L’Italia digitale corre a due velocità?

L’Italia digitale corre a due velocità?

Una delle sfide più rilevanti del Paese è la digitalizzazione, ma il quadro dipinto dal Rapporto Auditel-Censis presentato oggi a Roma è un quadro in chiaro-scuro: il lavoro agile e le didattiche a distanza sono divenuti fenomeni di massa, ma questo ha evidenziato nel contempo diseguaglianze territoriali, sociali ed economiche e carenze strategiche e infrastrutturali.

Il Terzo Rapporto Auditel-Censis, intitolato “L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane, è stato presentato oggi a Roma nella Sala Zuccari del Senato.

Si basa sulla Ricerca di Base Auditel (7 waves l’anno, 20mila abitazioni visitate, 41mila interviste) ed offre una straordinaria opportunità d’indagine sociale. I ricercatori di Auditel hanno intervistato le famiglie italiane prima dell’inizio del lockdown e dopo la fine del lockdown, potendo scattare così una fotografia nitida dei cambiamenti che l’emergenza Covid-19 ha prodotto nella nostra società, tra opportunità, rischi e diseguaglianze. Il Rapporto racconta come le famiglie siano entrate in questo eccezionale periodo in termini di dotazioni personali e familiari, tecnologia di accesso e comportamenti di fruizione, come non tutte abbiano affrontato e superato le difficoltà dell’isolamento domestico e della prosecuzione delle proprie attività lavorative e di studio, come abbiano modificato le proprie abitudini anche dopo il lockdown, raggiungendo la piena consapevolezza (non tutte) di una ‘nuova normalità digitale’.

Offre subito la sua risposta e la sua ricetta il Sottosegretario di Stato con Delega all’Editoria, Andrea Martella: la priorità, ridurre le diseguaglianze sul digitale, attraverso un buon utilizzo delle risorse del Recovery Fund, una diffusione capillare della fibra e del 5G, e più in generale un impegno del Governo in un percorso di modernizzazione in chiave digitale che preservi la qualità della democrazia e tuteli il pluralismo.

Qualche numero sul rapporto

Sono 3,5 milioni nel 2019 le famiglie che ancora non hanno l’accesso ad Internet, famiglie non in grado oggi di acquistare quello che il lockdown ha ulteriormente sancito come essenziale: i device tecnologici e il collegamento alla rete. 300.000 i nuclei familiari con almeno uno studente o un lavoratore privo della possibilità di svolgere la sua attività o di studiare on line. La media di famiglie che invece dispone della banda larga su rete fissa è del 55,0%, ma all’interno di questo segmento il 77% sono famiglie di fascia economica alta e medio-alta e solo il 19,8% quelle con un più basso livello socio-economico: “un digital devide ormai consolidato nella civiltà con un aumento sempre crescente della fascia bassa senza connessione “, come ha chiosato il Presidente del Censis, Giuseppe De Rita, nel corso della presentazione. Elevato il numero di famiglie che accedono alla rete unicamente da dispositivo mobile, non potendo garantire quindi una ottimale prestazione di lavoro o studio a distanza. In molte case, non è presente in casa nemmeno un pc fisso (76,9% delle famiglie di livello socio-economico basso).  Lo smartphone, infatti, si laurea al primo posto nella crescita dei device tecnologici 44 milioni e 700.000 apparecchi, una percentuale del 2,4% rispetto al 2018.  Non solo smartphone però: le TV sono 42 milioni e 700.000 delle quali le smart TV sono oltre 10 milioni (7 milioni e 700 mila quelle effettivamente collegate) presenti nelle case del 34,7% delle famiglie italiane. Oltre alle smart TV altri dispositivi esterni consentono il collegamento ad internet, per un totale di 10 milioni e 400.000 apparecchi collegati al web (+61,0% rispetto al 2018) e ad oltre 8 milioni e 300.000 famiglie collegate.

 

Schermi, più che TV

Gi italiani che guardano video in streaming sono 17,4 mln: così le anticipazioni 2020 (al mese di luglio) riguardo a quanti guardano contenuti video in streaming utilizzando siti specifici, a pagamento o gratuiti, e 11 milioni e 300.000 utenti lo fanno più volte in una settimana. I dati 2019 raccontano che anche prima dell’emergenza epidemiologica la tendenza era questa: circa 6 milioni di italiani (il 10% del totale) si connettevano almeno ogni tanto ad internet per seguire su altri schermi contenuti televisivi in modalità lineare che andavano in onda in contemporanea sulla tv tradizionale, in crescita del 2,9% nell’ultimo anno.

 

Dai numeri al ritratto.

Da De Rita l’affresco, a partire dai dati, di una società sempre più connessa e meno dialogica, meno aperta, paradossalmente, ad un vero confronto. La lettura che il Censis dà nello studio è quella di una società che limita il dialogo (o il litigio) ai soli social, in una logica comunicativa che sembra imporre, appunto, il non dialogo e una certa dipendenza tecnologica: il mezzo acquista importanza e la comunicazione che impone la discussione non c’è più. De Rita sembra avvisare del pericolo che il lockdown abbia acuito una certa rassegnazione nelle persone, a sua volta accresciuta dalla difficoltà, più volte negli ultimi tempi denunciata, di acquisire informazioni chiare sull’immediato presente e certezze, anche sull’immediato futuro. Quasi uno stop, quindi, in attesa di tempi migliori.

 

Prime reazioni al Rapporto.

Vergognoso il dato dei 3,5 milioni di famiglie prive di accesso alla Rete”. Si è espresso così il Codacons, in una nota all’Ansa: “Proprio quando gli strumenti tecnologici e internet diventano indispensabili per garantire studio e lavoro durante il Covid, un numero così grande di famiglie non è in grado di connettersi”. “Il Governo – ha detto ancora Carlo Rienzi, Presidente del Codacons – deve fornire a chi ne ha bisogno gli strumenti necessari per essere collegati al mondo digitale, non solo pc e tablet, ma anche sim e connessioni telefoniche che molti italiani non possono ancora permettersi”.

Anche l’Agcom prende atto del ritratto luci ed ombre del Rapporto e tramite Giacomo Lasorella si impegna a fare la sua parte come Authority di regolazione sullo sviluppo della rete unica, intervenendo in una situazione che vede l’Italia per connessione con banda larga al 25mo posto in Europa secondo l’Indice Desi, e per garantire l’accesso in rete agli operatori in condizioni paritarie e un accesso di qualità per i cittadini. Ha parlato di “umanesimo digitale” invece Alberto Barachini, Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, attraverso un servizio pubblico capace di valorizzare il patrimonio storico-culturale proprio in un momento – ha voluto sottolineare, come riportato dall’Ansa – in cui, a parte i problemi legati al digital divide,  “il distanziamento fisico determina un rischio di autosegregazione delle coscienze, le  fake news minacciano la democrazia, gli over the top sono sempre più potenti, in grado di influenzare economia e società. La logica del tutto gratis perde di vista l’attenzione alla produzione culturale e rischia solo di valorizzare la distribuzione”. Ecco un ruolo importante del servizio pubblico, una responsabilità, nel raccontare invece una società complessa con prodotti propri di nuova modalità.

 

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