Contrastare le fakenews: dall’Italia all’Australia nuovi codici di condotta. Intervista a Ruben Razzante

Contrastare le fakenews: dall’Italia all’Australia nuovi codici di condotta. Intervista a Ruben Razzante

È notizia di pochi giorni fa che anche in Australia i colossi dei social media saranno presto soggetti, si parla di dicembre, ad un codice di condotta sulla qualità delle notizie; il governo di Canberra ha infatti incaricato l’Australian Communications and Media Authority (Acma) di sviluppare un nuovo codice volontario, al fine di ridurre l’impatto delle false notizie e della disinformazione veicolate da piattaforme come Twitter e Facebook. Il codice renderebbe i giganti tecnologici responsabili di disinformazione e false notizie, esattamente come i media sono soggetti ad un codice di etica e accuratezza giornalistica e di accuratezza nel riportare le notizie. Per la presidente dell’Acma, Nerida O’Loughlin, come riporta l’Ansa, quello delle fake news “è uno dei problemi più significativi che i consumatori devono affrontare in questi tempi. Notizie e informazioni false e fuorvianti online hanno il potenziale di causare gravi danni a individui, a comunità e società. I giganti tecnologici dovrebbero fornire ai loro utenti maggiori informazioni sull’origine delle notizie, in modo che le persone possano dare un giudizio, se vogliono accedere o no a quella fonte”.

Anche l’Italia si è dotata di un suo “codice”, che è il risultato dell’impegno di esperti riuniti in una task force governativa anti-fake news fortemente voluta dal Sottosegretario di Stato con delega all’editoria, Andrea Martella, particolarmente sensibile ai temi della corretta informazione, istituita con decreto del 4 aprile scorso, e che è stato pubblicato il 9 giugno scorso con il titolo di “Programma operativo”.

Ha accettato di parlarne a 2duerighe.com Ruben Razzante, Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e membro esperto della ”Unità di monitoraggio per il contrato alla diffusione delle fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network”. Il professor Razzante e gli altri sette esperti dell’Unità hanno lavorato e continueranno a lavorare, va sottolineato, a titolo puramente gratuito.

Professor Razzante: Programma operativo. Fin dal titolo un documento estremamente concreto. È così? A chi si rivolge e dove è consultabile?
Vogliamo dare indicazioni precise a tutti gli utenti del web affinché siano più avveduti e responsabili nella navigazione in Rete alla ricerca di notizie utili sul Covid-19. Vogliamo offrire strumenti pratici per consultare in libertà e sicurezza e con sano discernimento le fonti on-line a disposizione e per facilitare lo sviluppo di uno spirito critico nei riguardi di tutte le informazioni, al fine di riuscire a riconoscere meglio quelle riconducibili a fonti istituzionali e quelle di dubbia autenticità. Il programma è scaricabile dal sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi. Sono 12 pagine dense di spunti e delle quali consiglio a tutte e a tutti la lettura.

L’Unità operativa della quale Lei fa parte in qualità di esperto, in attività almeno fino al prossimo anno, ha poteri sanzionatori e regolatori in senso stretto? Cosa accade se non si rispettano le linee guida espresse dal Programma? E quali sono gli ambiti di intervento sui quali si è concentrata l’attività dei componenti la task force nel formulare le direttive?
Come da decreto istitutivo dell’Unità, noi restiamo in carica per almeno un anno dal 4 aprile scorso, e comunque fino alla fine della pandemia. Non abbiamo alcun potere sanzionatorio né regolatorio. Il nostro compito è di fornire consulenze gratuite al Governo su come gestire al meglio l’emergenza disinformazione. Non abbiamo fatto fact checking su singole fake news, né censurato siti. Abbiamo cercato di sensibilizzare, con la nostra attività, il popolo del web affinché sospendesse il giudizio su notizie non confermate, evitando di condividerle e quindi di amplificarne la portata, con effetti devastanti e a volte distruttivi sui comportamenti individuali.

Un problema “culturale”? Linee guida condivisibili senza meno, ma quanto influirà sulla adesione a questi comportamenti virtuosi un cambio di mentalità e la necessità di un approccio di formazione culturale volta allo sviluppo di uno spirito critico nel singolo fruitore di informazione?
L’auspicio è che le persone comprendano che le misure di contenimento e di distanziamento sono gli unici antidoti certamente efficaci contro un virus ancora largamente sconosciuto. Nell’attesa di farmaci o vaccini, dobbiamo muoverci con cautela, tornare gradualmente alle nostre abitudini lavorative e sociali, ma rimanendo prudenti nei comportamenti. Credo che la nostra opera di sensibilizzazione possa alla lunga produrre risultati, soprattutto se, malauguratamente, la pandemia dovesse tornare in modo violento.

C’è un impegno del Governo per migliorare, attraverso la formazione, la comunicazione pubblica ed istituzionale che durante la fase emergenziale dovuta alla diffusione del Covid-19 ha mostrato più di una lacuna?

Tra i punti del documento c’è l’erogazione di corsi di formazione a distanza per i comunicatori pubblici affinché possano essere più lesti e tempestivi nel riconoscere le fake news e più affidabili nel confezionamento di messaggi di pubblica utilità sul Covid-19. La scommessa formativa è decisiva per scongiurare il rischio che nuove eventuali emergenze sanitarie trovino impreparati i comunicatori istituzionali.

La Sua è una attività a tutto campo nell’ecosistema dell’informazione, normalmente segnata da una convinta difesa dell’informazione giornalistica professionale pur nella apertura alle nuove forme di condivisione delle informazioni. Sia come docente universitario, che come editorialista ed altro. Perché ha sentito la necessità di fondare e dirigere un portale come www.dirittodellinformazione.it? Cosa mancava e cosa manca alla tutela dei diritti in Rete?
Da studioso e da giornalista e addetto ai lavori, mi sono reso conto che i temi della tutela dei diritti in Rete continuano ad essere appannaggio di ristrette cerchie di professionisti. In realtà sono temi che riguardano tutti gli utenti del web, quindi milioni di cittadini. Il portale www.dirittodellinformazione.it, che ho fondato nei mesi scorsi, pubblica ogni giorno notizie riguardanti l’uso responsabile del web e la difesa della privacy, del copyright, dell’onore, della reputazione e di altri diritti della personalità, con un approccio neutrale e rigorosamente super partes e con un linguaggio divulgativo e alla portata di tutti. La democrazia dell’informazione deve coltivare la dimensione della inclusività e quindi occorre che tutti conoscano sempre meglio la Rete per utilizzarla in modo saggio e responsabile, al riparo da violazioni e rischi.

Il Programma operativo
A questo link, https://informazioneeditoria.gov.it/media/3234/programmaoperativo.pdf , il documento prodotto dalla Task Force, istituita dal Sottosegretario Andrea Martella, per il monitoraggio contro le fake news della quale fa parte anche il prof. Ruben Razzante e che contiene le iniziative che il Governo intende promuovere per combattere le fake news sul Covid-19.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook