Covid-19. La corsa italiana alla sperimentazione del vaccino

Covid-19. La corsa italiana alla sperimentazione del vaccino

Quando potremo tornare alla vita pre -coronavirus? Ce lo domandiamo spesso. Quando rinconquisteremo quella libertà di vivere senza preoccuparci di rispettare le distanze, di coprire naso e bocca se siamo vicino a qualcuno, di lavare e igienizzare le mani infinite volte durante la giornata, di poter andare dove, quando e con chi vogliamo senza limitazioni?

La risposta della comunità scientifica è unanime: il ritorno alla normalità sarà possibile solo quando avremo trovato un vaccino.

Lo ha dichiarato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel corso di un’audizione in Commissione Affari Sociali alla Camera, sottolineando che nei prossimi mesi dovremo continuare a vivere insieme al coronavirus, perché ad oggi non esistono ancora farmaci o combinazioni di farmaci in grado di sconfiggerlo.

Potremo liberarci di questo nemico invisibile e potente solo quando arriveremo ad un vaccino efficace e  sicuro che, secondo l’ISS, non sarà disponibile prima di un anno.

La sperimentazione dei vaccini in Italia

Da quando è stato isolato il virus è partita la corsa delle aziende farmaceutiche di tutto il mondo per la scoperta del vaccino.

In Italia sono almeno tre le aziende che stanno avendo risultati promettenti e si trovano in quell’ area a Sud della Capitale che non a caso è stata definita la Silicon Valley della ricerca italiana:

la Advent-IRBM con sede a Pomezia, in provincia di Romainsieme allo Jenner Institute della Oxford University ha iniziato ad aprile la sperimentazione dei test in Inghilterra su 550 volontari sani.

I risultati “particolarmente buoni” raggiunti in laboratorio, la non tossicità del vaccino e la necessità di arrivare quanto prima ad una soluzione rapida ed efficace, hanno spinto l’azienda di Pomezia a bruciare i tempi, (che generalmente prevedono due -tre anni prima di immettere sul mercato un nuovo vaccino), e a iniziare la sperimentazione sull’uomo.

la Takis di Castel Romano, in provincia di Romasta sperimentando 5 vaccini insime allo Spallanzani di Roma, ed il CEO dell’azienda, Luigi Aurisicchio, ha annunciato qualche settimana fa: “i risultati vanno oltre le aspettative: dopo una prima inoculazione, i topi hanno sviluppato anticorpi che possono bloccare l’infezione.“ Dichiarazioni su cui l’ospedale Spallanzani, però, tira il freno, dicendo: “al momento si stanno completando le valutazioni preliminari, per decidere sull’opportunità di continuare questi studi”.

la ReiThera di Pomezia è tra le più avanti e annuncia: “una singola dose di vaccino ha indotto una forte risposta immunitaria nei test sugli animali, i test  sull’uomo cominceranno in estate in collaborazione con lo Spallanzani.” Questa sperimentazione ha già ottenuto ingenti finanziamenti pubblici5 milioni di euro dalla Regione Lazio e 3 dal Ministero dell’Università e della Ricerca.La ReiThera fa parte di un consorzio composto anche dalla tedesca Leukotache e dalla belga Univecelles, insieme puntano a produrre milioni di dosi di vaccino in tempi brevi.

I finanziamenti internazionali della ricerca sui vaccini

La scorsa settimana l’Unione Europea ha lanciato una raccolta fondi chiamata “World against Covid-19” con l’obiettivo di raggiungere 7.5 miliardi di euro per sostenere la ricerca del vaccino e le terapie. Il presidente francese Macron ha risposto all’appello con 500 milioni di euro, l’Italia ne ha annunciati 140.

Il nostro ministro della Salute, Roberto Speranza, auspica che i ricercatori dei diversi Paesi facciano fronte comune nella ricerca. La condivisione delle scoperte può essere la strada più veloce per arrivare al vaccino nell’interesse di tutti noi.

È chiaro che per un’azienda farmaceutica la scoperta di un antidoto al Covid comporterà un guadagno senza precedenti. Ma in questo caso è quanto mai auspicabile mettere da parte i profitti individuali e lavorare insieme. La collaborazione è utile anche perché una volta individuato un vaccino efficace sull’uomo, serviranno le materie prime per la produzione di grandi quantitativi di dosi e ingenti risorse per la distribuzione ed è fondamentale che nessun Paese venga lasciato senza.

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