Sportful Dolomiti Race: tra passi dolomitici alla scoperta della storia del ciclismo

Sportful Dolomiti Race: tra passi dolomitici alla scoperta della storia del ciclismo

Freschi di Giro d’Italia rimane la voglia (dopo aver seguito le grandi sfide sullo schermo) di misurarsi con le salite che hanno fatto la storia della corsa rosa. La voglia di montare in sella per sentirsi anche solo per poco i protagonisti di qualche prodezza ciclistica unisce tutti, malati di due ruote e ciclisti alle prime armi. Poco male, anche per questi ultimi c’è spazio per assaporare certe pendenze, approfittando dell’innocente aiutino dell’e-bike, un mezzo che (piaccia  o no) ha reso il piacere della pedalata alla portata di tutti. A questo punto, se dovessimo individuare una meta per montare in sella e sognare, quale sceglieremmo? 

Scoprire le Dolomiti lungo il tracciato della granfondo più dura d’Europa 

Senza dubbio le Dolomiti bellunesi si riconfermano il paradiso dei ciclisti dove da 25 anni si svolge una manifestazione divenuta ormai un cult di richiamo per appassionati da tutta Italia e dall’estero: la Sportful Dolomiti Race. Conosciuta come la granfondo più tosta d’Europa, la SDR si snoda lungo un tracciato tutto da scoprire, fra scorci sulle montagne patrimonio dell’Unesco e luoghi iconici della storia del Giro d’Italia. 

Da 25 stagioni la terza domenica di giugno la società sportiva Pedale Feltrino riunisce oltre 5000 ciclisti da tutto il mondo per una sfida lungo 206 km con ben 5000 metri di dislivello attraverso tre passi dolomitici che sono libri di storia a cielo aperto.

Si parte da Feltre per dirigersi alla volta di passo Manghen, Passo Rolle – in cima al quale sorge il monumento a Gino Bartali –  e passo Croce d’Aune dove è collocato il monumento a Tullio Campagnolo che con l’invenzione del cambio rapido ha riscritto la storia della bici moderna. 

Le Dolomiti bellunesi ospitano il Giro d’Italia dal 1937. Il 26 maggio dello stesso anno la tappa Vittorio Veneto-Merano segna l’inizio di una storia d’amore fra la corsa rosa e i monti pallidi che da quel momento diventano lo scenario di imprese leggendarie. E chi organizza il Giro lo sa bene, tanto che nel 2019 per il 25esimo della Sportful Dolomiti Race avviene una cosa mai successa prima. La penultima tappa della corsa coincide con l’intero tracciato della granfondo feltrina regalando emozioni indimenticabili con passo Manghen che diventa “la Cima Coppi” e il Monte Avena il punto d’arrivo di una tappa decisiva che ha tenuto il mondo incollato allo schermo.

Il Monte Avena non a caso è noto come “la montagna dei ciclisti”. Qui il Giro d’Italia è passato per ben 4 volte e – chi l’ha percorsa lo sa – la salita Ponte Oltra – Passo Croce d’Aune dà filo da torcere anche ai granfondisti più esperti che da anni non mancano alla Sportful.

Tullio Campagnolo e quel 4 novembre 1924 a passo Croce d’Aune

Ma poi c’è un altro importante motivo per cui il Monte Avena vanta questa reputazione. Questo è il luogo  dove la storia del ciclismo ha conosciuto il suo anno zero, dividendosi in a.C e d.C dove C. sta per il genio meccanico di Tullio Campagnolo. Oggi questo cognome coincide con quello di un brand noto in tutto il mondo che sa applicare alla bicicletta la tecnologia meccanica più avanzata e il design moderno. Fin da piccolo, dai primi anni nella bottega di ferramenta del padre, il giovane Tullio sfoggia il suo ingegno costruendo una bicicletta con un contenitore in legno dal doppio uso: trasportare gli attrezzi con più facilità e far conoscere il marchio grazie al nome riportato in caratteri cubitali ai lati della cassa (un antesignano esperto di marketing!).

Più tardi il ragazzo inizia la carriera da ciclista – era finita la prima guerra mondiale e sui giornali campeggiavano i nomi di Girardengo, Brunero e Bottecchia. L’11 novembre del ’27 il ciclista vicentino si misura con il Gran Premio della Vittoria. Il tempo è un inferno di gelo, pioggia e neve sferzante. Mancano appena 15 km a Passo Croce d’Aune, bisogna cambiare il rapporto altrimenti non si sale. All’epoca bisognava scendere di sella e fare una manovra da meccanici allentando il dado che serrava la ruota posteriore al telaio che andava poi girata sul pignone più piccolo, una cosa difficile pure da spiegare. Le mani intirizzite dal  freddo rendono impossibile fare questa manovra, la morsa dello sconforto inizia a stringere e a Tullio non rimane che proseguire lo stesso con fatiche immani per accontentarsi di un misero quarto posto. Da buon vicentino esclama «Bisogna cambià qualcossa de drio!», inaugurando anni di ricerche e tentativi che culmineranno con un’invenzione storica: lo sgancio rapido che “mette le ali alle biciclette”.

Da lì la scelta di erigere un monumento in onore di Campagnolo sulla curva in salita che porta al passo. Un luogo di pellegrinaggio per sportivi che qui costruiscono memorie di gioie e fatiche. E tornano in mente le parole di Marcello Mugnaini: «Sono riuscito a battere Taccone e Anquetil in questa tappa incredibile e durissima. Il Croce d’Aune era un inferno. Ora so cosa valgo».

Ma la memoria più recente torna anche al 1 giugno 2019 quando su quei tornanti duellano Nibali, Carapaz e Roglic che con il loro spettacolo regalano il più prestigioso omaggio ai primi 25 anni della Sportful Dolomiti Race 

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