Ancora 5g: dopo il lockdown si inizia a fare sul serio

Ancora 5g: dopo il lockdown si inizia a fare sul serio
Fonte immagine: freepik. Editing: g2r

5g e lockdown: serve intensificare le telecomunicazioni

Il 5g torna ad essere un argomento di punta dopo il lockdown. Negli ultimi due anni il dibattito sviluppatosi attorno al 5g è diventato uno dei temi politici globali di maggiore rilevanza. Solo qualche mese fa gli Usa facevano pressioni perché l’Italia non accettasse le offerte di Huawei e sul newsfeed dei social network era molto frequente imbattersi in delle notizie di ogni genere sull’argomento. Si passava dal 5g e dai rischi della nuova rete per la salute umana, fino ad arrivare a considerarlo come il motivo per il quale la Cina avrebbe fatto scoppiare la pandemia. Mettendo da parte i commenti di chi parla senza cognizione di causa, il 5g è un tema politico delicato, che piano piano sta prendendo forma.

Durante il lockdown il 93% degli utenti in Italia ha aumentato il numero di attività svolte online e il 23% ne ha sperimentate di nuove. La quarantena ci ha fatto capire quanto realmente siamo dipendenti dalle reti di telecomunicazione e quanto potrebbe esserci d’aiuto un potenziamento delle stesse. Per questa ragione, pochi giorni fa CorCom e Digital 360 hanno organizzato una tavola rotonda, Telco per l’Italia 2020, dove potessero sedere e discutere i maggiori player mondiali pronti ad esportare massicciamente la nuova tecnologia in Italia.

La storia di Huawei che sta perdendo il suo vantaggio

Huawei dispone, molto probabilmente, delle migliori apparecchiature per le costruzioni delle reti 5g. Il colosso tecnologico cinese è stato uno dei primi player ad essere pronto per l’esportazione del suo know-how e la costruzione delle infrastrutture. Nonostante questo anticipo ed altri vantaggi i vari Stati europei non hanno pienamente accettato le proposte di Huawei.

Attorno alla rete 5g si gioca una partita geopolitica che vede contrapposti gli Usa e la Cina. Per questo gli Stati del vecchio continente alleati militarmente con l’America non hanno potuto cedere all’avances del gigante cinese. Hanno temporeggiato aspettando che si creassero nuove situazioni, almeno dal punto di vista di uno scenario dove intervenissero diverse multinazionali alla costruzione delle reti.

Se nel frattempo altre aziende hanno sviluppato i presupposti per la costruzione di reti 5g, come Ericsson o Nokia, Huawei ha proseguito per la sua strada. Una realtà, quella del 5g, che per Huawei è concreta già da 5 anni e che ora inizia a parlare di ecosistema digitale, come ha fatto Luigi De Vecchis, il presidente di Huawei Italia. Durante il web summit ha ribadito l’importanza di questa nuova tecnologia, di come sia stata d’aiuto nel contenimento e nella cura del nuovo coronavirus. L’esempio eccellente è il collegamento effettuato dal 5g tra l’ospedale di Cotugno (Napoli) quello di Zhongshan (Shanghai).

Anche le multinazionali europee sono pronte per il 5g

All’evento Telco per l’Italia 2020, sebbene Huawei fosse la star, ma con il problema di avere la sfiducia degli Stati europei su aspetti come la cybersecurity, c’erano anche altre aziende, che potevano dire la propria. Nell’ultimo anno, infatti, players come Nokia ed Ericsson hanno fatto notevoli passi avanti.

Per Nokia Italia ha parlato Giuseppina Di Foggia, il nuovo amministratore delegato. Dopo il ban degli Usa a Huawei e il lavoro di pressione sui governi amici per fare lo stesso, Nokia ha praticamente monopolizzato la costruzione di rete 5g in America, Giappone e Corea del Sud. Questo ha permesso all’azienda finlandese di diventare sempre più competitiva, tanto da puntare ad essere al centro nell’edificazione delle infrastrutture italiane.

Nonostante la direzione sia quella di andare verso un mercato di rete dove le infrastrutture saranno costruite da player diversi, per molti sarebbe meglio che non fosse così. In ogni caso è evidente che l’Europa sta recuperando campo sul gap tecnologico con gli Usa. Oltre alla finlandese Nokia, anche la svedese Ericsson è pronta a competere con Huawei e Zte, per fare in modo di limitare la presenza cinese nel settore sia in Italia che nel mondo.

Ericsson era presente al web summit, con Riccardo Mascolo, Head of Strategy and 5G for Industries. Ha affermato che l’Italia non può permettersi di rallentare la costruzione di reti 5g per questioni geopolitiche e quanto prima si deve procedere ad intensificare la presenza sul territorio della nuova tecnologia: “è importante agevolare, supportare e rendere più veloce il roll-out; solo questa connettività evoluta può dare competitività alle aziende e portare più servizi alimentando la domanda di mercato”.

Ripartire dal 5g per il futuro della nostra economia

Per la ripartenza del nostro paese è necessario, dunque, puntare sul 5g e sull’industria 4.0. Lo ha sostenuto anche Maurizio Dècina, professore emerito del Politecnico di Milano. Il 5g può rappresentare una svolta nel piano che l’Italia deve presentare per accedere ai fondi messi a disposizione dall’Europa per la ripresa dalla pandemia.

Dunque, guardare avanti e alla ripresa del nostro paese pensando alle reti 5g. Sarebbe giusto, secondo Dècina, concepire sulla base di una chiave di volta nelle telecomunicazioni il nostro Recovery Plan. Tra l’altro, ora, sono stati superati gli ostacoli iniziali. Il mercato sarà costituito dalla multipresenza, occidentale e cinese. Tutte le polemiche sulla pericolosità delle reti sembrano essere passati in secondo piano o quantomeno paiono risolvibile, tanto che il Tar ha annullato l’ordinanza anti 5g in Sicilia.

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