La crescita dell’eco-turismo fra glamping e piccoli borghi

La crescita dell’eco-turismo fra glamping e piccoli borghi
Fonte: freepik, editing g2r

Cambiano i tempi, cambia il modo di fare le vacanze. Dopo il 2019 consacrato al turismo lento, il 2020 vede realizzarsi le previsioni di Booking secondo cui viviamo l’anno del turismo sostenibile. Complice una nuova sensibilità nei confronti dell’ambiente e le nuove necessità legate al distanziamento, una fetta sempre più consistente di italiani sceglie mete al di fuori delle rotte del turismo di massa e strutture a basso impatto ambientale. A confermare questa tendenza, la moltiplicazione di piattaforme sul web che permettono di pianificare con pochi click una vacanza responsabile. 

La vacanza all’aria aperta

Ci sono vari box da spuntare prima di poter definire un viaggio o un soggiorno green. Il primo riguarda il tipo di meta o più in generale il contesto in cui si svolge la vacanza. In parte per proteggersi dal Covid, in parte per un bisogno di riconciliarsi con la natura, quella green per antonomasia è la vacanza en plein air. La voglia di stare all’aria aperta è confermata dal boom di prenotazioni registrate dal sito pitchup.com, fra i più gettonati tra chi pianifica vacanze outdoor. Largo spazio dunque a camping e glamping, nuova frontiera dell’eco-turismo. La parola nasce dall’unione fra glamour e camping, per indicare un tipo di campeggio di lusso dove il contatto con il verde non esclude il comfort, se non appunto il lusso vero e proprio. Che si tratti di yurte, capanne in stile tradizionale, accoglienti casette sull’albero, sono molte le strutture che – in particolare nelle aree montane – si stanno attrezzando per cavalcare la nuova tendenza. 

La riscoperta dei cammini e dei piccoli borghi

Meno città, più campagna, montagna e piccole località. L’esplorazione di nuove rotte passa per i borghi storici, spesso in via di spopolamento. Questa scelta non solo contribuisce allo sviluppo delle piccole comunità locali ma anche ad una diminuzione del flusso turistico a livello delle grandi città, altrimenti sovraffollate di visitatori. Non a caso proprio quest’anno il Ministero dei Beni Culturali ha messo on-line (in collaborazione con altri enti) una mappa dei “Piccoli comuni e cammini d’Italia” allo scopo di valorizzare luoghi della penisola che nulla hanno da invidiare alle grandi destinazioni. Ben 15.400 chilometri che si snodano per tutta l’Italia da riscoprire in cammino o in bicicletta, ritrovando bellezze dimenticate oltre alle più autentiche roccaforti del cibo made in Italy. L’eco-turismo passa anche per la tavola privilegiando il locale, l’artigianale, le piccole produzioni di qualità e non ultimo, il biologico. Stando al portale www.tourenogastronomici.it, il Bel Paese conta almeno 4396 specialità tradizionali e 477 vini solo fra quelli di Denominazione d’Origine Controllata, registrando una crescente domanda di tour gastronomici guidati. 

Strutture a impatto zero, agriturismi e fattorie didattiche 

Un altro criterio fondamentale per dirsi viaggiatori responsabili sta nella scelta della struttura dove soggiornare. Non più il solito hotel, ad essere sempre più richieste sono le fattorie didattiche e i bio-agriturismi, come conferma un sondaggio del  portale ecobnb.it. Questa giovane realtà permette di prenotare il proprio soggiorno presso strutture che rispondono a precisi criteri di sostenibilità. 8 kg di CO2 risparmiati per notte è la cifra calcolata dal “booking del turismo responsabile”. L’utente può scegliere fra strutture selezionate perché alimentate da fonti d’energia rinnovabile e raggiungibili senza auto, che servono pasti a base di cibo biologico e locale, oltre ad utilizzare prodotti eco-compatibili per la pulizia. La percentuale di riciclo dei rifiuti ammessa non è inferiore all’80% e anche l’ottimizzazione delle risorse idriche fra cui il riutilizzo dell’acqua piovana e l’impiego di riduttori di flusso dell’acqua sono fondamentali per rientrare nell’offerta.  

La mobilità dolce, la ricetta per ripartire 

Inquinare meno passa per anche per la scelta del mezzo di spostamento. Il treno e la bici sono in cima alla lista se si intendono percorrere lunghe distanze. Mentre per la vacanza slow per eccellenza, il cammino rimane la scelta più gettonata. Bando alla pigrizia dunque, quest’anno vincono lo zaino in spalla e le scarpe da trekking. Per promuovere la vacanza attiva vicino a casa, il Touring Club in collaborazione con Legambiente ha messo assieme 200 itinerari suddivisi per regione per riscoprire a piedi, in bici o addirittura a cavallo, le bellezze dietro l’angolo senza naturalmente trascurare il lato gastronomico. 

Se proprio non si può rinunciare all’auto, la soluzione la offre la regione Val d’Aosta attraverso il sito www.greenvalleedaoste.com. Questa rete d’impresa permette di noleggiare auto e bici elettriche per spostarsi all’interno della regione e comprende piccole aziende e strutture ricettive dove soggiornare in pieno stile valdostano assaggiando le tipicità locali.

Un grande impegno per promuovere un nuovo tipo di mobilità e di turismo lo sta dimostrano AMODO (Alleanza Mobilità Dolce) che attraverso campagne mirate punta alla riscoperta del cammino e dello spostamento su rotaia. Ad aprile l’associazione ha lanciato un appello al a Governo che si articola in undici proposte per ripartire dalla mobilità dolce. L’appello si presenza come un progetto di ampio respiro mirato non solo a sostenere il settore turistico fortemente penalizzato dal Covid, ma anche ad una riflessione più profonda sul futuro da ricostruire mettendo al centro il benessere della persona e la tutela dell’ambiente.

Non ultimo, la necessità di incanalare il turismo verso mete meno battute e quella di intercettare i bisogni di una nuova categoria di viaggiatori e consumatori, ha stimolato la nascita di nuovi master e corsi che mirano a preparare i manager turistici e le guide di domani. Qualche esempio? Il Master in Turismo Sostenibile e Responsabile dell’Accademia Creativa del Turismo in collaborazione con l’Associazione Italiana Turismo Responsabile.  

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