donne che subiscono ricatti sessuali sul posto di lavoro non ne parli con nessuno e questo perché la nostra tradizione culturale tende a colpevolizzare la vittima, troppo scollata, troppo bella, così tanto da … “andarsela a cercare”. Un gran numero di donne pare interiorizzare questo pregiudizio e sceglie il silenzio. Solo il 16% delle molestate ha riferito la propria esperienza, perlopiù ai colleghi, al datore di lavoro o al management (ca. 15% dei casi) e solo marginalmente a sindacati o polizia. In molti casi (27.4% delle intervistate che non hanno denunciato) perché a molestia non è considerata grave, ma incide anche la mancata fiducia nella polizia (23%) o la paura di essere giudicate e trattate male al momento della denuncia (13% per cento).  È inaccettabile anche che molte donne pur di non subire ricatti decidano di lasciare il lavoro (20% delle vittime), oppure di affrontare l’accaduto da sole e con il sostegno famigliare (19%).  Negli ultimi tre anni, i casi denunciati formalmente all’Autorità inquirente sono stati 425 mila. I ricatti sessuali avvengono sia al momento dell’assunzione, sia con minacce di licenziamento, o prima di procedere, eventualmente, delle promozioni.  Sorprendentemente – oppure no? – sono le donne laureate e dipendenti ad essere più soggette a molestie e ricatti sessuali. E più frequente per una donna essere ricattata durante il processo di assunzione o per mantenere il suo lavoro se è una dipendente (rispettivamente il 37,6% e il 39,4%) o un’operaia qualificata nel settore del commercio e dei servizi (30,4% cento e 34,9 per cento). 

Il problema delle molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro però riguarda sia la cultura sessista del nostro Paese, sia più grandi questioni politiche e sociali, ossia le relazioni di potere tra uomini e donne in un paese in cui il divario occupazionale è di quasi 20 punti percentuali – uno dei più alti nell’Unione europea – e la ricchezza individuale degli uomini è superiore del 25 per cento rispetto a quella delle donne.

La Mattanza

L’ha definita così oggi, da ultimo, la Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Per via dei numeri: nel 2019 le vittime di femminicidio nel nostro Paese sono state 96. 1 donna uccisa ogni 3 giorni, il corpo di una di loro rinvenuto proprio oggi. 1caso di stalking o maltrattamento ogni 15 minuti. E un corollario tragico: oltre 2000 gli orfani di madri. Una “mattanza inaccettabile” aggravata dalla convivenza forzata con un compagno violento durante il lockdown e aggravata da una informazione che si nutre di stereotipi e che non parla con le parole di chi quelle violenze le ha subite.

Chi raccoglie l’appello?

Sembra che il sentito grido d’allarme da più parti lanciato nel corso della Giornata sia stato raccolto, almeno dalla più alta Carica dello Stato, il Presidente Mattarella, che in un messaggio diffuso dall’Ansa, definisce il fenomeno una vera e propria emergenza pubblica, basti pensare ai casi di femminicidio per giunta aumentati durante il lockdown seguito alla Pandemia, coinvolgendo in molti casi anche i minori conviventi.  “Le notizie di violenze contro le donne – ha detto – occupano ancora troppo spesso le nostre cronache, offrendo l’immagine di una società dove il rispetto per la donna non fa parte dell’agire quotidiano delle persone, del linguaggio privato e pubblico, dei rapporti interpersonali”. Assicurando che “le Istituzioni hanno raccolto il grido di allarme lanciato dalle stesse donne e dalle associazioni impegnate per estirpare quella che è, ancora in troppe situazioni, una radicata concezione tesa a disconoscere la libertà delle donne e la loro capacità di affermazione. Per questo resta fondamentale, per le donne che si sentono minacciate, rivolgersi a chi può offrire un supporto e prevenire la degenerazione della convivenza in violenza”. “Alla base di tutte le forme di violenza nei confronti vi è l’idea dissennata e inaccettabile che il rapporto tra uomini e donne non debba essere basato su di un reciproco riconoscimento di parità” – ha detto ancora il Capo dello Stato – “e spezzare la catena della violenza contro le donne significa contrastare ogni forma di sopraffazione

Campagne e mobilitazioni

Si rivolge quindi stavolta in particolare alla violenza subita dalle donne sul lavoro la nuova campagna che Prime Donne – scuola, la prima, di formazione politica gratuita per un nuovo modello di leadership e comunicazione tutto al femminile – ha deciso di lanciare proprio oggi, 25 novembre, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: #BreakTheCycle – Rompiamo il cerchio della violenza, anche al lavoro. Perché la mobilitazione serve, è un’arma potente che deve affiancare quella della legge (il nuovo iter Codice Rosso ha condotto comunque ad oltre 4000 denunce), e quella del raggiungimento per tutte della propria autonomia economica. Una mobilitazione delle coscienze che permetta ad un numero sempre maggiore di donne (a tutte!)  di poter riaffermare pienamente la propria libertà.

L’Amore è altro

E la mobilitazione delle coscienze passa anche per un corretto uso dell’informazione e della comunicazione, dando voce alle parole – come ha detto da ultimo la Ministra Teresa Bellanova – delle donne, di quelle che la violenza l’hanno subita, di quelle che intervengono in loro difesa. Non quelle degli uomini che quelle violenze le hanno perpetrate.Tuttora sui giornali leggiamo di un “estremo atto d’amore” riferito a quello di un uomo che uccida la compagnia, a volte i propri figli e poi si tolga – magari – a sua volta la vita. L’Amore è un’altra cosa.

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