Covid-19: se l’abito non fa il monaco perché dovrebbe fare lo scienziato?

Covid-19: se l’abito non fa il monaco perché dovrebbe fare lo scienziato?
Fonte immagine: g2r

Poteva essere l’anno dello scudetto della Lazio, e invece questo 2020 verrà ricordato come l’anno in cui, di fatto, la Chiesa Cattolica ha passato lo scettro alla nuova religione mondialmente riconosciuta: la Scienza Moderna.

D’altronde, mentre la vittoria biancoceleste sarebbe stata una novità assoluta in un campo ormai totalmente dominato dalla Juventus, quello che si è verificato a causa dell’emergenza COVID-19 è semplicemente stato l’ultimo tassello di un’evoluzione scientifico-culturale che sempre più si è allontanata dal Vivente, per rimanere incastrata nei dogmi del XXI secolo.

E una scienza dogmatica, prima o poi, non può che scontrarsi con il dogma per eccellenza: la Fede in Dio.

Ma necessitiamo, in questo momento, di fare un passo indietro e fare chiarezza in merito alla gravità di quello che sta accadendo, e, per farlo, non c’è fonte migliore di quella del nostro Premier Giuseppe Conte, che, per motivare le proprie scelte politiche si è inchinato anch’egli alla cosiddetta “Verità” degli esperti, il Comitato Tecnico Scientifico, reale autorità in questo momento di crisi.

Lo ammette lui stesso, con la dichiarazione fatta il 30 Aprile 2020:

“La filosofia antica, da Platone ad Aristotele, distingueva la dòxa, la credenza, l’opinione, dall’epistème, che è la conoscenza che ha salde basi scientifiche”.

Siamo d’accordo.

Ma dovremmo prima chiederci se la scienza intesa dagli antichi greci fosse la stessa che intendiamo noi uomini moderni. Perché se così non fosse rischieremmo di fondare le nostre scelte non alla luce della verità ma alla luce della soggettività. Questo è quello che sta accadendo. Perché, se per Platone ed Aristotele il Pensiero e la Realtà erano percepiti come un’unica cosa, per noi non è più così. Abbiamo relegato il Pensiero in un angolo e abbiamo posizionato al centro della nostra indagine scientifica l’osservazione della Realtà. La dualità è comparsa. Una dualità utile all’intelletto per l’indagine del sensibile, ma dannosa se elevata ad univoca fonte di conoscenza, dualità della quale Conte sembra non accorgersi, ma che svela la contraddizione insita nelle sue parole, contraddizione che ha un peso tremendo sulla vita quotidiana, un peso che tutti noi stiamo portando, sottomettendoci a delle regole considerate “vere”, perché scientifiche, ma, di fatto, contrastanti con l’Essere Umano. È il pesante fardello che dobbiamo portare per aver innalzato a dogmatica verità la materia.

Necessitiamo di un punto di svolta; mai come adesso questo ci appare evidente. Non una svolta politica, o economica, ma una svolta Umana. Continuando su questo sentiero, rischiamo di dover, un giorno, ritrovarci a contare il numero dei nostri respiri, a calcolare la lunghezza dei nostri passi o la distanza minima da rispettare per essere considerati “etici”. Il paradosso di doverci disumanizzare, per essere accettati come umani.

Siamo ancora in tempo per capire che gli efficaci strumenti della scienza inorganica non si possono applicare totalmente alle scienze naturali, quindi all’Uomo, a meno di non trasformarlo in un arido meccanismo . E cosa ci distingue da tutto il resto, se non quello che così drasticamente abbiamo esorcizzato, ovvero il Pensare? Il Pensiero deve riprendere il posto che gli spetta, per tornare sì a fondare la conoscenza sull’indagine scientifica, come dice il nostro Premier, ma nella sua totalità.

Secondo Goethe un microscopio potente diventa inutile se non si eleva l’occhio dello scienziato che vi guarda attraverso.

Speriamo che questo monito venga preso seriamente alla luce dei fatti che stiamo vivendo, anche perché di microscopi potenti, in questo momento, ne abbiamo fin troppi.

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