Istruzione e covid. Perché a settembre la scuola deve tornare ad essere interazione

Istruzione e covid. Perché a settembre la scuola deve tornare ad essere interazione
Fonte immagine: g2r

Chiediamo alla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, di rinforzare l’apparato di insegnanti, a settembre, così da non dover assistere più allo scempio delle diseguaglianze, di organizzare doppi turni, di distanziare i ragazzi. Tutto purché non infligga più a quest’ultimi la didattica del non sense e dell’aberrazione, privandoli del diritto all’apprendimento e della socializzazione, che solo la famiglia e gli insegnanti illuminati, sanno offrire.

Istruzione e covid. La didattica è terapia e interazione

In tempo di Covid, purtroppo, non abbiamo ancora contezza di quanto stiano venendo sopraffatti i diritti dei bambini e dei minori. Dal diritto all’istruzione, al diritto alla salute fino al diritto alla libertà personale.

Ma se per un adulto, sostituendo il diritto all’istruzione con quello al lavoro, il diniego degli stessi, risulta fortemente deprivante a livello razionale, e non solo, per i bambini, i divieti sono amplificati da emozioni compulsive contrastanti e non strutturate.

Dal momento che i bambini/ragazzi possono sviluppare un’infezione leggera, paucisintomatica, o asintomatica, rappresentano il maggior veicolo di diffusione del virus, anche a causa di comportamenti, indifferibilmente, poco cauti e distanziati.

Fonte immagine: Il Sussidiario.net

La saggia decisione, forse l’unica, presa dal Governo, di chiudere tempestivamente le scuole e di procrastinarne la riapertura, a data da definire, in base al famoso indice di R0, trova la mia approvazione.

Altresì, gli altri Paesi che hanno avventatamente tentato di riaprire le scuole, hanno dovuto, loro malgrado, rivedere la propria posizione, ad eccezione dei Paesi asiatici, che con il loro pragmatismo, hanno potuto realizzare il distanziamento coatto.

E veniamo alla nostra bella e incongruente Italia. Ci siamo affrettati tutti a diventare dei webinar, non tenendo conto della sostenibilità e delle diseguaglianze; e non mi riferisco al solo fattore economico, ma alle iniquità culturali e sociali, che l’impiego repentino di tali strumenti, ha determinato.

Non possiamo improvvisarci cultori del web, quando la maggior parte degli insegnanti, a causa dello scarso tourn over generazionale, ha un’età superiore ai 50 anni. Non possiamo improvvisarci studenti modello e del tutto incomprensivamente adeguarci alla virtuale e bidimensionale modalità di apprendimento. Né, tanto meno, improvvisarci genitori tutto fare, che, oltre all’incipiente e rivoluzionario smart-working, devono farsi carico dell’interfaccia lezioni, compiti, verifiche ed up lowed.

Di contro gli insegnanti, o meglio le scuole, soprattutto le private e parificate fanno a gara a chi introduce più ore di lezione (ginnastica e religione compresa), allo scopo di mantenere la reputation; per non parlare della mole sconcertante dei compiti assegnati, che comportano per le famiglie un ulteriore aggravio sia economico che emotivo.

La reputation, alcune scuole, soprattutto le private, la potrebbero mantenere con una congrua ed essenziale didattica, che sviluppi lo spirito critico dei ragazzi, piuttosto che la memorizzazione coatta delle informazioni, e, naturalmente, ove possibile, una decurtazione, seppur parziale, dei costi delle rette.

Fonte immagine: 7giorni

E a quale destino abbandoniamo, la pletora di genitori i cui figli sono affetti da DSA, BES, e disturbi comportamentali? L’apprendimento e le reazioni emotive di questi bambini rispondono, ancor meno che per gli altri, alla bidimensionalità dello schermo e alla pressante e competitiva richiesta di performance da parte di alcuni insegnanti che, ai tempi del Covid, sembrano essere diventati dei perfetti anaffettivi trasmettitori di informazioni.

A tutti i bambini del mondo, manca inevitabilmente la socializzazione ed il contatto fisico, ma i bambini affetti da disturbi comportamentali e DSA necessitano di interagire e ricevere risposte gratificanti, per rinforzare l’autostima e allontanare gli stati depressivi.

Quante lacrime verranno versate dai genitori se questi comportamenti si eradicano fino al punto da diventare così disfunzionali da determinare l’isolamento sociale e l’abbandono del percorso scolastico, manifestazioni molto comuni fra gli adolescenti affetti da tali disturbi?

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook