Dieta mediatica. Il virus ha cambiato anche quella

Dieta mediatica. Il virus ha cambiato anche quella
Fonte immagine: freepik.com. Editing: g2r

Rapporto Reuters: l’istantanea di aprile

La diffusione del Covid-19 ha avuto effetti in ogni ambito, anche sulla dieta mediatica dei fruitori di informazione nel mondo. La TV non ha mai perso il suo pubblico, ma mai come in questo periodo è tornata in auge alla luce della crisi, prima sanitaria e poi economica, che spinge gli utenti a cercare notizie affidabili.

Cresce anche l’audience dei siti di notizie e dei social media, mentre purtroppo continua inesorabile, nonostante la professionalità dei suoi addetti, la crisi della carta stampata, con i lettori di giornali che continuano a scendere, minando la economicità delle imprese editrici che subiscono un calo nei ricavi, soprattutto per la diminuzione della pubblicità e delle copie vendute, appunto.

In Italia la stampa risulta sempre più legata al locale e si preferisce in misura crescente accedere alle news attraverso gli smartphone: il 63 per cento del campione intervistato ha dichiarato di utilizzare prevalentemente lo smartphone per informarsi online. A fronte di una costante diminuzione dei lettori dei quotidiani, aumentano gli spettatori dei canali televisivi ed in Italia è Facebook il social maggiormente usato per informarsi (56%), seguito da Whatsapp (29%) e Youtube (24%). La fiducia nei social però si ferma al 19 per cento, rispetto al 29 per cento di cui godono le notizie in generale.

Il Reuters Digital News Report 2020, condotto dal Reuters Institute for the Study of Journalism e dall’Università di Oxford con la collaborazione di YouGov in 40 Paesi, tra cui l’Italia, ha indagato sullo stato dell’informazione globale durante la pandemia.

Oltre 80mila persone che si informano online almeno una volta al mese sono state intervistate attraverso un questionario, fino ad aprile, quando l’emergenza sanitaria ha fermato il lavoro. Il questionario è stato rivolto ad un campione rappresentativo di diverse età, genere, regione di provenienza e livello di istruzione di ogni mercato.

In Italia, sia nella sezione tv che in quella online, Sky Tg24 è tra le fonti principali consultate, mentre per l’informazione primaria si conferma il primato dell’agenzia di stampa ANSA, prima in Italia per affidabilità, saldamente in cima alla classifica stilata essendosi conquistata la fiducia dell’80 per cento degli italiani.

La crisi ha accelerato il trend della ricerca di notizie affidabili

Così recita il Rapporto, come si legge in una nota Ansa, e prosegue: «nei prossimi 12 mesi ci sarà un cambiamento significativo nei media anche dovuto all’incertezza economica e politica e ad una maggiore preferenza degli utenti per il digitale e i dispositivi mobili».

Qualche numero: durante l’emergenza, per l’83 per cento degli utenti fonti affidabili di informazioni sono stati nell’ordine medici e scienziati, poi le organizzazioni sanitarie nazionali (76%) e globali (73%), a seguire media e governi (59%), persone comuni (43%) e politici (35%).

Il 24 per cento degli utenti durante la quarantena ha usato Whatsapp per informarsi mentre il 18 per cento si è unito ad un gruppo di discussione che prima non conosceva su Facebook e Whatapp; il 51 per cento ad un gruppo con familiari, amici e colleghi. Inoltre, un utente su 10 ha usato le app di videochat come Zoom, Houseparty e Google Meets, alcuni per la prima volta.

Editoria. Diminuiscono gli abbonamenti

Per quanto riguarda il peccato originale dell’editoria – che ha iniziato ad erogare informazione gratis durante la trasformazione digitale precludendosi così gran parte dei ricavi che le servono per mantenere in piedi le proprie redazioni (questo sicuramente in Italia) – il Rapporto conferma il trend: nel mondo cresce la sottoscrizione di abbonamenti, la preferenza resta alla fruizione gratuita delle notizie.

Ad esempio, il 50 per cento degli intervistati in Gran Bretagna sostiene che non pagherà mai per l’informazione, mentre tra i sostenitori delle notizie online a pagamento spiccano gli Stati Uniti (20%) e la Norvegia (42%). Tuttavia, molti si dichiarano soddisfatti delle notizie che possono leggere gratis e resta alta la percentuale di non abbonati ai giornali (40% in Usa e 50% nel Regno Unito).

La fruizione delle news è raddoppiata su Instagram rispetto a due anni fa, come pure aumenta, del 2%, l’ascolto dei podcast (31%) e quello della lettura delle notizie via mail, con il 60 per cento degli utenti regolarmente iscritto ad una newsletter quotidiana.

Ma il 60 per cento preferisce notizie senza opinioni e cala la fiducia nelle news al 38 per cento. Una preferenza più evidente in Germania, Giappone, Regno Unito e Danimarca dove ci sono broadcaster pubblici forti e indipendenti. Le persone preferirebbero notizie neutre, scevre da punti di vista, mentre solo il 28 per cento ricerca notizie che rafforzino il proprio punto di vista.

Infine, tra gli argomenti oggetto di ricerca, per 7 utenti su 10 l’interesse va ai temi del cambiamento climatico. Un segno positivo di consapevolezza e, forse, assunzione di responsabilità.

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